Cultura

ASCOLTO DELL’INVISIBILE

CHIARA MERLOTTI - 22/05/2026

Ci sono libri di poesia che scelgono la via del silenzio e dell’ascolto invece di quella del clamore. Brusii di Giovanna de Luca appartiene a questa rara categoria. Già il titolo suggerisce una poetica del sommesso: non il grido, ma ciò che resta sul fondo dell’esistenza come un suono lieve e continuo, simile al vento tra gli alberi o al movimento dell’acqua.

L’epigrafe tratta da Vittorio Sereni — «non era più un lago ma un attonito / specchio di me una lacuna del cuore» — introduce uno dei temi centrali della raccolta: il paesaggio come riflesso dell’interiorità. Laghi, fiumi, nebbie, lune e stagioni non sono semplici elementi naturali, ma diventano strumenti attraverso cui interrogare il tempo, la memoria e la fragilità dell’esistenza.

Non è un caso che l’autrice viva a Varese, terra di laghi e di luci mutevoli. In molte liriche il paesaggio assume quasi una funzione spirituale. In Al lago di Varese emerge con forza il rapporto tra natura e mutamento umano:

“tu sempre uguale, io così diversa.”

In questo semplice verso si concentra una riflessione universale sul tempo: la natura appare stabile, mentre l’essere umano cambia, perde, ricorda. Eppure il tono della raccolta non è mai disperato. Vi è piuttosto una malinconia composta, una consapevolezza dolce del trascorrere delle cose.

La natura attraversa l’intero libro come presenza viva e partecipe. Il biancospino alleggerisce il cuore, la civetta sembra custodire un linguaggio misterioso, il mare diventa luogo di sospensione e quiete. In Al mare la poetessa scrive:

“Domani sarà forse

un giorno scuro

— oggi è la luce

di quest’ora perfetta.”

È uno dei nuclei più autentici di Brusii: la capacità di cogliere l’assoluto dentro gli istanti minimi della vita quotidiana.

Molte poesie interrogano il mistero dell’esistenza senza pretendere risposte definitive. In Dove leggiamo:

“Solo sappiamo che la finitezza

reclama l’infinito.”

Mentre in Non so l’autrice confessa:

“Vivo al di qua, vivo al di qua del vero.”

Questi versi rivelano la tensione filosofica della raccolta: la coscienza del limite umano e insieme il desiderio di qualcosa che oltrepassi il visibile.

Anche il silenzio assume un ruolo centrale. Non è assenza, ma spazio di ascolto. In Ventun giugno duemilaventicinque compare uno dei versi più significativi del libro:

“il silenzio è la voce

più viva.”

La scrittura di Giovanna de Luca è limpida, essenziale, lontana da ogni artificio. Non cerca effetti o oscurità compiaciute: preferisce la chiarezza dell’immagine e la verità emotiva. In alcuni momenti affiorano echi della grande lirica novecentesca — da Sereni ad Antonia Pozzi — ma la voce poetica resta personale e autentica.

Brusii è, in fondo, un invito a tornare a guardare il mondo con attenzione. Una rondine al tramonto, una foglia nella nebbia, una finestra socchiusa, il canto di un usignolo: nelle immagini più semplici Giovanna de Luca ritrova una verità fragile e profonda.

E i suoi versi colpiscono proprio per questo: non impongono, ma accompagnano. Parlano piano, e proprio per questo restano a lungo dentro chi legge.