Garibalderie

FORTUNATI

ROBERTO GERVASINI - 22/05/2026

Non è vero ciò che sostiene l’amabile amica femminista e cioè che i maschietti son capaci di fare una sola cosa alla volta; infinite azioni quotidiane lo dimostrano. Lavandomi le mani, un gesto ripetitivo e non sempre compiuto con la stessa identica vigoria, ho pensato ad altro e quindi questa maggiore abilità femminile diventa solamente una boutade.

Dopo la tragica esperienza del COVID è cresciuto enormemente il numero dei “Talebani“ devoti alla “lavanda delle mani” anche dopo essersi grattata l’ascella, gesto che pare un eccesso a chi è nato alla fine della Seconda Guerra mondiale ed è cresciuto nelle cascine e quindi è entrato ed anche uscito dalle stalle. Neppure le lavate di testa erano così frequenti. In cucina, trattando di lavaggi e risciacqui di verdura e frutta, si va da un estremo all’altro, da chi lava ed immerge la frutta in acqua e bicarbonato a chi morde la buccia senza freno alcuno. Così, dopo aver raccolto nell’orto un mazzetto di rucola per comporre un’insalatina mista come antipasto, dopo giorni di pioggia, sorge un dubbio: lavo la rucola? Sciacquo velocemente? Non la lavo? Batteri; invisibili proteici insetti; polveri sottili ricche di sali minerali aggiunti; idrocarburi piovuti dal cielo o dagli scarichi delle auto sono così pericolosi da richiedere un serio lavaggio mutando col cloro il sapore piccante della rucola colta di fresco?

Gli idrocarburi li respiriamo ogni giorno e pure la notte tuttavia un piattone di carboidrati, di pasta, tutti i giorni è più letale. Vince sempre la via di mezzo e quindi si fa bastare un passaggio veloce del fogliame sotto l’acqua corrente. Del resto negli anni ‘50 come mangiavamo le tenere, verdi foglie novelle dell’erba cucca prima e dopo la partitella col pallone? L’erba cucca cresceva perfino in piazzale Litta a Biumo Superiore dove, sull’acciottolato, pur di non star fermi, si improvvisavano partitelle “uno contro uno” con porta unica e un portiere, sempre il giocatore più scarso.

L’erba cucca la si coglieva in piazza, fresca, amarognola e… mai lavata; il dubbio che sulle verdi foglie novelle ci fossero dei sali minerali aggiunti dopo il passaggio di animale quadrupede al guinzaglio mai ci colse. Siamo ancora belli vispi dopo 70 anni da quegli esordi pallonari e quindi?

Le precauzioni vanno prese: non lavando le foglie fresche di rucola del proprio orto rimane il rischio forte che veleni scesi dal cielo entrino in circolo. Che fare? Col rischio di incerti veleni non rimane che eliminare veleni certi e così, convinto, ho infilato quattro fette di pane pugliese nel sacchetto, rinunciando al consumo. Le fette, con altri avanzi, le lascerò ai cinghiali del bosco della Bicocca che, sazi, verranno fucilati, diversamente da quanto accade ai forzati digiunatori palestinesi a Gaza. Alla Bicocca i cinghiali sono fortunati.