Non sappiamo cosa ci dirà il Papa nella Magnifica Humanitas, ma già ne sappiamo il non detto. Basta il titolo, basta la continuità col predecessore, basta il sentiment che tiene insieme etica e realismo/ragione e fede. Prima la persona, poi gl’interessi. Prima i fragili, poi gli altri. Prima la carità, poi l’orgoglio. Anche quello d’appartenenza, declinato talvolta come nazionalismo-sovranismo, che fraintende il significato di casa, protezione, famiglia, patria. Prima, soprattutto, il coraggio, poi la paura. Meglio: no paura, mai paura. Il mite Prevost l’ha chiarito al bullo Trump.
Perché quest’enciclica? Perché l’AI non deve svilupparsi, dilagare, invadere senz’obiezioni. Conquistare la vita reale e imporvisi. Eh no, subito un passo indietro. Molti passi indietro. Scienza e tecnologia sono al servizio dell’uomo, guai se succede l’opposto. Che, neanche troppo surrettiziamente, sta succedendo. L’AI usata come sostituto in lavoro e studio, scorciatoia di pensiero, evoluzione post-digitale finalizzata all’involuzione neo-cerebrale non va bene. Va male. Malissimo. L’AhI? L’AhI. L’ahi. Ce ne accorgeremo, avanti così.
Leone ricorderà questo. Non allo scopo d’ingaggiare battaglia con il progresso, ma allo scopo d’intenderne al meglio la funzione. Il progresso ha sempre soggiogato il regresso, ma il progresso va correttamente inteso, utilizzandone le potenzialità, evitandone l’arbitrio. Cioè il pericolo di diabolico dominio che reca in sé.
L’Ai, nello specifico, è un riproduttore di qualunque cosa le venga chiesta. Ma attenzione a non farsene riprodurre, cioè a venir forzati allo stato di schiavi di sé stessi: la robotizzazione inerte al cospetto degli attivissimi robot. Una forte/debole tentazione, quella di dare in appalto il cervello a un impresario di cui ignoriamo le soluzioni finali albergate nella sua mente ipertecnica, peraltro ispirata dal materialismo denaristico che punta ad arricchire pochissimi sulla pelle di moltissimi.
Dunque Magnifica humanitas nel senso di opportuna neo-umanizzazione: bisogna adeguarsi con sapiente accortezza alle svolte epocali qual è questa e quale fu, 135 anni fa, la rivoluzione industriale cui il Papa d’allora, Leone come l’attuale e però XIII invece di XIV, dedicò la Rerum Novarum. Non c’erano ieri padroni del mondo, non ce ne sono oggi. C’è un mondo che necessita di ridiventare al più presto -come necessitò allora- padrone di sé medesimo risalendo alle origini dello spirito di vita. Lo spirito virtuoso, non lo spirito virtuale. L’unico spirito che dà un orizzonte moderno perché antico. Non sappiamo cosa ci dirà il Papa, ma già ne sappiamo il non detto.