È una notizia di alcune settimane fa, ma è passata sotto silenzio, nonostante sia comparsa in prima pagina sul «Corriere della Sera» lo scorso 8 maggio. È in un taglio basso, occupato generalmente dalla rubrica «Il Caffè» di Massimo Gramellini, che aveva questo titolo Vuoi morire da solo? Di prima mattina, col caffè, un titolo del genere, francamente, non fa venir voglia di andare avanti. Mentre, se si ha la pazienza di leggerlo, non sembra che parli di una cosa realmente accaduta. Bisogna farlo più d’una volta per capire che si tratta di un evento carico di una tragicità stravolgente. Inumana. Una notizia che sorprende più del dovuto, perchè, generalmente, Gramellini è un giornalista che tende ad ironizzare sulle notizie e questa sembra fatta apposta per non essere presa troppo sul serio. Potrebbe anche essere non vera, per quanto è incredibilmente al di fuori dell’umana convivenza.
È la storia di un palestinese che riceve una telefonata da un ufficiale dell’esercito israeliano. L’uomo non è più giovane, ha 62 anni ed è appena rientrato in casa. Dall’altra parte del “filo” una voce che parla arabo gli chiede «Pronto, Ahmad?» e lui risponde «Sì». La conversazione, chiamiamola così, prosegue con una domanda «Vuoi morire con le persone che ti stanno attorno o da solo?». “Ahmad, raccontano i familiari, è rimasto qualche secondo in silenzio, poi ha risposto: «Da solo». Si è alzato ed è uscito in strada incrociando la moglie, ma fingendo di non vederla: è salito in macchina e si è allontanato il più possibile. Trenta secondi dopo, un drone ha centrato l’automobile”. Come in un videogioco di quelli dove si spara e compaiono tante nuvolette con dei “puff”, un uomo ha davvero perso la vita in un attimo, lasciando moglie e figli. Con la stessa levità con cui si muore in un giochino.
Francamente, non sono ancora preparato per cose del genere. L’esecuzione capitale di una persona, un padre di famiglia, eseguita da un drone, e decisa da un soldato con una comunicazione che potrebbe esser quella di una promozione commerciale, per me è troppo. Ancora non ci credo. Come si stenta a credere, alle volte, che possano essere successe, in passato, cose come quelle dei campi di concentramento di Auschwitz. Un programma di sterminio di milioni di persone fatto a tavolino non pare possibile che sia stato partorito da una mente umana. Comunque sia, passato un po’ lo sconcerto, vien da riflettere che quella persona ha agito con assoluta determinazione, sprezzante della sorte cui stava andando incontro, per salvare la famiglia. Una determinazione che, per tanti motivi, fa più impressione della telefonata ricevuta. Soprattutto se accade di sentire una notizia del genere mentre sul nostro schermo, di là del Mediterraneo, a poche centinaia di chilometri di distanza, scorrono immagini con pacchi impazziti, isole disabitate con dei fessi in brache di tela, o si ascoltano dei talk show privi del pensiero minimo.
Diseguaglianze così marcate devono farci riflettere. Sono foriere di guai. E spiegano certi fenomeni altrimenti inspiegabili, come salire su un barchino con altre decine o centinaia di persone e avventurarsi per il mare, per giorni, senza avere un salvagente, senza saper nuotare, senza una prospettiva reale. Diseguaglianze che esasperano il malcontento e minano i valori democratici, dove esistono. Bernie Sanders, politico americano, che ha concorso alle primarie del Partito Democratico nel 2016 e nel 2020, intervistato in una nostra trasmissione televisiva, Che tempo che fa, ci ha fatto sapere che l’1% più ricco degli americani possiede più ricchezza dell’intero 93% della popolazione. Se fossi nei panni dell’Innominabile mi preoccuperei di casa mia, invece di far guai a destra e manca, in Medio oriente, in Iran, sperando che su Cuba ci ripensi. Son altre nuvole che si addensano su quel capino biondo patinato.