Apologie Paradossali

CHE INCENTIVO ALLE URNE

COSTANTE PORTATADINO - 22/05/2026

(S)Non è molto che Wall Street Journal, non proprio un giornale rivoluzionario, lanciava un allarme in merito ai futuri passaggi elettorali nelle democrazie occidentali.

“La democrazia ha i suoi difetti, ma gli elettori in Europa e nel resto dell’Occidente non sono disposti a consegnare i propri paesi agli autocrati. Ciò che desiderano è che i leader garantiscano prosperità e ordine pubblico e affrontino problemi come l’immigrazione incontrollata quando si presentano. Se i partiti di sinistra non lo faranno, gli elettori si rivolgeranno a destra. E viceversa. Più le élite gridano al fascismo ogni volta che un partito conservatore ottiene buoni risultati, più credibilità perdono agli occhi dell’opinione pubblica. Di conseguenza, gli elettori potrebbero non dare ascolto quando un vero lupo bussa alla porta”.

 Propongo questo tema, quasi stranamente trovandomi d’accordo con i critici della proposta del centro-destra, ricordandomi d’avere studiato da giovane gli esordi del fascismo, concludendo che il passaggio decisivo non fu la ‘marcia su Roma’ ma l’approvazione parlamentare, da parte di un parlamento democraticamente eletto, della legge maggioritaria detta “Acerbo” che spalancò le porte al ventennio fascista.

(C)Non sarei così preoccupato, almeno non per questo motivo e non negli stessi termini. Non ci sono le stesse condizioni sociali e politiche, i partiti antifascisti e democratici non franerebbero come quelli di allora. Ma continua a preoccuparmi il populismo sia nella versione partitica, di destra si in quella di sinistra, sia, ancora di più, nella versione assenteista. La mancanza di una buona corrispondenza tra società politica e società civile, a lungo andare corrode entrambe. Come si ricostruisce questa corrispondenza, caratterizzata fino agli ‘90 dalla presenza di componenti ideologiche identitarie in tutti i principali partiti?

(O)Questa dovrebbe essere la preoccupazione di un sistema elettorale. Capisco che non si può tornare al vecchio proporzionale quasi puro, ormai il voto è d’opinione, contingente, magari reattivo, non identitario; so bene che la governabilità, sapere fin dal momento del voto per quale governo e quale Presidente del Consiglio si sta votando, è stata la ragione della prima riforma elettorale. Il MATTARELLUM del 1994 che segnò l’ascesa di Berlusconi, era un sistema misto, in parte su collegi uninominali, in parte proporzionale, ma dette un risultato quasi paritario al Senato. Donde successive rielaborazioni, sempre tendenzialmente maggioritarie. Ora la maggioranza di centrodestra propone un premio al vincitore così consistente da allarmare un nutrito e autorevole gruppo di costituzionalisti, preoccupati di una dilatazione così ampia dell’effetto maggioritario, da risultare, come nel 1925, irreversibile.

(S)Anche a me, come a Costante, non spaventerebbe un premio di maggioranza, efficace, ma non eccessivo, se non significasse spostare all’interno della coalizione vincente (la perdente troverebbe una forma di coesione nell’opposizione a qualunque costo, un po’ come sta succedendo adesso) gli stessi problemi di governabilità del proporzionale. Quello che va assolutamente evitato è che gli eletti in persona vengano scelti dai vertici di partito, con le liste bloccate a dimensione nazionale, senza preferenze.

(C)Questi i difetti della proposta Meloni: viene tagliata fuori la dimensione locale ed esclusa la partecipazione dell’elettore alla scelta personale dei candidati. Mi rifaccio alla mia prima esperienza elettorale, ormai lontanissima: mai sarei stato eletto se la lista, composta di numerosi candidati, tutti locali, non fosse stata numerosa la scelta attuata dal partito al livello locale e se non se non fossero state determinanti le preferenze personali. Avanzo a grandi linee una proposta equilibrata, popolare ma non populista: proporzionale con sbarramento al 5%, collegi piccoli a livello provinciale, con ulteriore suddivisione nelle metropoli, due preferenze, una maschile e una femminile.

(O)Naturalmente la soluzione finale sarebbe il voto elettronico, ma ovviamente manca il tempo e la capacità di organizzarlo per il prossimo evento. Si dovrebbe però sperimentarlo in una significativa elezione locale. Purtroppo ancora più utopistica sarebbe l’approvazione della legge che definisse la natura giuridica dei partiti in modo da assicurarne la democraticità interna.

(S)Ma se questo è utopistico e quest’altro difficile e quest’altro ancora pericoloso, che cosa combineremo? Se è vero come previsto dai sondaggi che basterebbe una differenza dello 0,1% tra le coalizioni, nel caso del ‘sistema Meloni’ per determinare una vittoria schiacciante in termini di seggi, non è meglio accontentarsi del risicato equilibrio attuale? Tanto ormai le grandi decisioni, le prendono i Trump, gli Xi, i Putin di turno, senza chiedere il permesso nemmeno ai fantasmi dell’ONU o dell’Europa disunita.

(C)Forse non saranno loro, ma le grandi aggregazioni finanziarie e tecnologiche, a determinare il futuro; proprio per questo non voglio arrendermi al fatalismo che ci porterebbe, senza accorgerci, alla perdita del gusto di esercitare la responsabilità politica e quindi la libertà in senso pieno. Perciò insisto: ridateci i partiti radicati localmente e le preferenze conquistate sul territorio.

(S)Sebastiano Conformi (C)Costante (O)Onirio Desti