“La ricerca degli anniversari è diventata così ossessiva che ogni giorno se ne stratificano più d’uno. Pare che tutti siano imperdibili, ma forse il loro successo deriva dal fatto che in realtà aiutano a dimenticare”. La provocatoria riflessione è l’incipit di un articolo di Carlo Olmo pubblicato nel 2021 sulla Rivista del Mulino.
Per concordare con lui bisogna leggere il pezzo nella sua completezza. Ma possiamo anche fare un piccolo esercizio di verifica. Le risposte sono – ovviamente – libere e molteplici. Anche per questo 2026 il materiale non manca. Vogliamo ricordare, o dimenticare, la nascita di Radio Varese il 28 febbraio 1976 e l’era delle radio libere? O il 21 settembre 1926 quando Vittorio Centurione Scotto, marchese e ufficiale – pilota, si inabissò con il suo idrovolante nel lago di Varese?
Forse il nome non è noto ma era l’uomo amato da Amalia Liana Negretti Odescalchi, alias Liala. E se provassimo con altri anniversari? Nessuno è immune da questa caccia al ricordo. Pochi giorni fa la Rete due della Radio Svizzera italiana ha reso omaggio ad Agatha Christie, prolifica regina del giallo – appellativo abusato ma non facile da sostituire- a cinquant’anni della sua morte avvenuta il 12 gennaio. E sempre la RSI ha segnalato un giorno da non dimenticare, il 26 aprile 1986. Sono passati quarant’anni dal disastro di Chernobyl. C’era ancora l’URSS e c’era Mihail Sergeevic Gorbacëv.
Forse questa data ci fa comprendere meglio il significato della provocazione di Olmo. Come per ogni esercizio occorre non solo la prova del nove ma la controprova. Ed ecco tre nomi, legati ad altrettanti anniversari, che possono essere utili allo scopo. Che cosa accomuna Luigi Pirandello, Angiolo Silvio Novaro e Grazia Deledda? Certamente ricordi scolastici: alcuni forti, altri più sfocati. La scrittrice sarda è l’unica donna italiana alla quale fu assegnato il premio Nobel della letteratura per il 1926. Il poeta ligure, che fu anche traduttore e imprenditore, pubblicò proprio nel 1926 una poesia, celebre ai suoi tempi, intitolata “San Francesco e le creature”. Varrà la pena rileggerla nell’anno in cui l’anniversario, che farà la parte da leone, sarà quello per gli ottocento anni dalla morte del santo di Assisi?
Più importante, però, è ricordare il gennaio di cento anni quando per la Bemporad fu pubblicato un capolavoro di Pirandello, che continua a parlare a noi di noi. Uno, nessuno e centomila presentato a puntate l’anno precedente su La Fiera Letteraria, che, secondo la testimonianza del figlio Stefano, occupò lo scrittore per ben quindici anni in un difficilissimo travaglio creativo. Ma ancora una volta non stiamo dando una risposta alla domanda se, o meglio, a che cosa servano gli anniversari. A sapere che Pirandello proprio nell’anno in cui Deledda vinse il Nobel, che fu assegnato qualche anno dopo anche a lui, era “insofferente” alla scrittrice? a farci riflettere su come san Francesco sia presente nella letteratura? Anche Grazia Deledda ne fu devota. O forse dobbiamo cercare motivazioni diverse.
Un’altra data può guidarci non a rispondere ma a riflettere. Persino AI Overview fornisce una risposta esatta e quasi esaustiva.
Il 16 gennaio 1926 segnò un momento di escalation del regime fascista: mentre si tenevano celebrazioni per la morte della Regina Margherita, deputati dell’opposizione (popolari e demosociali) rientrati in Parlamento furono brutalmente aggrediti da parlamentari fascisti, preannunciando la fine dell’illusione di una soluzione parlamentare e spianando la strada alle successive leggi “fascistissime” e alla completa instaurazione della dittatura totalitaria in quell’anno cruciale.
Gli anniversari servono a ricordare. O meglio a capire. Ad esempio Pirandello, Novaro e Deledda aderirono al fascismo. Grazia fu incaricata dal Ministero di dare un contributo ai libri di storia per le elementari ma non per questo dobbiamo ricordarla come donna fascista. Davvero gli anniversari servono a riflettere, senza retorica ma cum grano salis. Conclusione lapalissiana ma non scontata.