Prima di cercare la libertà nell’informazione, occorre che gl’informatori la cerchino in sé stessi. Il promemoria vale sempre, e specialmente ricorrendo la patronale di San Francesco di Sales, custode del settore. Cercare la libertà in sé stessi: ovvero? Talvolta il giornalista eccede nell’interpretare i desiderata di chi gli dà lavoro. Asseconda quando non dovrebbe. Scambia il gestore, si suppone illuminato, d’una atipica intrapresa com’è la comunicazione per il padrone d’una qualsiasi manifattura. Sintesi: una stampa è libera se la strutturano cronisti/opinionisti già di per sé liberi e indisponibili a esserlo di meno. Giova pure agli editori: han più speranza di vender copie e allertare click badando alle aspettative del pubblico anziché a sottaciuti interessi istituzionali, politici, finanziari eccetera. Indipendenza, autonomia, spontaneismo pagano, rappresentando un valore e un’opportunità.
Esistono condizionamenti, e perfino censure, nell’informazione pubblica? Ce ne sono alcuni casi. Ma esiste il contrario. Ce ne sono molti casi. Lo dimostrano inchieste televisive che han scoperchiato inimmaginabili vasi di Pandora. E nell’informazione privata? Casi anche qui. Rari. Accadono in omaggio all’autocensura: si evita di toccare argomenti che potrebbero risultare sgraditi, pur se nessuno ha chiesto d’evitarli. Eccezioni che trasgrediscono a una regola diversa. Il giornalismo è più d’un mestiere: è una vocazione. Rispondervi avvantaggia la collettività. E se la collettività coglie il riguardo verso le sue esigenze, si fidelizza alla lettura suggeritale.
Interesse economico e spirito etico van dunque d’accordo. Ne guadagna il ruolo sociale dell’informazione, contropotere indispensabile all’esercizio della democrazia. Allorché interesse economico e spirito etico confliggono, la democrazia s’inceppa: l’allarme viene proprio dal default popolare dei media. Seguono guai diffusi. Domandone: la politica, qui in Italia, s’adopera per favorire una virtuosa entente? S’adopera a singhiozzo: garantisce ai cittadini, Costituzione alla mano, i fondamentali della libertà di stampa. Spazientisce i cittadini se aggira princìpi d’appartenenza comune traendone un beneficio di casta. Ma su questo la vigilanza è alta. Tanto che molti casi di malcostume si debbono alla denunzia del buon giornalismo.
Le sue condizioni di salute, nonostante dati negativi di classifiche chissà quanto autorevoli, sembrano buone. Anche qui, in periferia, dove affermare la libertà di stampa richiede un’audacia (degli editori) e un sacrificio (dei giornalisti) maggiori che in grandi centri urbani. Tutt’e due, la risolutezza dei primi e l’impegno dei secondi, verificabili ogni giorno su numerose testate, ciascuna con la sua orgogliosa cifra storica, il suo entusiasmo d’avventura, le sue innovazioni crescenti, i suoi rimediabili difetti. Tradizione e progressismo insieme: è questa la buona notizia.
Sabato 24 gennaio alle 10.30 all’oratorio di Biumo superiore (via Reni, zona Ippodromo) si terrà, sul tema della comunicazione, un incontro promosso da Radio Missione Francescana e dal Decanato di Varese. Conversazione di Roberto Antonini, direttore della scuola di giornalismo della Svizzera italiana. Introduce Riccardo Sorrentino, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, coordina Gianfranco Fabi. Dopo l’incontro, Santa Messa concelebrata da don Maurizio Cantù, decano di Varese, da don Gabriele Gioia, prevosto, e dai sacerdoti partecipanti.