Torrenti asciutti, sponde che franano, sentieri sempre più stretti e insicuri. Anche in un inverno povero di piogge come quello che stiamo attraversando, la questione dei corsi d’acqua che attraversano Tradate resta di stringente attualità. Anzi, la lunga secca sta facendo emergere con maggiore evidenza criticità strutturali che non riguardano solo la sicurezza, ma anche la tutela del paesaggio fluviale e dell’equilibrio ambientale.
È sufficiente affacciarsi dal ponte di via Bianchi e guardare verso quello di via Albisetti per avere un quadro eloquente dello stato del torrente Fontanile. Il letto appare in più punti eroso, le sponde instabili e in alcuni tratti si registrano cedimenti che riducono lo spazio dei sentieri utilizzati da pedoni, ciclisti e residenti. Le zone più delicate sono segnalate lungo via del Tuss, verso la frazione di San Bernardo, e in via Carducci, dove la vegetazione, cresciuta in modo disordinato, avrebbe ristretto l’alveo.
Le segnalazioni dei cittadini sono arrivate direttamente al sindaco Giuseppe Bascialla. «Le lamentele – spiega – riguardano soprattutto lo stato delle sponde in prossimità dei percorsi e delle abitazioni. Ma i corsi d’acqua e le aree limitrofe sono di competenza del Demanio. Il Comune non può intervenire senza autorizzazioni e può solo sollecitare chi di dovere».
Un rimpallo di competenze che emerge anche dalla risposta ufficiale fornita da Regione Lombardia a una segnalazione presentata da Amici della Terra – Varese. Nella nota firmata dal dirigente Mauro Visconti si riferisce che, a seguito di un sopralluogo dell’Utr Insubria, non sono state riscontrate le condizioni per disporre nuovi interventi di competenza regionale, ricordando al contempo che manutenzioni urgenti della vegetazione demaniale sono già state eseguite nel 2021 e nel 2023.
Resta però aperta una questione più ampia, che va oltre la semplice manutenzione. Il Fontanile non è soltanto un canale di scolo o un problema idraulico: è un elemento strutturale del paesaggio, un corridoio ecologico che connette aree verdi, ospita vegetazione ripariale e contribuisce alla stabilità del territorio. L’abbandono o una gestione esclusivamente emergenziale rischiano di aggravare l’erosione delle sponde e di compromettere un equilibrio fragile, che la siccità rende ancora più vulnerabile.
A ciò si aggiunge il fatto che nel Fontanile confluiscono anche le acque piovane responsabili degli allagamenti del sottopasso di corso Matteotti. Un problema che intreccia sicurezza idraulica, pianificazione urbana e gestione ambientale. E mentre sul fronte dei torrenti il Comune chiama in causa il Demanio, restano sul tavolo altre criticità legate allo smaltimento delle acque piovane, dagli scolmatori che necessiterebbero di una pulizia approfondita fino al sottopasso ferroviario di via Piave, che continua ad allagarsi durante le piogge intense.
La sensazione diffusa è che l’acqua, quando scompare e quando ritorna con violenza, venga affrontata solo come emergenza. Ma il Fontanile chiede qualcosa di più: una visione che riconosca il valore ambientale e paesaggistico dei corsi d’acqua minori e li consideri parte integrante del territorio, non un problema da rimandare da un ente all’altro.