
Openjobmetis di nuovo nei premi sul fronte della salvezza? Parrebbe proprio di sì, perché, esaurita la spinta che aveva consentito alla formazione biancorossa di inanellare per la prima volta tre successi in fila, sono arrivate due sconfitte dolorose, a Treviso (contro l’ultima in classifica) e in casa contro Venezia, inframmezzate dalla esclusione dal campionato di Trapani e perciò dalla cancellazione dei due punti conquistati dai varesini in Sicilia.
La bella notizia, a bilanciare questo “scippo legale”, è che le retrocessioni a fine stagione non saranno due ma una soltanto e questo è sicuramente un grande sollievo.
La situazione di classifica, però, è estremamente fluida: Napoli e Cremona hanno 14 punti, Udine e Trento sono a quota 12, seguono Reggio Emilia, Varese e Sassari con 10 punti e chiudono Treviso e Cantù a 6 punti.
Al tirar delle somme, dopo la prima giornata del girone di ritorno, la classifica sembra spaccata tra un primo blocco di squadre che giocano per i playoff (Bologna, Brescia, Milano, Venezia, Tortona e Trieste), Napoli che pare avere il potenziale per aggregarsi a questo gruppo e tutte le altre che cercano ad ogni costo di evitare l’ultimo posto in graduatoria, sperando nel contempo di agganciare l’ottava piazza; ovviamente Udine e Trento che hanno 6 punti di margine su Cantù e Treviso sembrano godere al momento di maggiori chances in chiave salvezza ma… mai dire mai.
Dopo il complicatissimo avvio di campionato, frutto anche quest’anno di qualche scelta che definire opinabile sarebbe un eufemismo (pur se il curriculum di Stephan Moody sembrava garantire un rendimento assai diverso), la Openjobmetis si era rimessa in carreggiata con l’innesto di due giocatori sicuramente di talento quali sono Ike Iroegbu e Carlos Stewart. Il punto dolente era e rimane Allerik Freeman: la guardia statunitense, reduce da un serio infortunio rimediato nella scorsa primavera, probabilmente non ha ancora recuperato; resta il fatto che Freeman viene utilizzato pochissimo (sinora 13,6 minuti in media, con un netto calo del minutaggio nelle ultime partite), così come il cambio dei centri Max Ladurner, e questa limitazione nelle rotazioni viene poi inesorabilmente pagata nel finale di gara. Non è sicuramente un caso che sia a Treviso sia contro Venezia i varesini abbiano ceduto quasi di schianto nel finale di partita dopo avere dato la sensazione di poter portare a casa i due punti in palio.
L’ultima partita, persa in casa contro l’Umana Venezia, è stata per certi versi paradigmatica della situazione Openjobmetis: per oltre metà gara i varesini hanno sciorinato un eccellente basket offensivo (59-49 all’intervallo, 72-53 al 23′), il migliore esibito in questo campionato, per poi smarrire all’improvviso il filo del gioco e subire la impressionante rimonta veneziana (74-74 già al 28′). Più o meno la stessa cosa era accaduta sette giorni prima a Treviso: in vantaggio per 69-61 e apparentemente in pieno controllo della gara, la squadra di Kastritis aveva incassato la bellezza di 25 punti negli ultimi sei minuti giocati in chiaro debito d’ossigeno.
Ma non c’è soltanto il problema fisico determinato dalle scarse rotazioni: nelle fasi complicate e decisive delle due partite si avverte l’assenza di un giocatore capace di “leggere” la situazione e di assumere le decisioni conseguenti. D’altra parte, né Iroegbu né Stewart, così come Librizzi, sono playmaker in senso classico, bensì guardie che soprattutto puntano con decisione al ferro e di questo bisogna prendere atto.
Altro punto dolente, sin dall’inizio del campionato, è la debolezza a rimbalzo: contro Venezia i varesini hanno catturato sotto i tabelloni addirittura 19 palloni meno degli avversari (33 contro 52), una costante che si è ripetuta praticamente in tutte le partite tranne tre: incredibilmente contro la Virtus Bologna e poi contro Cremona a Trieste (queste due vinte dai biancorossi). Ma il dato globale è indicativo: nelle 15 partite disputate Varese ha perso la battaglia a rimbalzo per 625 a 534, concedendo così una media di oltre sei palloni a gara agli avversari.
Pessimismo? Ottimismo? Entrambi gli atteggiamenti sarebbero sbagliati e fuorvianti. La realtà dice che la Openjobmetis non è più la squadra di inizio campionato (sei sconfitte in fila dopo il successo alla prima giornata a Sassari) ma ha ancora dei problemi. Al pari del club guidato da Luis Scola, anche gli altri in difficoltà sono corsi tutti ai ripari, cambiando allenatore (lo hanno fatto Sassari, Treviso e Cantù, oltre a Milano che è un caso a sé) o inserendo nuovi giocatori. Varese valuterà probabilmente durante la sosta di febbraio per la Coppa Italia e la Nazionale se intervenire di nuovo sul mercato, magari risolvendo il problema Freeman. Una cosa è certa: la salvezza deve essere il primo imprescindibile e fondamentale obiettivo; sullo sfondo la caccia al decimo posto che consentirebbe il ritorno nelle competizioni europee, anche alla luce della recente operazione sul capitale che ha apportato quasi cinque milioni nelle casse della Pallacanestro Varese. In campo però non vanno i quattrini…