(C) Attenti come siamo ai problemi dell’educazione, non possiamo disinteressarci di quanto sta capitando nel mondo giovanile, non solo in quello dell’immigrazione, in tema di reati in certo modo ‘tipici’, particolarmente allarmanti la pubblica opinione, come quello di La Spezia.
(S) Colpisce il dolore acerbo degli studenti, esasperato fino al punto di accusare i professori come “complici’. Secondo il Ministro Valditara, che pure ha proposto i metal detector all’ingresso delle scuole(!), le misure di sicurezza non bastano: serve una “rivoluzione culturale”: il ripristino del “senso dell’autorità e del rispetto”, valori “devastati negli ultimi 50 anni”. Passa anche dalle famiglie, criticando la figura del “genitore amico” o di chi delega l’educazione allo smartphone. E, infine, propone l’educazione civica, incentrata sul valore del rispetto.
(O) Ho sintetizzato qualche dato ufficiale. A fotografare la violenza minorile è Criminalpol: il numero di omicidi commessi da minorenni è passato dal 4% nel 2023 all’11,8% nel 2024. Parliamo di 14 omicidi nel 2023 su 340 totali, aumentati a 35 nel 2024 su 319. Sono quasi 600 i giovani detenuti; nel 2022 erano 400. Non sono numeri enormi, ma la crescita non è casuale. Un altro dato: l’Istituto di Fisiologia Clinica ha analizzato 20 mila studenti e circa 250 scuole: il 40,6% dei ragazzi tra i 15 e i 19 ha partecipato almeno una volta a zuffe o risse, un dato che equivarrebbe a circa un milione di adolescenti coinvolti. Inoltre, il 10,9% ha assistito a scene di violenza filmate con un cellulare, (dal vero, non parliamo di fiction!) segno che questi episodi vengono non solo visti, ma spesso condivisi e amplificati digitalmente, contribuendo a una sorta di ‘normalizzazione’ della violenza.
(C) Valditara ha ricordato che martedì prossimo si celebrerà una ricorrenza specifica: la giornata del rispetto. L’invito ai docenti è quello di trasformare questa data in un’occasione di dialogo con gli studenti. Il Ministro ha esortato il mondo della scuola all’azione: “Io credo che si debba parlare molto nelle scuole”. Ciò detto, spero ci risparmi il metal detector. Ai miei tempi bastavano bidelli e bidelle a controllare la ‘popolazione studentesca’, qualche volta a consolare delle disavventure scolastiche e persino amorose.
(O) Il pedagogista Daniele Novara ha lanciato un monito chiaro: “Il problema non è la sicurezza intesa come accentuazione delle norme di controllo. Il problema è educativo, di prevenzione. Fino a quando continueremo a far finta che non esista un’emergenza educativa, ci affideremo sempre a un intervento poliziesco e giudiziario che arriva quando i buoi sono già scappati. Se i ragazzi non sanno litigare bene, la violenza diventa lo strumento per eliminare la persona che rappresenta il problema”, ha spiegato Novara, sottolineando che la gestione dei conflitti è una competenza che va insegnata sistematicamente a scuola.
(C) Questa diagnosi è suggestiva, ma dubito che si possa “insegnare” a gestire i conflitti come se fosse una matematica. Si educa, certo anche attraverso l’insegnamento, come pure usando di qualche elemento di conoscenza delle leggi e delle pene, quindi anche con elementi di controllo materiale, ma l’emergenza educativa credo che abbia radici profonde nella famiglia, nella società, nella cultura, sia popolare sia d’élite. Sono convinto che ciò che è venuto meno sia la speranza, che vuol dire prospettive materiali e capacità di concepire il futuro dentro un orizzonte di valori umani consolidati.
(O) Rispetto e speranza sono ideali difficili per i giovani, se non vengono assunti come scopi primari dai loro ‘formatori’: scuola, genitori, autori dei mezzi di comunicazione, influencer palesi ed occulti. Tanto più per quel gruppo sociale ormai numeroso costituito dai figli degli immigrati, anche e forse soprattutto se nati in Italia. Permettetemi di scrivere che ne conosco abbastanza per capirne il disagio profondo, maggiore paradossalmente di quello dei loro padri, che affrontavano una fatica e un dolore che si erano consapevolmente scelti, al cui termine vedevano un beneficio, proprio per i loro figli.
(C) Per essere concreti bisogna organizzare due ordini d’interventi. Il primo riguarda le istituzioni scolastiche, cioè lo Stato, cui si chiede uno sforzo eccezionale a favore delle famiglie, a cominciare dagli asili nido e dalle Scuole per l’infanzia, la cui frequenza dovrebbe essere non obbligatoria ma il più possibile generale e gratuita, perché la prima formazione è essenziale a non creare incolmabili svantaggi di partenza.
(S) Non dire nulla della scuola dell’obbligo, che ha già questo compito nella sua natura.
(C) Il secondo è il momento critico dell’adolescenza, quando s’accende il desiderio d’amore e la frustrazione si traduce in rabbia. Oggi non è più adeguatamente coperto né dalla scuola, né dalla Chiesa, per evidenti ragioni di pluralismo religioso e culturale. Mi dispiace di non avere suggerimenti adeguati, non mi basta prendermela con la ‘cultura del telefonino’ e non ho la competenza per addentrarmi nei casi ‘difficili’, quelli in cui i comportamenti devianti si sono già manifestati. Il suggerimento è minimale: avviare ad una cultura dello studio e del lavoro tutti i giovani non altrimenti scolarizzati, in modo comunitario e gratuito, come già fanno, piccoli fari in un mare in tempesta, numerose iniziative religiose e laiche, (non farò nomi, ma sono valide e note) che insegnano mestieri necessari ma svalutati: saldatori, frigoriferisti, banconieri, pizzaioli, cuochi, macchinisti ferrovieri, manutentori aeronautici e così via, lo fanno con una precisa attenzione alla persona e alla sua condizione di debolezza.
(S) Apprezzo il vostro ardore, ma ho paura che nel migliore dei casi siamo rimasti a “Io speriamo che me la cavo”, insegnanti e ministro compresi.
(C) Costante (S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti