Economia

TEMPO DI MILIONARI

GIANFRANCO FABI - 23/01/2026

Lo skyline di Milano

“Beati loro” verrebbe da dire con un pizzico di invidia. Ma poi qualche riflessione politico-sociale diventa indispensabile. Parliamo del rapporto annuale di Henley & Partners, tra le maggiori società internazionali di consulenza specializzata in programmi di residenza e cittadinanza, un rapporto in cui emerge che un milanese su dodici è milionario, cioè ha un patrimonio liquido di oltre un milione di dollari escludendo il patrimonio immobiliare. È la maggior concentrazione al mondo rispetto alle altre grandi città. E per di più per Milano questi numeri sono previsti in “alta crescita” soprattutto per l’arrivo di vecchi e nuovi ricchi dall’estero. È infatti ancora in vigore la tassa fissa (anche se portata da quest’anno a 300mila euro l’anno) sui redditi esteri di chi stabilisce la propria residenza in Italia. Inoltre l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea ha spinto molti, soprattutto residenti a Londra, a cercare nuovi lidi in cui il fisco sia più favorevole.

E così l’Italia è diventata per i ricchi stranieri un nuovo paradiso fiscale. Nel solo 2025 sono arrivati circa 3.600 nuovi residenti ad alto patrimonio, e la maggior parte ha scelto Milano come base. Ciascuno ha portato con sé in media oltre 5 milioni di dollari liquidi, per un totale superiore ai 20 miliardi.

Ma a questi vanno aggiunti i milionari “made in Italy” che si spera dichiarino al Fisco tutti i loro redditi. Sono imprenditori, dirigenti, manager, professionisti che sono stati, e restano, protagonisti del forte sviluppo di settori come quelli della finanza, delle banche, della moda, delle comunicazioni, e per fortuna anche della cultura e dell’arte.

Sotto il profilo dei redditi possiamo dividere il quasi milione e mezzo di milanesi in tre categorie: 1) i grandi ricchi, poco più di 125mila persone, con significativi patrimoni finanziari e immobiliari; 2) una vasta classe media di operai, impiegati e pensionati; 3) una fascia di povertà che comprende almeno 200mila persone.

L’effetto ricchezza si fa comunque sentire in particolare con l’aumento della domanda immobiliare, con quotazioni record per gli appartamenti di lusso e gli uffici di prestigio. I costi dell’acquisto o di un affitto in una zona centrale sono ormai proibitivi per i redditi medi anche perché si estendono le attività dei servizi come alberghi, b&b, case di moda, studi di architettura, società finanziarie.

Non bisogna poi dimenticare che a Milano ci sono dodici università (tre pubbliche e nove private) con oltre duecentomila studenti in parte significativa provenienti da fuori città e dall’estero.

Mantenere in equilibrio questa complessa realtà non è certamente facile e non sorprendono le polemiche continue sulle scelte strategiche delle amministrazioni pubbliche. Criticare è certamente facile. Più complesso è individuare con realismo alternative praticabili.

Anche se fa meno notizia va sottolineato che a Milano sono particolarmente presenti le attività caritative e assistenziali delle associazioni del cosiddetto Terzo settore: molto volontariato, ma anche realtà non profit che si muovono con dedizione e professionalità.

Non solo ricchi quindi. O meglio, ci sono i milanesi ricchi di soldi, e i milanesi ricchi di solidarietà. E per fortuna, almeno, in qualche caso, coincidono.