
Spirituale sì, pratico idem. Leone XIV ha fatto lunga esperienza nel mondo, frequentandolo come generale dell’Ordine agostiniano. E ne conosce i problemi degli angoli più riposti, avendo presieduto il dicastero dei vescovi. E s’intende d’arte diplomatica, essendogli note le virtù curiali (ci sono le virtù curiali, accanto ai difetti). Dunque la persona adatta a cucire anziché strappare. Non per caso ha messo subito a disposizione il Vaticano come sede delle trattative di pace fra russi e ucraini. Non a caso ha intenzione concreta d’andare a Kiev e Mosca.
C’è di più. Ben di più. Il messaggio diffuso nei primi, intensi giorni di pontificato boccia l’idea d’una deglobalizzazione in fieri: risulterebbe deleteria, ammesso di giudicarla possibile. La deglobalizzazione esiste nelle fantasticherie dei nazionalisti a parole, quelli che poi cambiano opinione quando s’insediano al governo. Ed esiste nelle pulsioni estreme dei contrari al diverso da sé, ovvero chiunque sia al di fuori del loro piccolo recinto esistenziale/abitudinario.
La globalizzazione è invece un processo naturale della contemporaneità. Avviatasi e preso il largo, non può tornare in porto. Avanzerà tra le onde politiche, economiche, sociali. Ergo: s’impone un esercizio di realismo ecumenico, accettandola e governandola. Questo fa capire il nuovo Papa, mettendosi al servizio d’un avvenire planetario destinato alla connessione sempre più stretta. Connessione non vuol dire la rete e basta all’epoca di internet. Vuol dire nesso-legame-empatia fra persone, abitudini, situazioni, culture differenti. Favorirla è la missione evangelica/lungimirante annunciata da Prevost, uno che di missioni s’intende. E di compromessi pure.
Ecco, i compromessi. Così aborriti quando si volgono in oblique flessibilità. Così apprezzati quando trovano la mediazione tra opposti all’apparenza inconciliabili. Su questa strada muoverà passi importanti l’epigono di Bergoglio, laicamente prodigandosi quasi che fosse l’amministratore delegato di un’unica azienda d’anime. L’azienda di cui siamo tutti dipendenti, da un continente all’altro, da un’ideologia all’altra, da una necessità all’altra. Investire nell’umanesimo allo scopo d’ottenere dividendi umanitari: un obiettivo non dichiarato e tuttavia individuabile nelle note di pensiero finora espresse da Leone. Sufficienti a marcarne il profilo, lo stile, l’orizzonte sia pastorale sia dottrinario. I princìpi del cattolicesimo si difendono, le ingiustizie anche fuori del cattolicesimo si attaccano. Si chiama virtuoso protagonismo.
Osando un termine banale-banale, vien da definire inclusivo, semplicemente inclusivo, questo Papa mite, rigoroso, caritatevole, informato dallo spirito di maratoneta del dialogo. Nell’interesse collettivo, è augurabile che si riveli un grande capo di Stato, oltre che della cristianità. Spingerebbe ad esser tali (a provare ad esser tali) altri capi di Stato palesemente inadeguati al ruolo.