Qualcuno l’ha già definita la “seconda San Pietro”.
Ed anche le decine di delegazioni straniere, che dopo l’imponente cerimonia di intronizzazione di Papa Leone XIV si sono recate al pomeriggio a Santa Maria Maggiore, hanno rafforzato questa impressione.
“Il Quadrante Esquilino è la prossima sfida della Capitale”, taglia corto il Prefetto Lamberto Giannini. E in effetti dal 26 aprile, giorno della sepoltura di Bergoglio, la vita del quartiere romano è stravolta. Ogni mattina migliaia di fedeli e pellegrini si incolonnano pazienti davanti alla Basilica per rendere omaggio alla tomba di Papa Francesco mettendo a dura prova la vita quotidiana dei residenti.
Siamo in un quartiere strategico per la capitale: a poche centinaia di metri c’è la stazione Termini; via Merulana collega a San Giovanni (percorso spesso compiuto da Bergoglio in occasione della processione per il “Corpus Domini”); via Carlo Alberto connette a piazza Vittorio Emanuele e alle spalle della Basilica attraverso via Cavour si arriva sino a piazza Venezia.
In questo crocevia la chiesa paleocristiana, edificata in una posizione strategica sul perimetro della miracolosa nevicata del 5 Agosto, ha costituito negli anni un punto di riferimento naturale per il quartiere. E non solo per le ricchezze storiche e religiose contenute (si pensi per esempio alle Sacre reliquie della culla di Betlemme).
Alle 21 di ogni sera i rintocchi delle campane del campanile romanico si diffondono rassicuranti sopra i tetti delle case circostanti. Tra i suoni quello della “Sperduta”, storico bronzo crepatosi nel 1834 e solo recentemente riportato in Basilica. Il suo tocco ricorda la vicenda di una pellegrina che si era smarrita nella notte e proprio grazie alla “Sperduta” ritrovò la via per tornare a casa.
Chi invece non ha avuto dubbi nel “ritrovare la via” è stato proprio Bergoglio che più volte espresse con decisione la volontà di essere sepolto a Santa Maria Maggiore vicino alla icona della “Salus Popoli Romana”, da lui venerata centoventisei volte in dodici anni di Pontificato: la prima il 14 marzo 2013, il giorno dopo l’elezione come 265° Successore di Pietro; l’ultima il 12 aprile scorso, alla vigilia della Settimana Santa. In mezzo gli innumerevoli omaggi prima e dopo ognuno dei 47 viaggi apostolici e i quattro ricoveri al Policlinico “Gemelli”, avvenuti nel 2021, per due volte nel 2023 e infine la degenza più lunga, i 38 giorni trascorsi dal 14 febbraio al 23 marzo di quest’anno. Il Pontefice volle accanto a sé sul sagrato di San Pietro quella icona mariana il 27 marzo 2020, durante la Statio Orbis presieduta al tempo della pandemia di Covid.
Ora per il quartiere tutto e cambiato. Il rione dell’umanità venuta dalla “fine del mondo” che ha sempre convissuto tra alti e bassi con attori, scrittori, registi romani che hanno scelto questo quartiere come “buen retiro”, si trova unito ad affrontare la sfida di una viabilità impazzita. I negozi alimentari multietnici con i parrucchieri cinesi, i negozi di souvenir dei “bangla” sotto ai piani alti, nobili degli eleganti palazzi ristrutturati. Importanti istituti religiosi accanto alle ambasciate (c’è anche quella argentina), i ristoranti per i turisti vicino al Museo nazionale romano, il teatro Brancaccio con l’Auditorium di Mecenate.
L’idea delle autorità capitoline e quella di istituire una serie di accessi controllati, transennamenti fissi e l’utilizzo di piazza dell’Esquilino come “hub” capace di ospitare migliaia di persone in attesa di poter entrare in Basilica. Per i parcheggi si pensa di potenziare la stazione Termini e Piazza Vittorio Emanuele. Basterà? In aprile solo per il passaggio alla Porta Santa (la Basilica è una delle cinque porte sante della capitale) si erano messe in fila in media 15mila persone ogni 24 ore. Ora i numeri sono triplicati.