Urbi et Orbi

LA SAN PIETRO BIS

PAOLO CREMONESI - 23/05/2025

Qualcuno l’ha già definita la “seconda San Pietro”.

Ed anche le decine di delegazioni straniere, che dopo l’imponente cerimonia di intronizzazione di Papa Leone XIV si sono recate al pomeriggio a Santa Maria Maggiore, hanno rafforzato questa impressione.

Il Quadrante Esquilino è la prossima sfida della Capitale”, taglia corto il Prefetto Lamberto Giannini. E in effetti dal 26 aprile, giorno della sepoltura di Bergoglio, la vita del quartiere romano è stravolta. Ogni mattina migliaia di fedeli e pellegrini si incolonnano pazienti davanti alla Basilica per rendere omaggio alla tomba di Papa Francesco mettendo a dura prova la vita quotidiana dei residenti.

Siamo in un quartiere strategico per la capitale: a poche centinaia di metri c’è la stazione Termini; via Merulana collega a San Giovanni (percorso spesso compiuto da Bergoglio in occasione della processione per il “Corpus Domini”); via Carlo Alberto connette a piazza Vittorio Emanuele e alle spalle della Basilica attraverso via Cavour si arriva sino a piazza Venezia.

In questo crocevia la chiesa paleocristiana, edificata in una posizione strategica sul perimetro della miracolosa nevicata del 5 Agosto, ha costituito negli anni un punto di riferimento naturale per il quartiere. E non solo per le ricchezze storiche e religiose contenute (si pensi per esempio alle Sacre reliquie della culla di Betlemme).

Alle 21 di ogni sera i rintocchi delle campane del campanile romanico si diffondono rassicuranti sopra i tetti delle case circostanti. Tra i suoni quello della “Sperduta”, storico bronzo crepatosi nel 1834 e solo recentemente riportato in Basilica. Il suo tocco ricorda la vicenda di una pellegrina che si era smarrita nella notte e proprio grazie alla “Sperduta” ritrovò la via per tornare a casa.

Chi invece non ha avuto dubbi nel “ritrovare la via” è stato proprio Bergoglio che più volte espresse con decisione la volontà di essere sepolto a Santa Maria Maggiore vicino alla icona della “Salus Popoli Romana”, da lui venerata centoventisei volte in dodici anni di Pontificato: la prima il 14 marzo 2013, il giorno dopo l’elezione come 265° Successore di Pietro; l’ultima il 12 aprile scorso, alla vigilia della Settimana Santa. In mezzo gli innumerevoli omaggi prima e dopo ognuno dei 47 viaggi apostolici e i quattro ricoveri al Policlinico “Gemelli”, avvenuti nel 2021, per due volte nel 2023 e infine la degenza più lunga, i 38 giorni trascorsi dal 14 febbraio al 23 marzo di quest’anno. Il Pontefice volle accanto a sé sul sagrato di San Pietro quella icona mariana il 27 marzo 2020, durante la Statio Orbis presieduta al tempo della pandemia di Covid.

Ora per il quartiere tutto e cambiato. Il rione dell’umanità venuta dalla “fine del mondo” che ha sempre convissuto tra alti e bassi con attori, scrittori, registi romani che hanno scelto questo quartiere come buen retiro, si trova unito ad affrontare la sfida di una viabilità impazzita. I negozi alimentari multietnici con i parrucchieri cinesi, i negozi di souvenir dei “bangla” sotto ai piani alti, nobili degli eleganti palazzi ristrutturati. Importanti istituti religiosi accanto alle ambasciate (c’è anche quella argentina), i ristoranti per i turisti vicino al Museo nazionale romano, il teatro Brancaccio con l’Auditorium di Mecenate.

L’idea delle autorità capitoline e quella di istituire una serie di accessi controllati, transennamenti fissi e l’utilizzo di piazza dell’Esquilino come “hub” capace di ospitare migliaia di persone in attesa di poter entrare in Basilica. Per i parcheggi si pensa di potenziare la stazione Termini e Piazza Vittorio Emanuele. Basterà? In aprile solo per il passaggio alla Porta Santa (la Basilica è una delle cinque porte sante della capitale) si erano messe in fila in media 15mila persone ogni 24 ore. Ora i numeri sono triplicati.