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AMERICAN DREAM

ELIO GIROMPINI - 24/07/2026

L’America. E il suo sogno, inseguito da milioni di persone dentro e fuori gli Usa. Costruito da migranti di ogni regione d’Europa, Italia inclusa, in cerca di fortuna e lavoro. Diventato immaginario di consumo nel dopoguerra: auto e rock ‘n’ roll, jeans e Coca Cola, Hollywood e Topolino. Le fondamenta, però, erano libertà e opportunità, promesse rilanciate attraverso film, conquiste spaziali, battaglie per i diritti civili (“I Have a Dream…”). Certo, dalla Depressione all’assassinio di Kennedy, dal Vietnam fino alle Torri Gemelle le ombre non sono mai mancate, le voci critiche nemmeno: letteratura, cinema e, naturalmente, musica. Che ha qualcosa da dire anche oggi, con il sogno americano sovrastato dalle parole d’ordine MAGA in una “golden age” di dazi, arricchimenti personali, deportazioni, sale da ballo e bombe.

Rolling Stones – Ringing Hollow – “Ero follemente innamorato di te prima ancora di incontrarti” canta Mick Jagger in Ringing Hollow, brano dell’ultimo album dei Rolling Stones, Foreign Tongues. Jagger confronta il suo sogno americano (tra l’altro ha abitato spesso e a lungo negli States) con la disillusione di oggi. Non senza riferimenti personali o a fatti recenti, come la diffusione del fentanyl. Ma è soprattutto il clima generale a colpirlo. “Risuona vuoto, risuona profondo, risuona forte. C’è sempre un re che cerca di prendersi la corona. Ma tu che ne pensi? Hanno tolto il tappeto di benvenuto, Lady Liberty non ha un bell’aspetto, ha uno strappo sulla veste” … “Quando le voci vengono soffocate ho voglia di urlare a squarciagola. La Libertà non sembra stare troppo bene, ha un’altra crepa nella sua campana. Lady Liberty non ha un bell’aspetto con un’espressione ostile sul volto”.
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Gianna Nannini/Marracash – America Inc. – America nel 1979 è il primo grande successo di Gianna Nannini. E’ un inno alla liberazione sessuale femminile e l’America è soltanto la metafora di quella libertà. Fa scalpore la copertina: Lady Liberty ha in mano un vibratore invece della fiaccola. Ora Nannini la aggiorna in duetto con Marracash, modifica il titolo (“Inc” sta per Incorporated, a significare una nazione-azienda) e aggiunge nuovi versi: “Ehi America, giovane e sexy, ci facevi sognare. Eri libera e aperta, ti venivo a trovare, il tipo per cui si impazzisce con tutte quelle stelle e strisce”… “Eri una diva o forse noi ti vedevamo in quel modo” … “sei brutta ora che cerchi di tornare grande di nuovo”. La Statua della Libertà c’è ancora, ma non quella originale ricoperta di rame: è d’oro massiccio, però il prezioso metallo si liquefa.
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Paul Simon – American Tune – La disillusione non è soltanto di oggi. Paul Simon, prendendo in prestito armonie di Bach, scrive American Tune nel 1973, con la guerra del Vietnam ancora in corso e Nixon al secondo mandato (finirà anzitempo nel ’74 per lo scandalo Watergate). “Non ho un amico che si senta a suo agio, non conosco un sogno che non sia stato infranto”… “ma va tutto bene, tutto bene, abbiamo vissuto così bene così a lungo. Però quando penso alla strada che stiamo percorrendo mi chiedo cosa sia andato storto”… “Veniamo sulla nave che chiamano Mayflower, veniamo sulla nave che è salpata per la Luna, arriviamo nell’ora più incerta e cantiamo una canzone americana. Ma va tutto bene, non puoi essere benedetto per sempre”.
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Bruce Springsteen – Born In The U.S.A. – “Ho passato la maggior parte della mia vita da musicista a misurare la distanza tra il sogno americano e la realtà americana”. In tante canzoni di Springsteen il tema sullo sfondo è quello. Born In The U.S.A. (1984) esempio perfetto e spesso mal interpretato a causa di un potente arrangiamento rock nell’album omonimo. La canzone era nata rabbiosa e scarna in un periodo di crisi del Boss (raccontato nel film Liberami dal nulla, 2025) e non è un inno nazionalista, anzi. Scritta nell’81 per un film sul Vietnam di Paul Schrader poi non realizzato, è l’urlo di un reduce abbandonato a se stesso, senza più affetti e senza lavoro. “Sto bruciando da dieci anni sulla strada, nessun posto dove correre, nessun posto dove andare. Nato negli U.S.A., sono nato negli U.S.A”.
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Francesco Guccini – Amerigo – Il racconto malinconico dedicato a un prozio emigrato in America offre a Guccini il modo di ricordare sia la dura realtà della nostra emigrazione sia l’immaginario dell’American Dream nella provincia italiana del dopoguerra. “L’America era per me i G.I. di Roosvelt, la quinta armata. L’America era Atlantide, l’America era il cuore, il destino. L’America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata, l’America era il mondo sognante e misterioso di Paperino”. Non è però la realtà che trova Amerigo. “Non so come la vide quando la nave offrì New York da vicino”… “E fu lavoro e sangue e fu fatica uguale da mattina a sera”… “Tornò come fan molti, due soldi e giovinezza ormai finita. L’America era un angolo, L’America era un’ombra, nebbia sottile. L’America era un’ernia, un gioco di quei tanti che fa la vita”.
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Qualche motivo in più – A volte, e questo è il caso, il tema potrebbe avere altri titoli degni di nota. Eccone tre per chi vuole andare oltre: This Is Not America (David Bowie – Pat Metheny), Wake Up America (Willie Nile), Pink Houses (John Mellencamp).