Ambiente

CASTAGNA DA TUTELARE

ARTURO BORTOLUZZI - 24/07/2026

La nuova sede del Consorzio Castanicoltori di Brinzio, Orino e Castello Cabiaglio è una buona notizia. Ma il vero tema non riguarda soltanto il successo di una cooperativa. La domanda è un’altra: perché la valorizzazione della castagna continua a dipendere quasi esclusivamente dall’impegno di pochi, quando dovrebbe rappresentare una strategia condivisa da tutto il territorio?

La castagna è molto più di un frutto. Per secoli è stata il sostegno economico delle comunità montane e oggi, in un’epoca in cui si parla di sostenibilità, biodiversità e filiere corte, può tornare a essere una risorsa di straordinaria attualità.

Un castagneto curato produce benefici che vanno ben oltre il raccolto: contribuisce alla prevenzione degli incendi, contrasta il dissesto idrogeologico, favorisce la biodiversità, assorbe anidride carbonica e conserva uno dei paesaggi più caratteristici delle nostre Prealpi. Prendersene cura significa investire nella salute del territorio.

Per questo la gestione dei castagneti non può essere lasciata soltanto ai castanicoltori. Provincia, Comunità Montane, Parco Campo dei Fiori e tutti i Comuni delle aree montane e pedemontane dovrebbero promuovere un vero programma di rilancio della castanicoltura, sostenendo il recupero delle selve, la formazione, la ricerca e la nascita di nuove attività legate alla trasformazione dei prodotti.

Accanto alla produzione occorre però sviluppare il mercato. Le istituzioni possono svolgere un ruolo decisivo. Le mense scolastiche, gli asili, le RSA, gli ospedali e, più in generale, la ristorazione della Pubblica Amministrazione dovrebbero privilegiare, quando possibile, i prodotti della filiera locale: farina di castagne, dolci tradizionali, creme, pasta e soprattutto miele di castagno, una delle eccellenze del nostro territorio.

Non si tratta soltanto di offrire alimenti di qualità. Significa educare le nuove generazioni al valore del patrimonio naturale, sostenere le aziende agricole locali, ridurre i trasporti delle merci e creare un’economia circolare capace di generare occupazione e presidio del territorio.

Anche le sagre e gli eventi dedicati alla castagna potrebbero diventare parte di una rete provinciale di promozione, coinvolgendo produttori, ristoratori, scuole, associazioni e operatori turistici. La castagna può diventare uno dei simboli della provincia di Varese, come avviene in altre realtà italiane che hanno saputo trasformare una tradizione in un’opportunità economica.

Il nuovo laboratorio del Consorzio dimostra che questa strada è possibile. Ora però occorre fare un passo in più: costruire un vero “Patto per la Castagna Varesina”, capace di unire istituzioni, imprese e cittadini. Perché un castagneto curato non produce soltanto frutti: produce paesaggio, salute, cultura, turismo e sviluppo sostenibile. È una ricchezza che appartiene a tutti e che tutti dovrebbero contribuire a valorizzare.