Nell’album di famiglia ho una foto che mi è cara più di altre. Avevo quattro anni, sei e due anni invece Giovanna e Maurizio -la primogenita e l’ultimo nato- e posavamo per il fotografo sulla spiaggia di Igea Marina.
Era il 4 settembre 1954. Maria Pia, l’ultimogenita, non c’è ancora: ma sarebbe nata due anni dopo. A completare una nidiata che era motivo di grande fierezza per mamma e papà. Non ne ho mai scordato la gioia nel mettere avanti con orgoglio genitoriale, ad ogni incontro di conoscenti, le nostre facce ritrose e paffute di bambini, nascoste dietro le loro gambe per la infantile vergogna.
Su quella spiaggia romagnola, terra di provenienza di nonno Tommaso, avevo scoperto per la prima volta il mare, sfidato con timore e prudenza le onde, assaporato e annusato l’odore -così intenso- di salsedine. Una scoperta Incantevole e insieme potente per una bambina di quattro anni, che avrebbe avuto il potere di superare nel ricordo qualsiasi altro incontro con altri pur splendidi mari.
Eravamo stati portati lì per curare le nostre pregresse tonsilliti invernali e rinvigorire i fisici, un po’ linfatici a detta del medico di famiglia. Quella vacanza, che sembrava anche uno stacco eccezionale della famiglia dai parenti, comportò un fitto scambio di missive tra mamma e papà, costretto dalla sua professione a raggiungerci solo verso la fine del periodo di riposo, e tra mamma e nonna. A nonna Bice erano destinate anche foto che ci ritraevano in spiaggia, come quella appunto che ho citato. Altre ne seguirono negli anni, vacanza dopo vacanza, a testimonianza del dolce, rispettoso affetto che mamma nutriva per sua madre.
Quell’abitudine venne sempre mantenuta. E io stessa profittai quando la maestra mi assegnò un compito delle vacanze che richiedeva di inoltrare una letterina a qualcuno. Pensai subito alla nonna, nonna Beatrice, quella rimastami, perché la mamma di papà, Luigia, era stata portata via dall’asiatica già da tempo: le scrissi della mia buona pagella di fine anno e non so che altro. Ne conservo la risposta affettuosa, ma un po’ formale, come i tempi imponevano. E mi consolo, pur dispiacendomene, pensando a quante cose io e lei non ci siamo dette. Oggi le chiederei perché siamo potuti essere così poco vicini a lei, e lei a mamma, come mamma avrebbe desiderato, almeno qualche volta in più. E come invece accadeva per altri familiari.
Forse perché quattro nipoti per casa fanno anche un po’ chiasso. O per quale diverso motivo?
Nelle affettuose lettere e cartoline di mamma, persona dolcissima e generosa, avverto quel filo di malinconia. Ma soprattutto il grande amore di chi sa dare. Senza pretendere e chiedere nulla in cambio.