C’è da indignarsi. Ma forse il mio sconcerto e imbarazzo fanno sì che io sia sicuramente parte di una minoranza.
Mai come ora mi sono ritrovato nelle parole del “grande italiano”, Alessandro Manzoni, quando, nei Promessi Sposi, parla di “buon senso” sostituito dal “senso comune”.
Mi riferisco al caso del gioielliere appena condannato e al circo Barnum messo in campo da una parte della politica italiana.
Premetto. Nessuno di noi sa come potrebbe reagire trovandosi di fronte a una situazione drammatica come quella subita da Mario Roggero. tuttavia alcuni aspetti, prima di procedere oltre, mi sembra necessario metterli in evidenza.
Ci troviamo di fronte all’applicazione della legge che contempla il diritto di legittima difesa così come norma disegnata dal Governo Meloni Salvini. ovvero tre gradi di giudizio esplicati e tutti e tre, con presenza anche di giudici popolari, hanno condannato il Roggero. E, a detta del PG, in tutti i gradi di giudizio non c’è stato segno di pentimento o di ravvedimento. Non aggiungerei altro perché credo tutti abbiano visto ampiamente i diversi filmati dell’accaduto.
Fatte queste premesse, la mia indignazione va altrove. Va al circo imbarazzante messo in piedi da questa destra al Governo del Paese e al voluto, ricercato e perpetuato analfabetismo istituzionale mostrato a più riprese.
Diciamolo chiaramente. Al di là dell’operazione di distrazione di massa dai problemi del Paese, la destra proprio non ce la fa. Non riesce ad avere né il senso del rispetto che si deve alle Istituzioni, in primis il Presidente della Repubblica, né il rispetto che si deve ai cittadini trasformando tutto in una battaglia ideologica per avere quattro voti in più facendo carta straccia del diritto (repubblicano e quindi figlio della nostra Costituzione) e delle ragioni per le quali serve. Questione cruciale quest’ultima perché da qui dipendono i rapporti con gli altri e le Istituzioni.
C’è un vulnus: la legittimazione popolare (e meglio sarebbe scrivere plebiscitaria), per questa destra, è tutto e consente tutto. Consente di utilizzare gli umori e la volontà del popolo o, se vogliamo, i bassi istinti e di usarli a piacimento per piegare il diritto incuranti di ogni legittimo fondamento. E così si alimenta nei cittadini l’idea che chi viola un diritto perde ogni diritto e questo ha una conseguenza. Le regole sono un ostacolo alla nostra libertà e si alimenta l’arbitrio rispetto a ciò che è giusto o non giusto. Dimentichi che il diritto è convivenza tra persone, soggetti ed istituzioni ed è, piaccia o no, anche limite all’uso della forza affinché nessuno possa dominare sull’altro. Nella società come, a dire il vero, in ogni campo, politica compresa.
E così, a fronte della gran cassa scatenata dai social vediamo un Ministro di Giustizia, come al solito sopra le righe, che dichiara bellamente di voler avviare una procedura di grazia a poche ore dalla sentenza (su mandato della PdC) e senza neanche aspettare la pubblicazione delle motivazioni. Altro che suscitare reazioni dai magistrati, altro che far saltare sulla sedia Mattarella.
Vediamo, poi, un altro Ministro andare a manifestare davanti al carcere dove Roggero è detenuto, andarlo a trovare e proporgli la candidatura in Parlamento. Cosa impossibile sia perché l’orefice è stato condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, sia perché la legge Severino prevede l’incandidabilità a tutti i livelli. Argomenti che il Ministro dovrebbe conoscere, ma tant’è, cosa non si fa per raggranellare qualche votarello in più e non perdere l’occasione di un comizio alle porte del carcere
E come non sottolineare le dichiarazioni della nostra premier che si getta nella mischia per non lasciare campo aperto a Salvini e Vannacci che, per inciso, ha battuto un colpo a distanza. Infatti il coordinatore del collegio difensivo del gioielliere è anche il capo dell’Ufficio legislativo di Futuro Nazionale (sic).
Insomma, siamo di fronte a uno sbrego istituzionale, ma anche ad altro di altrettanto pericoloso per la nostra società.
Siamo di fronte alla volontà di introdurre un “quarto” grado di giudizio nel nostro ordinamento, quello del “popolo”. Quello del sentimento “popolare” diffuso da utilizzare anche per scardinare le sentenze se il popolo lo chiede alla politica. Siamo di fronte al tentativo di tirare il Presidente della Repubblica per la giacca, mettendolo sotto pressione da parte dell’opinione pubblica e dei social affinché, al di là di ogni percorso di valutazione e motivazione rispettosa del diritto, si proceda alla grazia. Una cosa inaudita e mai vista in questo Paese.
Ma ciò che appare davvero sconcertante è l’idea stessa che sta aleggiando circa il modo di affrontare il tema sicurezza nel nostro Paese.
E così vediamo emergere la volontà di creare il Far West in salsa amatriciana. Libere pistole a tutti. Senza limiti. Libera pistola in casa mia. Altro che diritto alla legittima difesa. Chissà cosa ne pensano le forze dell’ordine di un siffatto sistema dove chiunque può farsi giustizia da sé.
Noi non siamo l’America di Trump e non vogliamo esserlo. Ma quello che appare più sconcertante è il fragoroso silenzio, se non l’aperta condivisione delle tesi di questa destra, da parte di chi dovrebbe rappresentare l’anima moderata. Di chi dovrebbe usare la moderazione come metodo per evitare che gli istinti peggiori prendano il sopravvento anche di fronte a situazioni drammatiche.
L’assenza di voci moderate che sappiano riportare alla giusta dimensione, al rispetto Istituzionale, alla capacità di non rincorrere gli estremisti. La capacità di comprendere che la voglia di giustizia non è vendetta se si subisce un torto. La necessità di saper governare, attraverso la politica, senza farsi travolgere da situazioni dove più è forte la carica emotiva. Ebbene, l’assenza di voci moderate, del “buon senso” direbbe il Manzoni, il silenzio se non l’allineamento alle tesi più estreme di questa destra da Far West è un problema. Non solo per quella parte politica, ma per il Paese intero.