Ormai siamo alla curva degli ultimi cinque chilometri, per usare un’immagine ciclistica. Il consiglio comunale si accomiata per un mese secco di vacanze – roba da Cipputi – e lo fa “confrontandosi” su temi tipicamente identitari, quelli cioè in cui è difficile cambiare idea. Evitiamo l’espressione abusata dello ”scontro”, perché almeno questa volta i toni sono stati più civili, salvo il consueto siparietto Angei (Lega) – Civati, che sembra un marchio di fabbrica.
Riprenderà con temi tremendamente concreti – con soldi e metri quadri – magari anche di quelli rimasti troppo a lungo a rosolare e che, in questa circostanza, diverranno soprattutto argomento di scontro tra maggioranza di centrosinistra e maggioranza di centrodestra, che a loro volta sono alle prese con un problema che si auguravano di avere già risolto: l’identificazione del candidato sindaco.
Con una cosa in comune, per ironia della sorte, nessuna delle fazioni (ci sia consentito il termine, che esprime lo stato d’animo imperante) ha fatto la scelta di base: candidato “politico” oppure “civico” più o meno collegato ai partiti? In un consiglio comunale nel quale uno degli esponenti di punta del centro-destra, soprattutto per i ruoli avuti ai tempi della Giunta Fontana, cioè Roberto Puricelli, con perfetto tempismo annunciava l’adesione a Forza Italia, il confronto è stato soprattutto sul tema dell’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole. Tema nella pratica ormai messo nel congelatore, dopo che il ddl, convertito in legge, voluto dal ministro leghista Valditara esclude l’argomento dalle scuole elementari e lo condiziona all’improbabile consenso scritto delle famiglie per gli altri ordini scolastici. Solo che prima dell’approvazione della legge era stata presentata una mozione delle consigliere di maggioranza D’Amico e Lozza, riaprendo la tenzone.
Quanto bastava per consentire ai due schieramenti di esprimersi su un argomento quanto mai divisivo. “l’educazione sessuale resta competenze delle famiglia” tuoneggiava il centrodestra, manifestando l’atavica diffidenza – come sosteneva Luca Boldetti, che della politiche familiari ha fatto il suo mantra – verso “insegnanti che non vogliono celebrare la festa del papà o della mamma”. Per non parlare dei richiami più o meno reali al “rischio di un’educazione fluida o pro-gender”
“Purtroppo, la famiglia del Mulino Bianco non c’è, a differenza di quella del bosco, e spesso la scuola è chiamata, con professionalità e competenza, a rimediare all’indifferenza o i negativi insegnamenti delle cattive famiglie”, replicavano compatti i consiglieri di centrosinistra, ricordando che “in assenza della scuola, già a 12 anni, l’insegnamento rischia di essere quello elargito da porno e social”. Insomma, accanto ad un’assessora di servizi educativi (Rossella Di Maggio) che ricordava che “la scuole è in primo luogo attenta ai bisogni nei ragazzi, ragione per cui certo una festa del papà o della mamma non si celebra in classi dove anche un solo ragazzo ne è privo”, gli schieramenti restavano fermi sulle rispettive posizioni. Ha prevalso il sostegno alla mozione, con un generico impegno del comune per ”iniziative in collaborazione con le altre realtà sul territorio”.
Restano intano i grandi capitoli da affrontare alla ripresa. Tra questi il DUP, ovvero il documento di programmazione triennale, argomento che a un anno dalle elezioni non appassiona troppo, ma sarà una sorta di manifesto elettorale. Così come ovviamente lo sarà il PGT, che si trascina ormai da tre anni. Questi ultimi giorni saranno di sprint per la commissione Urbanistica, inevitabilmente un po’ in affanno, nonostante le richiamate “almeno 25 sedute dedicate all’argomento”, ha ricordato il presidente Domenico Marasciulo (Pd). Soprattutto, si dovranno approvare gli strategici “piani dei Servizi” e “delle Regole”, nell’ambito del quale dovrebbe esserci anche il Regolamento Edilizio. Onestamente, un tempo decisamente ristretto per temi così rilevanti, Dove l’opposizione ha avuto buon gioco a dire: “ancora a metà mese attendevamo di visionare i piani, non delle dichiarazioni d’intenti dell’Assessore”. Le linee guida del PGT hanno già cominciato ad essere snocciolate (peccato: il momento era anche quello giusto per discutere del verde urbano mentre il clima si scalda in tutti i sensi.
Da parte della vicesindaca Ivana Perusin giungono intanto delle anticipazioni, secondo le quali il PGT “introdurrà un insieme di misure pensate per rafforzare la competitività del sistema produttivo locale, favorendo la crescita del tessuto economico cittadino”. Che cosa vorrà dire in concreto? Si parla di “una disciplina più flessibile delle destinazioni d’uso, con l’obiettivo di rendere ancora più dinamico il mercato immobiliare cittadino, e incentivi concreti per le imprese che investono in innovazione, sostenibilità e nuova occupazione”, con possibilità di incremento fino al 10% della superficie, e fino al ben il 50% per le aziende che investono in soluzioni tecnologiche ed energetiche d’avanguardia, compresa l’adesione alle CER (Comunità Energetiche Rinnovabili, altro tema sui cui è calato in città il silenzio”, oltre alle già anticipate aree privilegiate di sviluppo produttivo, verso la via Peschiera, e la strada per Schianno/via Selene, cosa che ha già sollevato perplessità negli stessi gruppi di maggioranza (Paris, M5S: “Bizzozero ha già dato”). Temi caldi, per tacere del resto che bolle ancora in pentola, come la chuisura auspicata dei lavori della ex-caserma Garibaldi , ovvero la “Fabbrica del Duomo” varesina, la definizione della viabilità attorno (Pavesi, Spinelli, Repubblica), la sistemazione finale di Viale Belforte. Troppi bocconi? Traspare la facile constatazione di un eccesso di carichi per gli uffici (maxi opere, PNRR, PGT, attività ordinaria). Intanto, una facile previsione: le ripercussioni sulla campagna elettorale sono scontate.