Editoriale bis

PANCHINE

MASSIMO LODI - 24/07/2026

Esiste un mondo al contrario. Non quello populista, quello popolare. È il mondo nascosto alla comunicazione, e invece visibile alla frequentazione. Visibilissimo. Il mondo di luoghi, persone, fatti e fatterelli che ci capita d’incrociare.

Fatti e fatterelli, ècchete qua, eccoci al punto. Fatterelli, specialmente. Nella comprensione del tratto umano valgono spesso, forse sempre, più dei fatti. Miniature capolavoristiche. Qui di seguito tre fatterelli, da rubricare alla voce panchina.

Panchina 1. Su questa panchina, all’ombra d’una gigantesca magnolia, vien dimenticato da un’elegante signora il foulard a colori blu, verde, azzurro con striature dorate che è solita avere come accessorio d’emergenza: l’aiuta a ripararsi quando la brezza che tira dal lago diventa frizzante. Si accorge dopo un bel po’ d’averlo smarrito, che peccato. Purtroppo non ci sarà più, teme. Torna indietro a controllare, non si sa mai. Proprio così, mai dire mai: il foulard sta dove stava. Ben ripiegato, deposto sulla spalliera della panchina in modo da balzare all’occhio di chi ne fosse andato in cerca, sperando di riprenderselo. A una distrazione appena passata ha rimediato un passante subito attento. Attento all’onestà.

Panchina 2. Su questa panchina -disposta con altre tre in una fila dirimpettaia a una seconda parallela/eguale, così da comporre un corridoio sormontato da ippocastani e querce- siede una donna di mezz’età, immigrata, gocciolante sudore, bisognosa di frescura e siesta perché picchia il sole del mezzodì. Nell’intorno, mamme e nonne con bambini, anziani, sfaccendati. D’un colpo la donna si alza, e avvia il giro delle panchine: in mano tiene un cartoccio, dentro albicocche e pesche. Le offre: dissetatevi un po’, dice. Chi accetta con un grazie, chi no con un sorriso. Entrambi i “chi” sorpresi da tanta generosa spontaneità. Lei, una di noi. Meglio: noi, un unicum con lei.

Panchina 3. Su questa panchina, tra alberi centenari attorno a una villa d’epoca un tempo privata oggi pubblica, son lì a scansare la calura due pensionati. Verde rigoglioso, servizi meno. Esempio: meno panchine del dovuto. Ben di più ne servirebbero a soddisfare le esigenze dei molti habituée del luogo. Un gruppetto familiare -nonni, genitori, bimba che reclama a voce squillane la pappa- si ferma nel prato oltre il viale, antistante la panchina col tandem d’età terzista. Il gruppetto avvia tra infinite scomodità l’operazione pappa. Avvia e subito stop. Dalla panchina degli agée, lei si alza e lui la segue: offrono alla famigliola d’accomodarsi al loro posto. Invito accolto con stuporosa gratitudine. La gentilezza resta giovane, nei vecchi che l’hanno in dono.

Amici cari e non de la ventura, come dice sempre l’infernale Alighieri in tivù: c’è un mondo al contrario. Non quello populista, quello popolare. Si chiama piccolo mondo antico: roba di realtà, mica di romanzo. Pensiamo non s’ammoderni, e invece no. S’ammoderna, si contemporaneizza, va perpetuandosi. Viva questo mondo sconosciuto alle cronache, e invece conosciuto dalle persone che non fanno cronaca. Ma fanno storia.

Ps: anche noi di RMFOnline andiamo in panchina, com’è d’uso in questo periodo dell’estate. Ci rialzeremo per tornare sul campo del volontariato all’inizio di settembre. Fate buone vacanze, fate bei sogni.