San Giacomo di Nisibi, vescovo siriano, viene celebrato il 15 luglio dalla chiesa cattolica e da tutte le chiese orientali compresa quella ortodossa. Il 14 luglio, il giorno prima, in Francia festeggiano la presa della Bastiglia ma l’assedio di Nisibi, oggi Nasaybin in Turchia, al confine con la Siria, è avvenimento molto più interessante. San Giacomo di Nisibi fu vescovo dal 309 alla morte, 338 circa, e partecipò al Concilio di Nicea nel 325. I suoi resti sono in San Paolo fuori le mura, un delle quattro basiliche papali a Roma e forse la più bella. Se la Storia si ripete è interessante capire come san Giacomo fermò per ben tre volte gli assalti alla città di cui era vescovo, assalti ed assedi da parte dei persiani, gli antenati invincibili degli attuali iraniani. Nisibi era la porta della Mesopotania verso la Persia, presidiata dai romani quando imperatore era Costanzo II. Le cocenti sconfitte di almeno tre imperatori romani e il sogno mai realizzato di conquistare la Persia da parte di Roma dovrebbe oggi far riflettere. I
I persiani, guidati da Sapore II, avevano circondato la città di Nisibi con macchine di assedio ed un grande esercito. La città stava per arrendersi e san Giacomo salì nella notte sulle mura, pregò Dio di salvare la città e benedisse i massi delle mura. All’alba del giorno seguente, Dio esaudisce la preghiera del vescovo: dal cielo piombano sciami di zanzare, moscerini e tafani che attaccano le narici, gli occhi, le orecchie, gli zebedei degli elefanti e dei cavalli persiani rendendoli ingovernabili, impazziti. I persiani si ritirano, Sapore II deve subire la resa. Sant’ Efrem il siro, allievo di San Giacomo, ricordato come autore di numerosi inni, scrive: “Dio ha combattuto con insetti piccoli come granelli di polvere e ha vinto eserciti di ferro”; una guerra “batteriologica” ante litteram. I persiani, irriducibili, torneranno sotto le mura di Nisibi nel 350, quando san Giacomo, morto nel 338, compie il miracolo. I persiani, costretti al ritiro ben due volte, cambiamo strategia: deviano il corso del fiume Mygdonius creando un lago artificiale davanti alle mura di Nisibi. Dopo mesi, aperta la diga, un mare di acqua colpisce le mura che in parte cedono lasciando varchi per l’assalto dell’esercito persiano. La notte seguente, una figura luminosa avvistata anche dal campo persiano, si muove sulla linea delle mura della città, in parte distrutte. Secondo la tradizione la figura luminosa che si toglie il mantello, lo stende a terra e prega nella notte è lo spirito di san Giacomo. Il mattino seguente le pietre delle mura tornano ordinate al loro posto chiudendo i varchi. I persiani giurano di aver visto la figura molto luminosa e si convincono che possa essere Cristo, la Vergine Maria o san Giacomo come credono gli abitanti di Nisibi e tolgono terrorizzati l’assedio.
Nisibi verrà ceduta dai romani ai persiani con un umiliante trattato dell’imperatore Gioviano succeduto all’imperatore Giuliano, morto in Persia. A noi resta da farsi una domanda, la prima e la più scontata: se invece di scaricare tonnellate di bombe per la distruzione di ogni cosa, i figli di Abramo avessero sinceramente pregato il Dio della Bibbia, forse sarebbe bastato, come a san Giacomo a Nisibi, una ricca pioggia di bombe di tafani, moscerini, zanzare per sterminare i ”terroristi”. Non si prega mai e mai abbastanza, evidentemente. Dal punto di vista “ecologico” tafani, mosche, zanzare e moscerini non sono così dannosi per la Natura, non inquinano i terreni per la durata di centinaia di anni. Per ricostruire le mura, invece, non occorrono i miracoli e la preghiera di san Giacomo di Nisibi, basta il genero di Donald Trump. Come ci ha insegnato Giambattista Vico la Storia si ripete per cicli e ricicli in contesti diversi e infatti gli immobiliaristi non avevano potere alcuno a Nisibi, nel 363 dc. Come diceva Totò, Mala tempora currunt.