Quando si commentano i risultati elettorali di qualsiasi tipo è quasi immancabile l’amara constatazione dell’aumento delle astensioni. Una eccezione si è avuta con il recente referendum sui magistrati grazie a una sorta di “conservatorismo costituzionale” che si fa sentire nei momenti topici della Repubblica.
Altre positive eccezioni si verificano per alcune elezioni amministrative quando i risultati appaiono incerti; quando i candidati sono convincenti e magari scelti con delle vere primarie; quando ci sono delle buone liste civiche.
L’astensionismo è un fenomeno che si è diffuso nel tempo e niente affatto imprevedibilmente se si pensa che i partiti sono oggi un’immagine sbiadita di quello che erano solo qualche decennio fa. Lo stesso Pd, probabilmente il più strutturato dei partiti, ha visto pressoché dimezzata la sua base militante. E il Movimento Cinque Stelle, nato per rivoluzionare la politica, ha pochissima forza territoriale.
A proposito delle amministrative, guardando vicino a noi, nella prossima primavera si voterà a Varese città e a Milano. Potremo ancora annoverarle fra le eccezioni positive in fatto di partecipazione popolare? Le condizioni ci sono tutte. Sia nella grande Milano, sia a Varese, cambieranno i sindaci avendo Giuseppe Sala e Davide Galimberti portato a termine (con risultati davvero buoni) la durata massima dei dieci anni.
Va detto che i due sindaci erano saliti ai vertici attraverso delle primarie di centrosinistra da molti ritenute, compreso chi scrive, delle campagne di selezione e lancio decisive per la vittoria. A Varese il loro esito era molto incerto, ma anche a Milano sono risultate galvanizzanti.
Per ciò che riguarda Varese, la vittoria del centrosinistra dieci anni fa veniva dopo un lunghissimo dominio leghista. Il desiderio per il centrodestra di riconquistare il simbolico municipio sarà forte e la competizione accesa e niente affatto scontata.
Sia a Milano che a Varese l’interrogativo per il centrosinistra riguarda soprattutto il modo come si sceglierà il candidato sindaco. Si terranno ancora le primarie? La mia risposta è che, se non ci sarà entro qualche mese una scelta ben condivisa senza troppe forzature, le primarie saranno una opzione non solo utile ma necessaria.
Che le primarie ci siano oppure no, il secondo nodo da sciogliere sarà la partecipazione di gruppi e liste civiche. Penso che a Varese nel 2016 siano state una delle carte vincenti del centrosinistra. Non erano invenzioni dell’ultimo momento che rispondevano solo alle ambizioni di qualcuno. Erano fatte da persone radicate in città con la capacità di attivare “pezzi” importanti della comunità.
Parecchi anni fa erano i partiti che davano smalto ai gruppi civici e li incalzavano. Nella situazione di oggi – Milano, Varese o altre città – vale spesso il contrario. Sono i movimenti e le iniziative civiche che aiutano le forze politiche a rinnovarsi se non a rigenerarsi. Mi auguro che i partiti ne siano realmente consapevoli e che non usino strumentalmente queste potenzialità.