
Un riconoscimento ufficiale è arrivato anche dalla Federazione Italiana Gioco Calcio, che nello scorso mese di giugno ha assegnato alla Varesina il riconoscimento di miglior Grossroots Club d’Italia come società dilettantistica che si è maggiormente distinta per la qualità del lavoro svolto nello sviluppo del calcio giovanile di base.
In effetti, il settore giovanile della società di Venegono Superiore (nata solo una quindicina d’anni orsono, nel 2010, per iniziativa del presidente Lino Di Caro, oggi affiancato dai figli Max e Matteo), è un autentico fiore all‘occhiello e non ha pari in provincia di Varese: parliamo di circa 600 ragazzi e ragazze (queste ultime sono una settantina) suddivisi in circa 40 squadre con un centinaio di istruttori e con il supporto di una psicologa e di un nutrizionista.
Il settore giovanile opera su quattro campi: a Venegono Superiore gioca la prima squadra, che milita in serie D, dove ci sono anche un campo laterale e una palestra. A Cairate, dove si allena la prima squadra, ci sono altri due campi (uno dei quali in erba sintetica) e un’altra palestra. A Castiglione Olona ci sono campi coperti e scoperti, oltre a un centro polifunzionale e qui soprattutto si svolge l‘attività di base, quella cioè riservata ai più piccoli. Infine, c’è l‘impianto di Vedano Olona, dove è concentrata l‘attività agonistica e ancora quella di base per i più grandicelli.
Ne parliamo con Mario Belluzzo, allenatore con un eccellente curriculum (ricordiamo soltanto la conquista della Coppa Italia di serie D nel 1994 e di serie C nel 1995 alla guida del Varese, oltre alla promozione con il ritorno in serie C nel 1994) che ormai da nove anni è coordinatore tecnico del settore giovanile rossoblù (Andrea Millefanti è il direttore generale e Paolo Masini il direttore sportivo).
‘’Visti i nostri numeri – osserva Belluzzo – dobbiamo sottolineare anche l‘importanza che la nostra attività riveste sul piano sociale per l’intero territorio. Intratteniamo anche un rapporto molto stretto con le scuole e osservo che la maggior parte dei nostri istruttori sono insegnanti’’.
– Belluzzo ha cominciato la sua attività di istruttore a livello giovanile nell‘ormai lontanissimo 1982: come sono cambiate le cose da allora?
‘’Direi che molto è cambiato, prima con l’avvento del telefono cellulare che permette di realizzare anche filmati e poi con i social, sui quali questi filmati vengono postati…’’.
-Inutile dire che, sotto questo profilo, i genitori continuano ad avere un ruolo molto importante e qualche volta anche discusso e discutibile…
“È così – conferma Belluzzo – e, per citare la battuta di un direttore sportivo che sosteneva che la squadra giovanile ideale doveva essere formata da orfani, a volte le pressioni nei confronti dei ragazzi da parte dei loro famigliari diventano un po’ eccessive. Sì, molti genitori pensano di avere in famiglia Maradona o Messi e qualcuno arriva a fantasticare sulla carriera dei figli. Diciamo che l‘attività della nostra psicologa, che incontra anche gruppi di genitori oltre che i ragazzi, diventa molto importante proprio per limitare una certa esasperazione che a volte affiora. Ma nella stragrande maggioranza dei casi non si arriva a livelli patologici…”.
– Il calcio italiano è in profonda crisi: che cosa suggerisce chi si occupa di giovani?
“È un problema estremamente complesso e articolato – è la risposta – e allora mi limito a uno dei suoi molti aspetti: ai nostri giovani manca una buona coordinazione motoria. Una delle cause sta nel fatto che i ragazzi praticano soltanto uno sport, a differenza di quanto avviene in altre nazioni, dove fino a 12-13 anni ci si dedica a diverse discipline per poi scegliere quella in cui si è più dotati. Con i nostri istruttori stiamo studiando delle possibili soluzioni, anche se proporre per i bambini la pratica di più discipline, oltre che problematico, a qualcuno potrebbe apparire un po’ balzano…”.
– Che cosa c’è nel futuro della Varesina?
“Negli anni scorsi abbiamo ceduto diversi giocatori ai settori giovanili di club importanti – spiega ancora Mario Belluzzo – come Juventus, Inter, Como, Atalanta, Cremonese, Monza e altri ancora: circa 15-20 dei nostri ragazzi entrano ogni anno nell‘orbita di squadre professionistiche e intendiamo proseguire su questa strada, migliorando naturalmente a livello di strutture e di qualità generale. In programma c’è anche la realizzazione dell‘impianto di illuminazione dello stadio di Venegono Superiore: in caso di promozione, infatti, sarebbe uno dei requisiti per continuare a giocare lì anche in serie C. E l‘approdo al calcio professionistico è uno degli obiettivi della nostra società”.