Il racconto

VOTO A PUNIRE

MAURO DELLA PORTA RAFFO - 24/07/2026

Le Midterm Elections degli Usa rappresentano storicamente il momento più difficile per il partito del Presidente in carica. Dal secondo dopoguerra in poi, la regola è stata quella delle perdite, tanto che gli studiosi parlano di una vera e propria “legge delle elezioni di metà mandato”. Se prendiamo il periodo dal 1934 al 2022, si sono svolte 23 elezioni di metà mandato. In esse: il partito del Presidente ha perso seggi alla Camera in 20 casi su 23. Al Senato il bilancio è più variabile, ma la tendenza resta negativa, con una perdita media di circa 4 seggi.

Le eccezioni sono pochissime: 1934 – Franklin D. Roosevelt (Democratico): guadagno sia alla Camera sia al Senato, sull’onda del New Deal. 1998 – Bill Clinton (Democratico): +5 seggi alla Camera (nessuna perdita al Senato), favorita anche dal contraccolpo politico dell’impeachment promosso dai repubblicani. 2002 – George W. Bush (Repubblicano): guadagno in entrambe le Camere, caso eccezionale legato al clima nazionale seguito agli attentati dell’11 settembre 2001.

Se invece si guarda all’intera storia degli Stati Uniti, dal 1789, il quadro è più articolato. Nei primi decenni della Repubblica il fenomeno non era ancora consolidato, perché il sistema dei partiti era in formazione e il corpo elettorale era molto diverso da quello moderno. È soprattutto a partire dagli anni Venti dell’Ottocento che diventa regolare la tendenza a “punire” il partito del Presidente alle elezioni di metà mandato. Un dato sintetico rende bene l’idea: dal 1934 il partito del Presidente ha perso in media circa 27-28 seggi alla Camera e circa 4 al Senato a ogni Midterm. È un fenomeno così costante che negli Stati Uniti, come detto, si tende a considerarlo una sorta di referendum sull’operato del Presidente.

Gli elettori, dopo avergli spesso consegnato una maggioranza due anni prima, utilizzano le elezioni di metà mandato per riequilibrare i poteri. Questa dinamica è una delle caratteristiche più stabili della politica americana che è assolutamente attrezzata a farvi fronte. Così stando indubitabilmente le cose, perché mai una sconfitta repubblicana il prossimo 3 novembre sarebbe catastrofica per Donald Trump? Certo, una maggioranza democratica alla Camera potrebbe dare luogo ad una terza procedura di Impeachment ma con quale risultato finale visto che il giudizio è del Senato nel quale dovrebbero votare contro il tycoon i due terzi dei senatori presenti il che è semplicemente impossibile? Trump è già nella storia per essere il solo Presidente due volte perseguito. Si vuole rendere nei secoli inattaccabile tale sua prerogativa?