Opinioni

L’UTILE VANNACCISMO

ROBERTO MOLINARI - 24/10/2025

La prendo larga. Varese nel passato è stata la culla della Lega Nord. Che è stata anche o quanto meno ci ha provato, per sua autodefinizione, il partito sindacato di territorio. Nel passato, appunto. Oggi la Lega a trazione Salvini, la rappresentanza del Nord, dei territori, l’ha abbandonata per perseguire una dinamica nazionale e, soprattutto, ha spostato l’asse politico sempre più verso la destra estrema, superando, in questo, anche Fratelli d’Italia. Insomma, altro che partito post ideologico come amano definirsi i bossiani d’antan.

Cito al proposito due recenti accadimenti. Il consueto incontro sul “pratone” di Pontida e le elezioni regionali toscane. Ebbene, a un osservatore esterno come me anche se di parte, ha fatto un certo effetto vedere il protagonismo, lì, sul palco di Pontida dell’onorevole Vannacci. Più ancora, tuttavia, mi ha fatto un certo effetto vedere le folle leghiste plaudenti rispetto al “verbo” annunciato dall’attuale vice di Salvini.

Ora, premetto che non ho mai creduto a chi mi dice che esistono due Leghe. La Lega buona e la Lega cattiva. La Lega buona sarebbe quella degli autonomisti del Nord (tipo Zaia per intenderci) e la Lega cattiva quella di Salvini e Vannacci. La Lega è una e come tale deve essere giudicata politicamente.

Dunque folla plaudente al “verbo” vannacciano, fatto di slogan, di richiamo ai miti dell’uomo forte, della Decima Mas, di remigration, di luoghi comuni sugli italiani di seconda generazione e così via, insomma tutto il classico repertorio già ampiamente descritto ne “Il mondo al contrario”. Ma l’aspetto nuovo è stato, al di là dell’insofferenza manifesta anche fisica dei “colonnelli” leghisti, l’abbraccio, soprattutto da parte dei militanti più giovani, all’ex generale, sintomo di uno spostamento ben più radicale verso destra anche della nuova militanza del Carroccio, lontano-lontanissimo dalle istanze iniziali.

Dopo Pontida, abbiamo avuto le elezioni regionali in Toscana. Il risultato non sembrava certo in bilico o in dubbio alla vigilia, se non altro quello riferito al Governatore Giani e al possibile turno vincente del centrosinistra. Tuttavia, a stupire è stato il flop pesantissimo della Lega e di Vannacci stesso, mandato a coordinare la campagna propagandistica. Un flop che ha visto il partito passare dal 22% di 5 anni fa al 4,4% in questa tornata, risultato al limite della deflagrazione politica. O, più coerentemente, alla messa in dubbio del segretario, della sua linea politica e, di conseguenza, anche alla messa in mora dell’iper-attivismo di Vannacci e della sua strategia del piede in due scarpe. Della serie: sono vicesegretario del partito, ma creo i miei team fuori dal partito e vado avanti a promuovere me stesso, altro che la Lega.

Sono convinto che nell’attuale Lega a trazione Salvini Vannacci non cambierà molto se non nulla sino a dopo le elezioni politiche. Abbiamo visto i colonnelli leghisti silenti alla mortificazione di Zaia in Veneto, così come lievi sono state le voci contrarie al fatto che Salvini abbia accettato di passare la mano anche in Lombardia dando il suo placet al partito di Giorgia Meloni di esprimere il possibile candidato a succedere a Fontana. E quindi non vedo scossoni al riguardo prima dell’appuntamento nel 2027. Tuttavia, se vi potranno essere dei movimenti “carsici” o, per così dire, “tellurici”, si verificheranno o saranno possibili non tra i “colonnelli” e i “quadri intermedi”, ma soprattutto nell’elettorato leghista e in quello dei moderati e, mi verrebbe da dire, tra la cosiddetta “maggioranza silenziosa”, fatta da persone che non amano le piazze né tanto meno i “pratoni”. Tutte persone appartenenti all’area del centrodestra, ma sempre più in chiara insofferenza rispetto al posizionamento dell’asse politico verso un radicalismo di destra, molto enfatico e ricco di richiami a un passato superato.

Insomma, credo che il proporsi, da parte di questa Lega ormai vannaccizzata come alternativa più a destra della stessa Meloni, abbandonando il Nord a se stesso, faccia sì che gli elettori moderati, e poco avvezzi alle “sparate” eufemisticamente definibili ideologiche, cerchino altrove alternative credibili. Se questo aspetto lo valutiamo anche in chiave amministrativa -pensando per esempio al rinnovo municipale di Varese, dove è sotto gli occhi di tutti un’esperienza di centrosinistra all’insegna del buon governo e della cultura del fare- ritengo ci sia parecchio da poter offrire agli elettori delusi da una destracentro sempre più radicale.