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RE DELL’ASSOLO

CLAUDIO PIOVANELLI - 24/10/2025

Pogacar iridato

Tadej Pogacar ha concluso la sua ennesima straordinaria stagione inanellando un poker di vittorie semplicemente fantastico: campionato del mondo, campionato d’Europa, Tre Valli Varesine e Giro di Lombardia. Comune denominatore per questi quattro successi, colti nel breve volgere di due settimane, avere staccato tutti concludendo ciascuna prova con un assolo, soluzione alla quale il corridore sloveno ci ha ormai abituato.

In tutta la stagione, cominciata a gennaio, Pogacar ha conquistato 20 vittorie. Sorprendente, per il ciclismo dei nostri tempi, che questo campionissimo abbia cominciato a vincere a febbraio, conquistando l’UAE Tour negli Emirati Arabi (gara in sette tappe disputata tra il 17 e il 23 febbraio) e abbia terminato a ottobre, appunto con il successo al Giro di Lombardia, gara vinta per la quinta volta consecutiva, impresa che gli ha consentito di migliorare il record di Fausto Coppi, per quattro volte in fila vincitore della “classica delle foglie morte” tra il 1946 e il 1949 (poi anche nel 1954).

Ma non c’è stato in pratica mese in cui Tadej Pogacar non abbia alzato quest’anno le mani al cielo: a marzo ha conquistato le Strade Bianche, ad aprile ha piazzato un impressionante tris con Giro delle Fiandre, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi, a giugno ha messo in carniere il Giro del Delfinato (con tre vittorie di tappa) e a luglio ha conquistato il suo quarto Tour de France, imponendosi nelle quattro tappe di maggiore difficoltà.

Poi il deflagrante finale di stagione di cui s’è detto.

Dettaglio tutt’altro che irrilevante: “Pogi”, come viene chiamato in gruppo, ha collezionato anche il terzo posto alla Milano-Sanremo, alle spalle di Mathieu Van der Poel e di Filippo Ganna, e il secondo posto alla Parigi-Roubaix, dietro Van der Poel che lo ha staccato approfittando di una caduta dello sloveno, alla sua prima partecipazione a questa gara così particolare, a 37 chilometri dal traguardo.

A proposito di primati, Pogacar è anche il primo corridore a essere salito sempre sul podio nella stessa stagione in tutte e cinque le “classiche monumento” ed è anche il primo ad avere sempre conquistato il podio in sei edizioni consecutive del Tour de France (vittorioso nel 2020, 2021, 2024 e 2025, secondo dietro Jonas Vingegaard nel 2022 e 2023).

Qualcuno ha sottolineato che quest’anno Pogacar ha vinto meno rispetto al 2024 (20 vittorie contro 25) ma la spiegazione è semplicissima: lo scorso anno lo sloveno aveva partecipato e vinto il Giro d’Italia, nel quale si era imposto anche in sei tappe.

Pogacar imbattibile, dunque? In verità, proprio quest’anno il 27enne sloveno ha mostrato due momenti di debolezza. Il primo, soltanto psicologico, lo ha accusato durante l’ultima settimana del Tour de France, quando ha manifestato e confessato un certo stress, provocato anche da un problema a un ginocchio che lo aveva decisamente preoccupato ma che, alla resa dei conti, non ha poi neppure minimamente influito sulle sue prestazioni.

Il secondo momento di difficoltà Pogacar lo ha mostrato sulla strada, nella prova a cronometro iridata, quando ha chiuso “soltanto” al quarto posto, subendo l’umiliazione di essere raggiunto e superato dal vincitore Remco Evenepoel poco prima dell’arrivo. Ma poi s’è visto che la reazione è stata immediata e… fragorosa!

Nel ciclismo non mancano i traguardi da inseguire e, malgrado le moltissime vittorie già ottenute (circa 120, poco però in confronto alle 445 su strada da professionista del “cannibale” Eddy Merckx), a Pogacar ne restano moltissimi ancora da centrare. A cominciare, ad esempio, dalla Milano-Sanremo (sinora due terzi posti, un quarto e un quinto) e dalla Parigi-Roubaix (secondo quest’anno), le due classiche che ancora mancano nel suo pur qualificatissimo palmares, senza scordare la Vuelta, alla quale ha partecipato solo nel 2019 cogliendo, giovanissimo, il terzo posto.

Fa davvero bene al ciclismo un fenomeno come Tadej Pogacar? Da escludere un soluzione come quella adottata con Alfredo Binda nel 1930, pagato per non disputare il Giro d’Italia per manifesta superiorità (il campionissimo di Cittiglio si era imposto nelle precedenti tre edizioni), è dunque necessario convivere con questa realtà così “prepotente”. Grazie anche al suo carattere, “Pogi” è sicuramente benvoluto nel gruppo ed è idolatrato dai tifosi, che non solo si esaltano per le sue imprese ma ne apprezzano cortesia e disponibilità (come scordare il passaggio della borraccia a un bambino a bordo strada durante una tappa del Giro d’Italia 2024?). Avanti di questo passo, però, si potrebbe rischiare quell’”effetto antipatia” che colpisce tutti coloro che, in qualsiasi campo, ottengono solo successi su successi. La speranza è che gli avversari che Tadej Pogacar ha avuto in questi anni (soprattutto Vingegaard, Van der Poel ed Evenepoel) continuino a essere competitivi e a dargli almeno un po’ di filo da torcere, in attesa che presto si riveli un suo alter ego che, al momento, non si intravvede però all’orizzonte. Tanto meno, ahinoi, in Italia…