
Ottobre, mese del Santo Rosario – dedicato dalla tradizione cattolica a questa preghiera contemplativa definita “cristologica” e “compendio del Vangelo” – propone a ciascuno di noi una recita riflessiva sui misteri della vita di Cristo, attraverso l’intercessione di Maria. Benedetto XVI lo ricordava come “singolare preghiera contemplativa con la quale, guidati dalla celeste Madre del Signore, fissiamo lo sguardo sul volto del Redentore, per essere conformati al suo mistero di gioia, di luce, di dolore, di gloria”. Ottobre ci invita anche a ritornare – in particolare in questo anno giubilare – in quei Santuari mariani magari già frequentati in anni giovanili o anche più recenti, ma sempre pronti a dare ristoro all’anima dei fedeli oranti. Il nostro Santuario, dedicato alla Madonna del Sacro Monte, ha visto la presenza di numerosi pellegrinaggi già dall’inizio di questo 2025, ma in modo particolare a maggio e in questo mese di ottobre, a dimostrazione di quanto sia ancora molto viva la devozione popolare verso Maria.
Il termine Rosario affonda le radici nel periodo medioevale, quando vigeva l’usanza di porre sulle statue della Vergine una corona di rose “belle e profumate”, simbolo delle preghiere rivolte alla Madonna. San Domenico rese poi popolare l’uso della corona, in quanto si racconta che nel 1214 ricevette dalla Vergine stessa il primo Rosario per la recita dell’Ave Maria, dedicando la preghiera alla conversione dei peccatori. Prima di San Domenico si recitavano i “Rosari di Padre Nostro”. Nel 1571 Papa Pio V, a causa della minaccia Ottomana, chiese alla comunità cristiana di pregare intensamente con il Rosario. La vittoria della battaglia di Lepanto del 7 ottobre, fece sì che il Papa istituisse per quel giorno la “Festa della Madonna della Vittoria”, trasformata poi da Papa Gregorio XIII in “Nostra Signora del Rosario”. Successivamente Papa Leone XIII nel 1883 volle celebrare il mese di ottobre con la recita intensa del Rosario, sviluppando una particolare devozione che gradualmente si diffuse in tutto il globo. Del resto già qualche decennio prima, nel 1858, la Madonna apparendo a Lourdes alla piccola Bernardette, raccomandò con insistenza la pratica del Rosario. Ancora oggi è considerato una potente arma a favore della pace nel mondo: attuale più che mai in questo momento storico. La sua recita costante e meditata aiuta ciascuno a far luce sul proprio percorso di fede, alla possibile conversione fino al raggiungimento della pace interiore.
Ho avuto occasione di recarmi recentemente al Santuario della Madonna del Bosco, Basilica Romana Minore, di Imbersago, provincia di Lecco, posto in una posizione stupenda, con vista sul Resegone e sulla Vallata dell’Adda. Lì comparve la Madonna il 9 maggio 1617 a tre pastorelli che rimasero colpiti da una figura raggiante di luce sulla cima di un castagno, alla cui base fioriva un grosso riccio contenente castagne mature, fenomeno insolito per la stagione. Si racconta anche, sempre di quel periodo, della liberazione dalle fauci di un lupo, di un bambino la cui mamma, disperata per il pericolo che stava correndo il suo piccolo, urlò: “Vergine Santissima, salva il mio bambino!” Il lupo si fermò mentre sopra un castagno, comparve, come seduta su una nube la Madonna con il Bambino Gesù sulle ginocchia e due Angeli ai lati. Il lupo ammansito depose il bambino e si allontanò. Il Santuario è raggiungibile in auto o, se si vuole fare penitenza, salendo la Scala Santa di 349 gradini intervallati da slarghi, dove sono esposte preghiere con cui meditare.
Non molto lontano si trova il Santuario di Caravaggio in provincia di Bergamo, dove la Vergine viene onorata con il titolo di Santa Maria del Fonte. La Madonna è, metaforicamente, la fontana presso la quale i pellegrini stanchi e assetati sostano volentieri. Chi è nella sofferenza, nel dolore o nella malattia, cerca la consolazione e il conforto nella Mamma Celeste. Ma anche chi è nella gioia si ferma al Fonte con animo grato e colmo di riconoscenza. Grande e profondo ho osservato recentemente ancora l’attaccamento alla Madonna di Caravaggio, cui mia mamma era particolarmente devota. Non dimenticava mai ogni anno di accendere in casa una candela alle ore 17 del 26 Maggio, giorno dell’apparizione di Maria a Giannetta de’ Vacchi, nel 1432.