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FRATELLI TUTTI

PIETRO CARLETTI - 25/04/2025

Il Papa nel 2018 con il giovane gaviratese Thomas

Il desiderio di papa Francesco di rimanere fino alla fine con il suo popolo, nonostante le sue condizioni di salute precarie, ha reso ancor più dolorosa e inattesa la sua morte, avvenuta lunedì 21 aprile alle 7:35 a Casa Santa Marta, dove stava proseguendo il periodo di convalescenza dopo il lungo ricovero presso il Policlinico Gemelli. Lo sconcerto è stato espresso fin da subito dai pellegrini, che lo hanno ricordato come un papa vicino ai fedeli e sensibile ai temi sociali del nostro tempo.

Nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 da papà Mario, ragioniere e impiegato nelle ferrovie, e da mamma Regina Sivori, casalinga, Bergoglio conseguì il diploma da perito chimico, e a ventun anni cominciò il noviziato nella Compagnia di Gesù di Cordoba. Venne ordinato presbitero il 13 dicembre 1969.

Il suo nome era già stato fatto in occasione del Conclave del 2005, che poi elesse Ratzinger, ma a seguito delle sue dimissioni venne scelto il 13 marzo del 2013 come suo successore, quando ai cardinali era già ben noto il programma del suo pontificato: «La Chiesa è chiamata ad uscire da sé stessa e ad andare verso le periferie, non solo geografiche ma anche esistenziali». Oggi possiamo constatare che è stato proprio questo il faro che ha illuminato il suo pontificato, e che ha significato per la Chiesa una vera e propria rivoluzione.

Anzitutto, il papa arrivato «quasi dalla fine del mondo» scelse fin da subito di rinunciare agli attributi tipici del ruolo che ricopriva, rimanendo a vivere a Santa Marta, l’albergo vaticano che ospitava gli elettori. Cercò in tutti i modi di rimanere un “cittadino normale”, portando da sé il bagaglio a mano e andando di persona a cambiare occhiali e scarpe nei negozi che era abituato a frequentare prima di diventare vescovo di Roma. Come promise, Bergoglio si curò di dedicare attenzione e visibilità agli ultimi, dedicando particolare riguardo, durante i suoi viaggi, alle periferie del mondo sia in Amazzonia che in Bangladesh, come anche nelle diocesi cattoliche italiane. Inoltre, promosse il dialogo con la Cina e ottenne un «accordo provvisorio» nel 2018 per la nomina dei vescovi, e co-firmò nel 2019 il Documento sulla fratellanza umana con il Grande imam di Al Azhar Ahmad Al-Tayyeb.

Fu anche il primo papa a viaggiare in Iraq nel 2021 e a promuovere un concreto avvicinamento con il mondo ortodosso, incontrando il patriarca di Mosca, Kirill il 12 febbraio 2016. Sfruttò ogni possibile occasione per costruire ponti, per diffondere il calore dell’amicizia e della fraternità umana senza porre limiti e confini alle distanze geografiche, culturali e religiose.

Offrì la sua penna per scrivere encicliche e testi che sono stati studiati, citati e colti come punto di riferimento da educatori, economisti, giuristi e politici, dimostrando una sensibilità profonda e un’attenzione premurosa per l’umanità intera.

Il suo proposito principale era di promuovere l’umanità di ogni individuo, di combattere contro «l’anti-cuore», contro «una società sempre più dominata dal narcisismo e dalla autoreferenzialità», per promuovere il cuore, «centro intimo dell’uomo», la cui svalutazione fa perdere «la poesia» custodita in ciascuno di noi, come scrisse nella sua ultima enciclica Dilexit nos. Il Santo Padre, con la Fratelli tutti, ci ha anche spinti a sognare «come un’autentica umanità», «ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!».

Durante il suo apostolato, e tanto più nell’ultimo anno, con il Giubileo, ha risvegliato in noi il valore della speranza nel suo vero significato di virtù concreta, che non rinuncia ad osare.

Al di là della gratitudine personale che ognuno può esprimere nei confronti di Francesco, una delle frasi più significative fra quelle che si possono incontrare nei suoi scritti ci ricorda che: «il modo in cui Cristo ci ama è qualcosa che Egli non ha voluto troppo spiegarci. Lo ha mostrato nei suoi gesti». Oggi ne siamo ancor più convinti, anzitutto grazie alla sua testimonianza.