Società

SVAGHI D’UNA VOLTA

RENATA BALLERIO - 25/07/2025

Agosto: il mese in cui i giorni feriali, cioè di lavoro, per alchimia linguistico-culturale diventano le ferie, il riposo da godere possibilmente in vacanza. L’Italia agostana del 2025 non è più chiusa per ferie come anni fa, con città deserte. Le vacanze si fanno anche in altri periodi dell’anno oppure sono drammaticamente ridotte all’osso per alcuni che fanno fatica a tirare la fine mese, pur con onorevoli lavori. Nonostante tutto il mese delle feriae Augusti rimane associato all’idea di vacanze. Il pensiero e i ricordi – almeno loro, e fortunatamente, non vanno in vacanza. Ed eccoli arrivare, anche quelli cupi come minacciose nubi temporalesche. Chi può dimenticare il sabato 2 agosto del 1980? O il 2 agosto del 1990 quando il mondo temette il peggio per l’invasione del Kuwait? Altri ricordi, caoticamente, sembrano farci vivere l’ambiente polveroso, senza una goccia d’acqua, bruciato dal sole visto dalla famiglia Salina quando giunge nell’agosto del 1860 nella tenuta di Donnafugata, meravigliosamente descritta ne Il Gattopardo. Sono pagine che ci fanno ricordare che la villeggiatura era simbolo di ricchezza. Di pochi. Ma questi ricordi vengono scossi da un improvviso vento e ci portano a pensare a quando il Fascismo manipolò persino il tempo libero, pur di avere il consenso. Lo sa anche Google in cui si può leggere: Il Ferragosto, come lo festeggiamo oggi, con gite fuori porta e pranzi al sacco, è strettamente legato al ventennio fascista. Durante quel periodo, il regime organizzò viaggi popolari a prezzi scontati, i cosiddetti “Treni popolari di Ferragosto”, per permettere anche alle classi meno abbienti di visitare città d’arte o località di mare e montagna. A questo punto il vento dei ricordi diventa una bufera … Ma – nel bene e nel male- in questo viaggio, non turistico, dei ricordi arriva un lampo a ciel sereno di un innocuo, anzi benefico, temporalino estivo.

Come una meteora appare l’immagine di una domenica del 1950. Il 13 agosto un bel gruppo di cittadini jugoslavi di Nora Gorica, caoticamente ma con determinazione superò il confine. Giunse a Gorizia per cercare beni di prima necessità, tra i quali le scope di saggina. Piccolo ma significativo evento di quegli anni di Guerra Fredda passato alla storia come la domenica delle scope. Vale la pena non dimenticarlo, quando la guerra è guerra, non lontano da noi. E anche ricordare quell’agosto di settantacinque anni fa per un episodio completamente diverso. Nella notte tra il sabato e la domenica del 26 agosto, a quarantadue anni, si uccise Cesare Pavese. Solo, divorato dalla sua inquietudine che neppure la vittoria del premio Strega a luglio aveva placato. Per drammatica ironia della sorte, dopo due anni in cui era giunto finalista, lo vinse con il libro intitolato ” La bella estate”. Cesare ben conosceva la solitudine agostana e quasi profeticamente l’aveva plasmata nelle bellissime pagine di un volume di racconti, intitolato – guarda caso- Feria d’agosto. Senza retorica ci obbliga a riflettere sulla solitudine agostana, certamente diversa e meno letteraria, di molti anche in questo 2025. Ma se una canzoncina ci faceva dire che domenica è sempre domenica, coraggiosamente pensiamo che agosto e sempre agosto… magari, nonostante, potrebbe regalarci una grigliata in allegria. Oppure una lettura che ci faccia sorridere. Agosto, moglie mia non ti conosco, romanzo di fine umorismo di Achille Campanile, scritto nel lontano 1930, lo permette. E ci ricorda anche che per “salvarci” dobbiamo avere gli strumenti giusti. I marinai di quel romanzo sbagliarono, durante il naufragio, le cinture di sicurezza dando a chi stava per annegare cinture di castità. Sorridiamo dell’errore ma ci ricorda – e chiediamo scusa a Campanile per la forzatura – che nel mare d’agosto dobbiamo cercare ben altre ancore di salvezza.

In attesa di un autunno che manco a dirlo sarà ” caldo”: Buona estate a tutte e a tutti.