Fisica/Mente

ANTIBIOTICI: SÌ, PERÒ

MARIO CARLETTI - 25/07/2025

Una recente notizia, anche questa non positiva, ha fatto ripartire l’allarme peraltro già diffuso, dell’errato e pericoloso utilizzo degli antibiotici nell’uomo.

Uno studio fatto nel Nord Europa mette in evidenza come le variazioni climatiche, tra le mille complicanze che si portano dietro, ha anche quella di rendere i batteri ancora più resistenti agli antibiotici, perché facilitano le loro mutazioni.

Gli antibiotici in generale sono farmaci che possono curare o prevenire l’infezione da batteri. Non funzionano contro i virus responsabili ad esempio dell’influenza e anche spesso delle infezioni delle prime vie aeree.

È diffusa una cultura popolare, non suffragata dai dati scientifici, che l’antibiotico sia una specie di panacea in grado di sconfiggere ogni male e spesso è richiesto con insistenza da parte del paziente che ovviamente in buona fede ritiene il farmaco per lui essenziale.

Il medico quindi è alcune volte costretto a combattere per far capire che questi farmaci vanno utilizzati solo in caso di reale bisogno e sono un’arma eccezionale per il genere umano quando in grado di espletare al massimo le loro potenzialità.

Il loro uso scorretto invece la spunta questa arma, favorendo l’antibiotico resistenza ed esponendoci a possibili infezioni scarsamente controllabili e molto pericolose.

Queste medicine quindi vanno prescritte dal medico, vanno rispettate le dosi di assunzione, la modalità di somministrazione e la durata della terapia.

Sono pertanto indicati quando l’infezione ha poche possibilità di guarire in modo spontaneo, servono per evitare un rischio di diffusione dell’infezione o di gravi complicazioni.

Se ci si sente meglio dopo qualche giorno di terapia la stessa non va sospesa perché ciò aumenta il rischio di creare antibiotico resistenza del battere responsabile e questo non solo è un rischio per il soggetto trattato ma anche per tutti coloro che in seguito si imbatteranno in questo infettante diventato super.

Non sono farmaci semplicissimi da usare per diversi motivi: una persona su 15 può manifestare allergie sotto forma di semplici reazioni cutanee ma anche di rilevanti reazioni allergiche (anafilassi). Alcuni sono controindicati in donne gravide o soggetti con particolari malattie o possono interagire con altri farmaci o sostanze come l’alcol causando più danni che vantaggi.

In Italia sono state isolate 8 classi di germi patogeni relativamente comuni da sorvegliare proprio perché hanno sviluppato in modo evidente antibiotico resistenza: tra questi ad esempio anche Escherichia Coli (responsabile di infezioni intestinali), Stafilococco aureo (responsabile di diverse infezioni della pelle) ed Enterococcus fecaelis (molto aggressivo su soggetti debilitati).

È pertanto in atto una campagna di sensibilizzazione ancora più ampia che ha come obbiettivo quello di mettere in luce il problema dell’antibiotico resistenza aumentando nelle persone la consapevolezza del loro ideale utilizzo.

Dal punto di vista dell’approccio terapeutico sarebbe molto importante come primo passo fare ricorso sempre l’antibiogramma cioè a quell’esame che ci permette di isolare in laboratorio il battere responsabile dell’infezione e testarne la sensibilità ai diversi antibiotici al fine di utilizzare poi il farmaco più utile ed efficace per il paziente in trattamento.

Sono stati attivati in tutto il molto importanti sistemi di sorveglianza che raccolgono dati sul fenomeno e la sua diffusione nella speranza di poter arginare il più possibile il problema della resistenza.