Sport

CAMPIONESSE SNOBBATE

CESARE CHIERICATI - 25/07/2025

Elisa Longo Borghini

“A nome di tutto il giornalismo italiano ti chiedo scusa per non aver messo in risalto questa grande impresa (seconda vittoria consecutiva al Giro d’Italia donne ndr). Grazie per tutto ciò che fai”. Questo lo sconsolato messaggio inviato da un tifoso di Elisa Longo Borghini, ciclista italiana su strada, nata e cresciuta a Ornavasso (Verbania), dove ancora abita, il 10 dicembre 1991. Una delle numerose e coraggiose ragazze rosa del ciclismo femminile che nel corso degli anni, sposando notevole talento naturale e incredibile applicazione, è diventata una stella internazionale del ruvido sport delle due ruote. Prova ne sia che veste la maglia della UAE , la squadra dove al maschile, detta la linea niente meno che Tadej Pogacar.

In quasi quattordici anni di carriera Elisa ha collezionato vittorie a mazzi: medaglie olimpiche e mondiali, due Giri delle Fiandre, una Parigi –Roubaix, tredici maglie tricolori di cui sette a cronometro e sei in linea, due Giri d’Italia consecutivi nel 2024 e nel 2025, una grande impresa sportiva coronata qualche settimana fa senza che i media ne parlassero più di tanto. Non certo quelli votati espressamente al ciclismo ma tutti gli altri. Solo la notizia, qualche titolo a mezza pagina negli spazi dello sport, un servizio di un paio di minuti al massimo se si tratta di televisioni. Al netto, è ovvio, della “diretta” che la Rai promuove per dovere istituzionale.

In buona sostanza assai meno visibilità alle cicliste di quanto ne hanno invece le fanciulle dell’atletica leggera, le ginnaste, le tenniste, le nuotatrici, le pallavoliste, le cestiste, le sciatrici e anche le calciatrici proprio in questi tempi in grande ascesa. Appare dunque più che giustificata la tirata d’orecchie che il tifoso di Elisa ha consegnato a internet e di cui sopra abbiamo riferito.

Vittoria Bussi

Se le gesta a pedali lungo lo stivale della ragazza di Ornavasso non sono state raccontate a sufficienza, ancor meno lo è stata un’altra grandissima impresa ciclistica compiuta da una sua collega di nazionale, la romana Vittoria Bussi (1987) che a metà maggio scorso ha migliorato se stessa portando, al velodromo di Aguascalientes, il record dell’ora a 50,455 km, prima donna a superare il muro dei 50. Un feeling con la pista messicana iniziato il 13 settembre 2018 quando Vittoria cominciò la sua scalata al record in assoluto più difficile e prestigioso del ciclismo fissandolo, alla prima occasione, a 48,007 km. Sconfitta proprio dalla Longo Borghini nei campionati italiani a cronometro (2018-2019) si è dedicata negli anni successivi quasi esclusivamente al record dell’ora. Lo ha fatto sfruttando al meglio anche le risorse scientifiche di cui dispone: una laurea in matematica alla Sapienza di Roma impreziosita poi da un dottorato di ricerca a Oxford. Ognuna con la propria brillante storia personale, Elisa e Vittoria sono due donne atlete che il mondo del ciclismo femminile internazionale ci invidia.

A ben vedere bicicletta e gentil sesso hanno in Italia una radice antica, profonda e “interclassista”, come si usava dire un tempo. Molti sono stati i personaggi femminili, noti e meno noti, sedotti dalla due ruote già all’epoca dei velocipedi. Come la regina Margherita di Savoia che solcava i viali del Parco di Monza in sella a una Bianchi d’acciaio costruita su misura per lei; come l’attrice teatrale e cinematografica francese Sarah Bernhardt le cui istantanee in sella giovarono non poco alla sua popolarità, ma anche a quella della bicicletta come nuovo mezzo di trasporto e di svago. Nonostante il pollice verso di molti medici, le perplessità della Chiesa, di schiere di benpensanti e moralisti la bicicletta finì per imporsi.

Nel 1924 arriva la spallata definitiva quando la Gazzetta dello Sport, a corto di soldi e di campioni, iscrive al Giro d’Italia Alfonsina Strada, atleta modenese che si misura direttamente con gli uomini. Una novità che appassiona i tifosi e fa lievitare la tiratura del giornale. La sua storia umana e sportiva, tenera e drammatica al tempo stesso, apre la strada al ciclismo femminile agonistico che negli anni ’80 del Novecento scoprirà talenti di altissimo livello e veri e propri fenomeni come la francese Jeannie Longo e la sua storica rivale, la trentina Maria Canins. Una storia da scrivere.