
Come e quanto profondamente una determinazione in fondo commerciale che ebbe il suo relativamente immediato e desiderato esito, dopo l’uscita dalla Casa Bianca del Presidente che l’aveva voluta e ordinata abbia influito storicamente in assoluto e influisca ancora.
Con ovvi accenni allo Shogunato e un illuminante passo in proposito di Henry Kissinger.
Capita che in quanto Vice Presidente in carica Millard Fillmore acceda alla Casa Bianca il 9 luglio del 1850, subentrando al titolare Zachary Taylor – il secondo Whig (dopo William Harrison) capace di conquistarla e il secondo Whig che muore in corso di primo quadriennio (e sottolineo ‘primo’ perché una delle proposte del loro partito di appartenenza era proprio di ridurre il ‘momento’ presidenziale a soli quattro anni e morendo i due vi si attennero scrupolosamente).
Capita che operi nel non lungo periodo che precede la sua uscita il 4 marzo del 1853 cercando – peraltro senza successo, ma i tempi erano quelli – di non esacerbare (ed anzi di pacificare) gli animi tra sostenitori dello schiavismo e abolizionisti, questione insormontabile che di lì a pochi anni avrebbe portato, e ben lo sappiamo, alla sanguinosa oltre dire Guerra di Secessione.
Capita che non si agiti dipoi particolarmente per ottenere una propria Nomination per il mandato 1853/1957 e che gli venga preferito il Generale Winfield Scott (una mania Whig questa, visto che erano militari con quello medesimo grado anche i predetti Harrison e Taylor).
Capita dipoi ancora che nell’anno elettorale 1856 – nel quale tutti i pretendenti o quasi erano di mediocre profilo e colui che prevalse – in qualche modo estraneo perché Ambasciatore in Inghilterra – James Buchanan (1), è considerato tra i peggiori inquilini (benché abbia beneficiato di un intervento a sua difesa di John Kennedy che sostenne che nessuno era nella posizione di giudicare il di lui operato – come di altri, e pertanto di se medesimo – non potendo vivere nella stessa temperie, affrontando gli stessi frangenti) della Executive Mansion – mentre è in Europa, un movimento politico minore e per di più in declino (Know-Nothing) lo investa di una candidatura, diciamo così, con ben poche prospettive.
Vincente solo nel Maryland, Fillmore si ritira definitivamente a vita privata.
Tutto qua?
Assolutamente no.
È nella politica estera, non tanto con gli effetti immediati ai quali mirava ma con quelli conseguenti di straordinaria importanza e di lunghissima portata ai quali certamente non poteva avere pensato, che incide.
Fu difatti il Nostro a ordinare al Commodoro della Marina Matthew Perry (al quale aveva affidato una lettera da consegnare nientemeno che all’Imperatore) la spedizione navale delle cosiddette ‘Navi nere’ che doveva far sì che il Giappone si aprisse, dopo secoli di pressoché assoluta chiusura, ai commerci.
Perry arrivò – la rotta seguita comportava difficoltà marittime e necessità di scali – all’ingresso della baia di Tokyo l’8 luglio del 1853 allorquando quindi (ed è questa la ragione del titolo di questa articolazione) a Fillmore era succeduto il predetto Buchanan.
Minacciose alquanto le sue armatissime navi, il Commodoro mise in crisi la locale amministrazione e immediatamente dopo quella imperiale.
La Storia – il caso? – vuole che in Giappone volgesse al termine (molti i presupposti) la più importante epoca quanto alla effettiva guida politica del Paese: lo Shogunato, nato addirittura nel lontano 1192.
Era il detto regime (gli Shogun – ed è insopportabile dovere tanto brutalmente semplificare per ragioni di spazio – concretamente governavano lasciando all’Imperatore una funzione di inattiva e ininfluente rappresentanza formale) a quel punto alla sua terza rappresentazione, denominata ‘Tokugawa’ (2) dal nome della famiglia che dal 1603 aveva nelle proprie mani il potere.
Ecco come Henry Kissinger esamina nel suo ‘On China’, 2011, succintamente (ne tratterà più compiutamente in ‘World Order’, 2015):
“Come la Cina’, nelle pagine precedenti studiata nel periodo delle Guerre dell’Oppio, “anche il
Giappone ebbe modo di incontrare le navi occidentali dotate di una tecnologia sconosciuta e di una soverchiante potenza, verso la metà del
Diciannovesimo secolo, e precisamente nel 1853, con l’arrivo delle ‘navi nere’ del Commodoro americano Matthew Perry.
Ma da questa sfida il Giappone trasse una conclusione opposta a quella della Cina: aprì le proprie porte alla tecnologia straniera e riformò le proprie istituzioni nel tentativo di imitare l’ascesa delle potenze occidentali…
Nel 1868, l’Imperatore Meiji, nel suo ‘Giuramento dei Cinque Articoli’, annunciò la decisione con queste parole:
‘La conoscenza sarà cercata in tutti gli angoli del mondo è in questo modo le fondamenta del
Governo imperiale saranno rafforzate”.
Furono in cotal modo spalancate le porte allo straordinario progresso economico del Paese.
Però.
Fillmore….
(1) È Buchanan altresì il primo (quanto a John Tyler al riguardo si era solo vociferato) Presidente in relazione al cui fare si pensi all’Impeachment.
Viene creata in tale prospettiva una apposita Commissione Camerale che però conclude i lavori negativamente.
Sarà pertanto nel 1868 il successore di Abraham Lincoln Andrew Johnson il primo ad essere giudicato dal Senato dove se la caverà per il rotto della cuffia (un voto in più e sarebbe stato defenestrato).
(2) Il primo Shogunato, ‘Kamakura’, è datato 1192/1333
Poi, abbiamo la ‘Restaurazione Kemmu’, 1333/1336, del tutto effimera
A seguire, secondo, ‘Ashikaga’, dal 1336 al 1573
Infine, terzo, ‘Tokugawa’, dal 1603 al 1867/68.