Ambiente

LORO SÌ, ADATTABILI

ANNA MARIA BOTTELLI - 25/07/2025

Possiamo definirla “ugola rinfrescante” quella della grandule di Namaqua (Pterocles namaqua), un uccello che vive negli aridi deserti dell’Africa sud-occidentale, che per far fronte al grande caldo, utilizza una rapida vibrazione della gola – le cui pareti sono molto irrorate dal sangue – ottenendo così attraverso l’evaporazione, un raffreddamento della mucosa anche di 2°C. E ‘anche capace – il maschio – di trattenere acqua attraverso una particolare struttura a spirale elicoidale delle piume, così da riuscire a volare per più di venti chilometri e conservare ancora acqua da portare poi ai pulcini.

Il dromedario (Camelus dromedarius) nota specie a singola gobba, è il più grande mammifero conosciuto che può vivere in condizioni climatiche estreme: le sue cellule hanno una resistenza notevole sviluppata attraverso meccanismi di difesa particolari. Quelle morenti, dopo l’apoptosi – morte cellulare programmata – possono riprendersi mediante l’”anastasi” ossia un “processo di resurrezione cellulare”. Il cammello (Camelus bactrianus) dell’Asia centrale, caratterizzato dalle due gobbe, nella fase di inspirazione, quando cioè inala aria fredda durante la notte, riduce la temperatura dei tratti nasali che solitamente sono più caldi. Nella successiva fase di espirazione, l’aria – riscaldata nei polmoni – passa su quelle superfici raffreddate, cedendo calore. Meccanismo che possiamo definire “a condensazione”, simile a quello delle caldaie.

I camelidi inoltre hanno i globuli rossi di forma ovoidale, anziché tonda, molto piccoli, in modo da mantenere la circolazione sanguigna anche in caso di viscosità ematica da disidratazione. Possono aumentare di volume notevolmente senza scoppiare, fino al 240%, dimostrando un’ottima capacità di adattamento a condizioni ambientali di particolare aridità, così da riuscire a trattenere una grande quantità di acqua. Nelle gobbe infatti vi è riserva di grasso, fonte di energia per la sopravvivenza in periodi di scarsità di cibo o di liquidi, ma non di acqua come si poteva pensare.

Interessante sapere che alcune specie di anfibi del deserto preferiscono rimanere in letargo durante il periodo di siccità, per uscire poi quando cade la pioggia, potersi accoppiare e deporre le uova.

Suggestivo è anche il comportamento dei ratti canguro nordamericani (Dipodomys deserti) che per risparmiare acqua sono in grado di emettere feci molto asciutte e urine molto concentrate, probabilmente grazie a una particolare conformazione dei reni, caratteristica di tutti i mammiferi del deserto.

Si sa che gli elefanti africani disperdono calore attraverso le enormi orecchie. Anche le volpi Fennec (la volpe del deserto) e le lepri (Lepus alleni) del deserto di Gila o di Sonora, situato al confine tra Stati Uniti e Messico, posseggono padiglioni auricolari più grandi delle specie a noi note, ma anche molto ricchi di vasi sanguigni che permettono loro una maggiore dispersione. Meccanismo simile a quello usato dai pipistrelli che sfruttano le ali, costituite da una sottile membrana chiamata patagio, sempre molto irrorata.

Ho riferito alcuni esempi, ma ve ne sono molti altri di animali capaci di adattarsi al clima. Se da un lato in questi ultimi anni abbiamo osservato temperature medie in crescita costante, dall’altro notiamo sempre più spesso eventi estremi. Il bacino del Mediterraneo, particolarmente soggetto a ondate di calore, potrà raggiungere anche solo tra qualche tempo i 50°C. Pure la siccità preoccupa molto, considerando l’importanza dell’acqua per il mantenimento degli esseri viventi.

Come sopra citato, a livello evolutivo gli animali hanno sempre saputo conformarsi alle bizze climatiche, sviluppando strategie diversificate per sopravvivere. La regolazione fisiologica della temperatura rappresenta un aspetto importante dei mammiferi e degli uccelli che sono omeotermi endotermi, ovvero capaci di termoregolarsi costantemente, sfruttando i processi metabolici. Hanno imparato a sviluppare sistemi di regolazione interna a differenza dei rettili (vertebrati ectodermici) che si riscaldano sfruttando il calore solare. Altre strategie vengono messe in atto per la sopravvivenza, come la nota sudorazione – i cani attraverso le zampe – o la respirazione più frequente – sempre caratteristica di questi ultimi – per ottenere dispersione del calore attraverso l’evaporazione dalle prime vie aeree. Infine se capita di sentire il frinire delle cicale in piena estate, si sappia che questi insetti utilizzano il suono anche per dissipare calore, non solo per attirare le femmine durante la stagione degli accoppiamenti.