Cultura

MOMENTO FATIDICO

LINDA TERZIROLI - 25/07/2025

Come molte scrittrici orfane di madre, anche l’autrice di Gita al faro e di Orlando era ossessionata dal ricordo della madre perduta, a causa di febbri reumatiche quando la giovane Virginia aveva solo tredici anni. L’idea di questo mio saggio, La nascita nella letteratura (Oligo editore), è nata dal desiderio di trovare un libro che rimettesse la nascita al centro del discorso e che parlasse di partorire e abortire.

La scelta, qualsiasi scelta di una donna in stato interessante, matura nel sacrificio del rifiuto di una strada (qualunque sia) e in questo senso: dare la vita o negarla. Entrambe le strade sono scelte di sacrificio e di dolore. Vagando a zonzo alla ricerca di narrazioni letterarie del parto, ho fatto alcune scoperte interessanti. Ho realizzato piccoli inventari delle narrazioni del parto che non fossero succinte o troppo sintetiche (anche se molte lo sono) e le ho messe in questo agile volumetto. Una dietro all’altra. Il parto e tutto ciò che da vicino e da lontano riguarda questo fatidico momento si rivela, negli ultimi tempi, un tema tutto femminile.

Ho cercato e ricercato avidamente quelle pagine. Perché non se ne parla mai abbastanza. Perché non c’è un filone di narrativa di una certa rilevanza. Perché, a mio modo di vedere, c’è ancora un alone di mistero letterario che riguarda il parto. Una cosa misteriosa è, di per sé, affascinante. Ma perché non c’è una letteratura dedicata alla maternità che non sia medica e medicalizzata? Basta una timida ricerca in rete per scovare siti dedicati interamente alle mamme: portali che dispensano copiosamente indicazioni, consigli, aiuti, forniscono calcoli delle settimane di gravidanza («a che settimana sei?») e precisazioni sulla data presunta del parto (DPP).

In rete, tra altre amenità, scopro che la festa della mamma è arrivata in Italia nel 1933, in pieno regime fascista, quando il fascismo decide di festeggiare la mamma alla Vigilia di Natale, il 24 dicembre. Oggi, per la festa della mamma, che cade in una data indefinita (a differenza della festa del papà, fissata nella data del 19 marzo, San Giuseppe tanto per riflettere) la seconda domenica di maggio, si propongono anche letture dedicate al tema della madre. Oltre ai racconti per bambini a tema: Madre Coraggio e i suoi figli, un’opera teatrale (1938-1939) di Bertolt Brecht, il tormentato romanzo La madre di Grazia Deledda, il saggio Le mani della madre di Massimo Recalcati, e così via.

Cosa ci si aspetta dalla narrazione del domani riguardante il tema del venire al mondo? Nella narrativa contemporanea soprattutto straniera, fanno capolino descrizioni di gravidanze per conto terzi e uteri in affitto con padri ignoti così come madri, altrettanto ignote. In Italia, sono stati pubblicati interessanti saggi sul tema dell’utero in affitto (penso a Temporary mother di Marina Terragni ma non solo). In Giappone, nel paese del sol levante, sembrano più avanti di noi, come ci insegna la giovane promessa letteraria di Osaka, Mieko Kawakami grazie al suo corposo libro Seni e uova. Come la morte, di cui è contraltare, la nascita resta una pagina tra le più affascinanti della vita terrena. In fondo, forse quasi tutti siamo venuti al mondo grazie a una notte (o un giorno) d’amore. Le pagine dedicate al sesso (o, forse, chissà, al concepimento) e alla morte nella letteratura sono decisamente più numerose di quelle dedicate alla nascita.

Questa considerazione è – scopro – condivisa. La scrittrice Barrera, che a sua volta chiama in causa la lezione di scrittura di Ursula K. Le Guin. “Un giorno mi rendo conto della quantità di libri, film, canzoni sull’agonia e la morte che esistono. Innumerevoli racconti sulla morte, e così poche storie di parto e di nascita. Mi sembra un peccato che tante donne, me compresa, abbiano accettato questa negazione della propria esperienza e abbiano ridotto la propria percezione per adattarla, scrivendo come se la loro sessualità si limitasse all’accoppiamento, come se non sapessero nulla della gravidanza, della nascita, dell’allattamento, della maternità, della pubertà, delle mestruazioni, della menopausa, niente salvo quello che gli uomini sono disposti a sentire sugli impegni, l’educazione, il lavoro più importante della vita, la guerra, la pace, il vivere e il morire, come si sperimentano nel corpo e nella mente e nell’immaginazione femminili. «Scrivere il corpo», come chiedevano Virginia Woolf e Hélène Cixous, è solo l’inizio. Dobbiamo riscrivere il mondo. Scrittura bianca, la chiama Cixous, scrivere con il latte, con il latte materno”. Alcune tra le parole dei grandi classici della letteratura qui raccolte celebrano, con parole diverse, dunque, la forza e il sacrificio delle donne, l’eroismo o la ferocia delle madri.