Apologie Paradossali

NON A PASSO DUOMO

COSTANTE PORTATADINO - 25/07/2025

(S) Del caosino (piccolo caos) di Milano stento a capire sia l’origine, sia le vie d’uscita. Capisco solo l’unica cosa su cui sembrano tutti d’accordo, che bloccare Milano oggi più che mai significa bloccare l’Italia, come già 33 anni fa.

(O) Semplice l’origine: sbilancio tra la fame di case e la capacità di creare offerta adeguata, donde rilancio della speculazione e ricerca di scorciatoie da parte degli imprenditori, non necessariamente disonesti, almeno in partenza, anche a causa di una burocrazia, in parte costretta ad applicare leggi inadeguate, in parte paralizzata dalla paura di assumere responsabilità di firma troppo incerte. La magistratura decide di applicare un criterio rigoroso, qualcuno, persino un epigono di tangentopoli come Di Pietro, dice troppo rigoroso; comincia il panico, la politica tenta di rispondere con una proposta di legge interpretativa, quindi retroattiva, dal buffo (ironico?) nomignolo SALVAMILANO, che però si arena in seconda lettura al Senato.

A questo punto scatta l’azione della magistratura, 74 avvisi di reato, tra questi il sindaco, e 6 richieste di custodia cautelare, tra questi l’assessore Tancredi, ora dimissionario, l’ex presidente della Commissione Paesaggio Marinoni e gli imprenditori coinvolti. Conseguenza: cantieri bloccati, almeno 4000 famiglie (c’è chi dice 15000) che si ritrovano nell’impossibilità di entrare nelle case per cui hanno pagato l’acquisto o contratto un mutuo. Uno splendido innesco per una vampata di populismo.

(C) La politica tenta una reazione ragionata; ma la conseguenza è che maggioranza e minoranza si dividono al loro interno: mentre Cinquestelle, sinistra-sinistra, Lega e parti di Fd’I reclamano le dimissioni, PD, lista civica riformista e FI in nome del garantismo chiedono solo cambiamenti di rotta, rifiutando le ipotesi di dimissioni del sindaco, nell’interesse dello sviluppo della città e dei cittadini danneggiati dal blocco dei cantieri. Può essere l’inizio di una nuova fase di rapporto tra politica e magistratura?

(S) Una prima risposta l’avremo mercoledì, dopo gli interrogatori delle persone per cui era stata richiesta la carcerazione. Vedremo se sarà bastato il sacrificio del capro espiatorio, l’assessore Tancredi, dimessosi lunedì. Ma per il futuro?

(C) Scindiamo in due parti la nostra riflessione. Se gli imprenditori, stanchi della lentezza dovuta alla complessità delle norme e alla difficile composizione dell’interesse privato con quello pubblico, hanno davvero scelto la strada della corruzione, questa volta non con mazzette ma con regolare fattura di consulenza per ‘altra materia’ a membri della Commissione Paesaggio, toccherà alla Procura dimostrare la colpevolezza.

(S) Che però riguarda la persona e può comunque consentire un’antecedente censura politica.

(C) Ecco che compare per il secondo punto, la parola difficile e necessaria: politica. Ma se questa cosa che si chiama ‘politica’ non consiste in una definizione di un programma, nella responsabilità di fronte alla cittadinanza, nella coerenza tra programma e fatti, verificata prima all’interno di un organo associativo democraticamente governato, una volta si chiamava partito, allora la composizione degli interessi, nel migliore dei casi, verrà affrontata circostanza per circostanza, da ‘gruppi di ‘responsabilità’, per non chiamarli ‘di potere’ sempre più ristretti e al contrario ‘irresponsabili’ verso gli elettori e la totalità dei cittadini.

(O) Eccoti alla più paradossale delle apologie, quella per i partiti, i vecchi partiti.

(C) Non intendo negarlo, come non nego la degenerazione, non solo morale, in cui erano incorsi. Il bene pubblico piano piano era diventato il bene comune della somma dei partiti, quindi l’esito era la lottizzazione degli appalti, delle assunzioni, dei posti in Rai, dei ministeri, eccetera. Ma il rimedio non ha curato il male, tanto vero che la disaffezione per la politica, alias assenteismo elettorale, è cresciuta. A subirne le conseguenze è stato soprattutto il sistema delle autonomie locali: avere intestato al sindaco tutto il potere politico, compreso quello di vita o di morte dell’amministrazione, spostando nel contempo sui funzionari il potere e la responsabilità della realizzazione degli indirizzi politici, facendone una figura ambigua, ha ridotto gli assessori e le giunte ad organo esecutivo della volontà del sindaco e il consiglio comunale ad altoparlante delle belle e pie intenzioni sia di maggioranza, sia di minoranza. Ne ho avuto piena conferma assistendo via Youtube al consiglio comunale di Milano dello scorso lunedì. Avessi dovuto indovinare dal tono degli interventi in quel dibattito, avrei tratto conclusioni di alleanze politiche ben diverse da quelle reali.

Ovviamente la situazione è aggravata dalla vetustà e dalla complicazione della legislazione, ma non possiamo permetterci di aspettarcene un miglioramento che non potrebbe avvenire in tempi brevi. Anche quello che vorrei proporre non è facile né immediato: la condivisione della visione (scusate il gioco di parole) tra i diversi poteri dello Stato, ridando spazio e dignità a quello più mortificato negli ultimi tre decenni: il legislativo, di cui è espressione indiretta e sussidiaria anche il malridotto consiglio comunale.

(S) I mali di Milano, che nascono ultimamente dall’inadeguatezza in termini di visione dei governanti e degli strumenti a loro disposizione, si ribaltano purtroppo sull’intera Lombardia e massimamente sulle città e provincie più connesse al capoluogo, in primis Varese e Como, scarse di un proprio retroterra e soggette alla ambigua vicinanza del Canton Ticino, concorrente invincibile nel reclutamento delle migliori risorse umane. Non vogliamo ridurci ad essere il dormitorio a buon mercato di Milano e Lugano.

(O) Sarebbe proprio un sogno avere un potere giudiziario capace di dare indicazioni preventive, piuttosto di scatenarsi in indagini “a strascico”, come le definisce Di Pietro? Devo ricordare che uno dei principali ostacoli all’insediamento da noi di organi direzionali e produttivi multinazionali è l’incertezza dell’interpretazione legislativa e la lunghezza dei procedimenti giudiziari. Ben ricordando come tangentopoli sconvolse l’Italia, provocò fallimenti e suicidi, ma ben poche condanne, non ci resta che augurarci per questa volta un esito ben diverso per Milano e la Lombardia e comunque rapido.

(S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante