
Nell’anno del Giubileo, in cui ci scopriamo “pellegrini di speranza” in un mondo attraversato da crisi e incertezze, Poetica Fondazione per la Generatività Sociale propone una visione semplice e radicale: generare vita, anche dove tutto sembra spegnersi. Ne parliamo con la dottoressa Patrizia Cappelletti, sociologa e ricercatrice sociale, che da anni lavora su questo tema con un gruppo multidisciplinare del Centro di Ricerca ARC dell’Università Cattolica di Milano, un percorso di ricerca e azione che intreccia scienze sociali e pratiche di speranza.
Come nasce Poetica?
La fondazione è l’esito di percorso pluriennale di ricerca, studio e sperimentazione attorno al concetto di generatività sociale. Il nome scelto richiama la poiesis, cioè la capacità dell’essere umano di trasformare creativamente la realtà senza dominarla. Oggi più che mai questa è una postura necessaria: dopo anni in cui siamo cresciuti, soprattutto attraverso processi di “estrazione” di valore – dalle persone, dal sociale, dall’ambiente – ora è tempo di interrogarsi su come andare avanti senza distruggere il mondo, riappropriandoci della capace di generare e rigenerare.
Cosa si intende per “generatività”?
Generatività è una parola che nasce in ambito psicologico, ma è una categoria illuminante anche per capire la vita sociale. Per noi la generatività sociale è un modo di pensare e agire ispirato dalla consapevolezza che ognuno di noi è relazione ed in relazione con il tutto, e dunque è irrazionale non contribuire al bene del tutto. Potremmo raccontare la generatività sociale come la capacità di attivare processi che producano nuova vita, nuovo senso, nuove relazioni. Non si tratta solo di innovazione o impatto sociale, ma della possibilità di dare alla libertà una forma diversa da quella che ha prevalso in questi ultimi decenni: ciò di cui si avverte l’esigenza è una libertà che realizza sé stessa solo nell’aumentare la libertà dell’altro. Negli anni abbiamo incontrato tante esperienze di imprese, cooperative, scuole, enti pubblici che si muovono in questa direzione e ci hanno aiutato a studiarla.
Ci può raccontare qualche progetto che incarna lo spirito della generatività sociale?
Uno dei casi più emblematici incontrati è la Fondazione Castello di Padernello, in provincia di Brescia. Si tratta della rigenerazione di un territorio periferico, a partire dalla rivitalizzazione intelligente di un maniero quattrocentesco abbandonato. Salvato dall’oblio, oggi il castello è tornato a vivere grazie all’iniziativa di un piccolo gruppo di persone capaci di realizzare un sogno condiviso, mobilitando, connettendo e attivando le risorse della comunità locale. Negli anni il progetto è cresciuto; è nata una fondazione, una rete di artigiani, contadini, artisti, giovani e cittadini che hanno dato vita a progetti culturali, formativi, sociali ed economici. Oggi a Padernello c’è un bene comune che genera occupazione, relazioni e senso. Un’altra esperienza generativa è quella di Fratello Sole, un’impresa sociale nata per accompagnare enti religiosi e organizzazioni del Terzo Settore nella transizione energetica. La sua missione è facilitarne la transizione energetica attraverso interventi di efficientamento degli edifici, in modo che le risorse risparmiate possano essere reinvestite in progetti educativi, sociali e comunitari. In questo modo, Fratello Sole unisce l’attenzione all’ambiente con la promozione della giustizia sociale, incarnando una visione integrale della sostenibilità, in linea con l’“ecologia umana” promossa da Papa Francesco. È un esempio concreto di economia generativa: tecnica al servizio della cura. Tra le esperienze raccolte ci sono anche molte imprese. È il caso di Dallara Automobili, azienda leader nel settore delle vetture da competizione. Realtà d’avanguardia a livello tecnologico, in questi anni ha investito nella formazione a partire dall’incontro con un bisogno reale del territorio: la mancanza di manodopera specializzata nel settore dell’automotive. L’iniziativa di Dallara ha dato vita ad un’articolata filiera sostenuta e promossa da un’alleanza pubblico-privato che vede accanto alle principali aziende dell’automotive, anche altre imprese, scuole, enti formativi e istituzioni locali, regionali e nazionali. Oggi l’offerta include proposte e percorsi per ogni età ed esigenza: i laboratoriali per i più piccoli; gli incontri di esplorazione e sperimentazione per i più grandi; il supporto alla formazione superiore e universitaria orientata alla ricerca e all’innovazione in azienda; l’upskilling e il reskilling delle persone già attive in azienda. Luogo simbolo di questo è la DALLARA ACADEMY, uno spazio dedicato alla formazione in campo tecnologico voluto fortemente dall’Ingegner Dallara a conferma del legame di riconoscenza verso il territorio.
Cosa possono dire le imprese “generative” alla dottrina sociale della Chiesa?
Le imprese generative si pensano e agiscono come soggetti “in relazione” di reciprocità con persone, stakeholder, comunità, istituzioni. Non si limitano a perseguire un risultato solo economico e neppure a “fare meno male”, ma cercano di “dare più vita” dentro e fuori l’organizzazione. In queste realtà la centralità delle persone è chiara e si traduce nella capacità di creare per queste ultime opportunità diffuse di crescita, abilitazione e capacitazione, in una logica di lungo termine. Queste esperienze dimostrano che è possibile crescere generando un valore composito, non solo economico-finanziario, ma anche sociale, culturale, fiduciario, istituzionale. In questo modo le imprese generative si prendono cura, rigenerandole continuamente, delle condizioni che consentono loro – e a molti altri oltre loro – di durare nel tempo, cioè di essere sostenibili.
Come si promuove il dialogo tra le generazioni?
Uno degli aspetti più belli della generatività è proprio la sua attenzione intergenerazionale. Nelle esperienze incontrate, i più esperti trovano senso e realizzazione nel consegnare un patrimonio di esperienza e di visione di cui si sentono custodi e non proprietari lasciando spazio e opportunità anche alle giovani generazioni. Queste ultime portano energia e sguardo nuovo, sentendosi coinvolte e parte di qualcosa di più grande.
Qual è il cuore spirituale del vostro lavoro?
Crediamo che oggi sia necessario un cambio di paradigma che consenta di superare l’approccio individualistico, estrattivo e materialistico che ha connotato le economie occidentali lasciando una eredità pesantissima a livello umano, sociale e ambientale. C’è urgenza di un movimento diverso, relazionale e contributivo. Il cambiamento di cui abbiamo bisogno non può essere però solo tecnico – anche se la tecnica può essere una grande alleata – ma prima di tutto spirituale e culturale. Ogni progetto che abbiamo incontrato nasce da una ricerca di senso e da essa si alimenta. L’azione generativa è un modo originale e concreto per rispondere positivamente al dilemma tra apertura e chiusura all’altro e al mondo; tra l’ossessione del controllo e l’assunzione del rischio che è la vita; tra la ripetizione e l’intrapresa del nuovo; tra l’omologazione e la biodiversità sociale. In fondo, la generatività sociale è una via per rispondere alla vocazione più profonda dell’uomo: prendersi cura della vita senza distruggerla. Il significato più pieno della generatività sociale sta probabilmente nella sua radice “gen” che rimanda ad un verbo greco e che potremmo tradurre con “esistere, far esistere, far accadere”. Ecco, noi esistiamo pienamente, solo se facciamo esistere altro e altri, oltre noi.