Lega del Nord e Lega della Nazione: duobus in unum? Poteva essere il compromesso utile: Salvini, sorpassato da Vannacci ch’egli pensava d’usare e dal quale è stato invece usato, formalmente tenuto al suo posto, sostanzialmente commissariato. Due Leghe-Una Lega, al modo della Cdu-Csu tedesca: ipotesi cara ai governatori Zaia, Fedriga, Fontana. Ma affatto al segretario, adhuc persuaso (ancamò) d’essere in sella.
In sella? Le cose stan diversamente. L’ex ministro della Giustizia Castelli l’ha lasciato intendere a Repubblica: situazione critica, militanti in rivolta, leader da cambiare. E lancia il nome di Giorgetti, oggi la carta meglio spendibile. Per storia di partito, storia istituzionale, storia da scrivere. Se sarà scritta, perché i sondaggi indicano la possibilità che l’anno prossimo, rinnovo di legislatura, questa storia si chiuda per sempre.
Dunque come venirne fuori? La provocazione di Castelli lascia indifferente Salvini. Che è situazionato sulla linea menefreganagott del resistere. Non c’è sondaggio che lo smuova, né fronda che lo scuota, né bene superiore del Carroccio che l’inciti ad accettare il passo indietro. Neppure di lato, come gli aveva suggerito Leoni, padre fondatore con Bossi del movimento autonomista-federalista. E da Bossi, pochi giorni prima di morire, investito della missione riconciliativa dentro la Lega: “Mettetevi insieme oggi al modo di ieri”.
Macché. Insieme avrebbe significato, e significherebbe, affidare proprio a Leoni la carica di presidente -vacante dal tempo in cui giusto il Senatùr la dismise- e consegnargli il compito morale di sorvegliare l’effettuarsi d’un vero, opportuno, pragmatico rassemblement. Ovvero: ok al direttorio dei governatori, ok alla sintonia del medesimo con Salvini, ok al sopravvivere d’una Lega funzionale non solo a sé stessa, ma alle ragionevoli sorti del centrodestra sotto il tiro del Generale. E di conseguenza alla tenuta del sistema democratico, in crisi causa onde sussultorie estremistiche.
È questo superiore argomento che dovrebbe collocare a un rango inferiore gli altri. Tutti gli altri. Ci vuol poco a capirlo, ma sembra volerci molto perché tal poco sia capito. Con danno enorme dentro e fuori la Lega. Lo sa per primo Giorgetti, dà a vedere di non saperlo Salvini, lo sanno partner e avversari. Ci fosse ancora l’Umbertone, direbbe: basta coi barlafüs. Non son giorni da pecora, son giorni da Leoni. Lui, l’ex presidente della Consulta cattolica padana, ha offerto la sua disponibilità al leader: convochi un Collegio leghista che non sia il trito-ritrito déjà-vu, cioè vada al pratico e lasci perdere il fumisterismo. “Le vicinanze fidate che non hanno tradito” son lì pronte all’uso.