Pennsylvania Avenue

DESPOTRUMP

FRANCO FERRARO - 26/06/2026

Donald Trump e Giorgia Meloni al G7 di Evian in Francia – Ansa

Così Tocqueville: “Gli americani trovano una grande facilità a cambiare di condizione, e ne approfittano secondo i bisogni del momento. Se ne incontrano alcuni che sono stati in sequenza avvocati, agricoltori, commercianti, ministri evangelici, medici”. Aggiungo: presidenti. Pensavo all’autore di La democrazia in America (1835) leggendo e rileggendo le parole riservate da Trump a Giorgia Meloni. “Mi ha fatto pena. Mi ha implorato di fare una foto con me”. Una vendetta fredda, covata, sfoderata improvvisamente, con una perfidia superlativa, quella del presidente americano. Una vendetta per punire chi non si è schierato a fianco degli Stati Uniti nella guerra in Iran. Un piacere sottile e intenso per il tycoon, quasi intimo. Lui non declina la vendetta come un sentimento di rivalsa nei confronti di uno Stato, ma la convoglia sul singolo, la orienta sul piano personale. Dimenticando che vendicarsi vuol dire restare ostaggio della presunta offesa. Oltre l’uomo c’è il deragliamento del potere.

Ancora Tocqueville: ”La causa reale, la causa decisiva che fa perdere agli uomini il potere, è che sono diventati indegni di esserlo”. Trump il potere ce l’ha ancora e ne fa un uso smodato, spesso cieco. Chi non è con lui è contro di lui. Non si contano le “vittime” del suo potere, irrise e minacciate prima, ghettizzate poi. Tra primo e secondo mandato il “cecchino” Trump non ha fatto prigionieri. D’altronde non possiamo aspettarci granché da uno che, quando morì Robert Mueller, ex capo dell’Fbi, il procuratore chiamato a guidare l’indagine sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016 e su eventuali legami con persone associate alla campagna di Trump, disse: “Sono contento che sia morto. Non potrà più fare del male a persone innocenti!”. Nessuna pietà, neppure di fronte alla morte. Nessun rispetto. Solo disprezzo. Normale dunque appare la vendetta contro Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha smentito il capo della Casa Bianca. Ma lo schiaffo resta. E seppellisce nel cimitero delle speranze il desiderio della premier di essere la “pontiera” tra Stati Uniti ed Europa. È che in tal senso si era mossa bene. Poi è arrivata la guerra in Iran e tutto è cambiato. Il pressing trumpiano sugli alleati della Nato è diventato asfissiante e la crepa preesistente si è allargata, inghiottendo Francia, Germania, Spagna e l’Italia, naturalmente.

Il disimpegno militare americano in Europa è già allo studio: Washington prevede un drastico taglio del numero di caccia e navi militari a disposizione delle operazioni Nato in Europa. Pochi giorni fa il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, parlando alla ministeriale della Nato a Bruxelles, ha annunciato una revisione dello schieramento delle forze statunitensi sul territorio europeo, lanciando accuse ai Paesi che “continuano a investire troppo poco nella difesa” o che hanno negato sostegno a Washington durante il conflitto con l’Iran. Insomma, tutto torna. Quindi Presidente Meloni, non se la prenda più di tanto: a tutto, come vede, c’è una spiegazione. Chiudiamo ancora con Tocqueville: ”Sotto i regimi assoluti il despota, per raggiungere l’anima, colpiva grossolanamente il corpo, e accadeva che l’anima sfuggendo alle percosse, si innalzasse gloriosamente sopra di esso; ma nelle democrazie la tirannide non procede a questo modo, essa non si cura del corpo, va dritta all’anima”. E allora la domanda delle domande è: c’è vera democrazia oggi in America?