Pope Corner

IL VERO “MONDIALE”

PAOLO COSTA - 26/06/2026

Papa Prevost scherza su Jannik Sinner

«Il calcio ci ricorda qualcosa che non dobbiamo dimenticare: la vita non è una gara per mettersi in mostra da soli, ma un cammino che impariamo a percorrere insieme. Chi non sa passare la palla, anche se ha talento, non ha ancora capito il gioco. E chi non sa vivere con gli altri e per gli altri, non ha ancora capito la vita».

In occasione dei Mondiali di un calcio globale, che occupa ogni spazio temporale di chi lo segue e assomiglia tanto a una religione, papa Leone discerne e separa il grano dal loglio. Per lui, che ama concedersi qualche partitella a tennis e non nasconde simpatie da tifoso nel baseball e nel calcio, è importante saper cogliere il positivo persino in un gigante pervasivo come il “sistema” del football. C’è insomma qualcosa di buono anche nella Coppa del Mondo FIFA, come del resto in tutte le manifestazioni e le discipline sportive. Trattasi di valori (ma che nulla c’entrano col business), un argomento che il papa ha affrontato con una tale frequenza che già lo possiamo considerare amico dello sport tanto quanto l’alpinista, sciatore e nuotatore San Giovanni Paolo II.

Prevost e lo sport: la relazione è documentata da una interessantissima mostra esposta presso Giugno Sport, la kermesse di tornei, incontri-testimonianza, eventi culturali, cucina, in svolgimento all’Oratorio di Gavirate fino a domenica prossima 28 giugno. Si comincia da un pannello con un pensiero del papa che risale alla conclusione del Giubileo degli sportivi: «Gli spettatori gridano ‘dai’, l’imperativo del verbo dare. E non si tratta solo di dare una prestazione magari straordinaria. Si tratta di darsi per gli altri. E se si è veramente sportivi questo vale al di là del risultato». È vero: tutti amiamo chi si prodiga, chi si spende gratuitamente, l’atleta che ci mette il cuore e non è una esclusiva esibizione di muscoli. Ed è il motivo per cui il papa non rinuncia mai a richiamare gli atleti alla cura della dimensione interiore, della formazione umana e cristiana. Memorabile, da questo punto di vista, l’incontro con i ciclisti del Giro d’Italia di passaggio tra le mura della Città del Vaticano. Era il 1° giugno 2025 e lui, eletto da pochi giorni, disse: «Spero che non abbiate imparato a curare solo il corpo, ma che anche lo spirito sia benedetto. E ricordatevi che siete un modello per i giovani».

Cosa insegna dunque lo sport? Ancora al termine del Giubileo degli sportivi papa Leone distinse tre esempi. Primo, in una società segnata da solitudine e individualismo lo sport permette di imparare il valore della collaborazione e del camminare insieme, «di quel condividere che è il cuore stesso della vita di Dio». In secondo luogo lo sport invita a superare la tentazione – provocata dalle tecnologie – di fuggire in mondi virtuali, dove si possono avvicinare persone lontane ma essere lontani da chi ti sta vicino. In terzo luogo, lo sport insegna anche a perdere, mettendo l’uomo a confronto con una delle verità più profonde della sua condizione e cioè la fragilità, condizione che apre alla speranza. Sono concetti che Prevost ha poi ripreso nella lettera “La vita in abbondanza” scritta in occasione delle Olimpiadi di Milano Cortina, sedici pagine ricche di citazioni (da San Tommaso a Sant’Ignazio di Loyola, da don Bosco a San Filippo Neri, da Leone XIII ai papi più recenti), un giacimento di meditazioni sull’attività ludica e sportiva a partire dalla considerazione che «ogni buona attività umana porta in sé il riflesso della bellezza di Dio». Ecco perché lo sport può essere «uno spazio d’incontro e non d’esclusione, una via di pace e non di violenza». Tocca poi agli uomini scegliere la strada giusta. Non a caso il papa pochi mesi fa ha implorato i responsabili delle istituzioni ad attuare una tregua olimpica, mentre all’inizio di questo mese di giugno ha chiesto a tutti i fedeli di dedicare le loro preghiere all’affermazione dei valori dello sport, quelli veri.