Società

INCANTO

GIOIA GENTILE - 26/06/2026

“Posso imparare di nuovo la meraviglia? Esiste una versione adulta dell’incanto? Questa la domanda di uno dei temi di Italiano della Maturità. Se lo chiedeva Wenke Husmann nell’articolo “Funziona a meraviglia” comparso su Internazionale nel gennaio di quest’anno. Se lo chiedeva dopo aver visto lo stupore di sua figlia di fronte allo spettacolo di un’aurora boreale. Se avessi dovuto affrontare l’esame, avrei scelto questa traccia e avrei risposto sì.

Sì, è possibile imparare di nuovo la meraviglia, basta volerlo. Bisogna fare come i bambini – ricordate il fanciullino del Pascoli? -, che restano a bocca aperta non solo davanti a fenomeni grandiosi come le aurore boreali, ma anche di fronte alle piccole cose, agli eventi quotidiani che la vita e la natura continuamente ci propongono. Bisogna solo dimenticare la fretta, cercare di isolarsi dal rumore e concentrarsi sull’essenziale.

È una decisione che ho preso negli ultimi tempi: tornare ad apprezzare le piccole cose. Un esempio. A fine maggio sono andata qualche giorno a Spotorno con un gruppo. Niente di particolarmente esotico e nemmeno nuovo. Eppure, durante una passeggiata verso Noli, ho potuto godere di un momento di pura gioia: le colline alla mia destra erano un tripudio di ginestre; a sinistra occhieggiava il mare tra siepi di falso gelsomino (trachelospermum jasminoides il suo nome scientifico, che non conoscevo, avendolo sempre chiamato solo gelsomino). Colori, profumi, quiete. Ad un certo punto, da un muretto, spuntava una pianta spontanea di fico, senza frutti ma profumatissima, che mi ha rimandato all’infanzia in Calabria. Un incanto. Perché non è vero, come sostiene la giornalista nell’articolo, che l’illuminismo e gli scienziati, con le loro spiegazioni del mondo, ci abbiano tolto la meraviglia Ci si può stupire anche di fronte alle verità scientifiche e alle invenzioni tecnologiche, e non solo perché ci rivelano realtà di cui non sospettavamo l’esistenza, ma anche perché, quanto più la si conosce, tanto più la realtà appare misteriosa e affascinante.

Un altro esempio, piccolo piccolo? Ogni anno, durante l’estate, il marciapiede davanti a casa mia “vegeta”: erbe varie, fiori di campo, cicoria selvatica, addirittura alberelli. In passato scattavo una fotografia e la inviavo, indignata, alla pagina Facebook del Comune o all’ufficio competente, con risultati scarsi o nulli. Quest’anno, da una fessura della pietra che borda il marciapiede è spuntato un ceppo di fiorellini gialli, così delicati e disposti in modo tanto armonioso che sembravano opera di un giardiniere. Mi sono soffermata a guardarli intenerita – loro e la loro ombra – e ho pensato alla forza misteriosa della natura che riesce a vincere persino la pietra e l’asfalto. Ho scattato una foto, ma non per inviarla al Comune (anzi, spero proprio che non si accorga di tutto quel fiorire). L’ho scattata per ricordarmi in futuro della gioia e della meraviglia che quella piantina mi ha regalato. Poi ho esaminato la foto con lens di Google e ho scoperto che si chiama Radicchiella capillare (Crepis capillaris). E sapere il suo nome e le sue caratteristiche, come quelle del falso gelsomino, non ha annullato la mia gioia né modificato le mie riflessioni. Anzi, mi sono tornati in mente i versi di Quasimodo: “E tutto mi sa di miracolo;/ e sono quell’acqua di nube / che oggi rispecchia nei fossi / più azzurro il suo pezzo di cielo / quel verde che spacca la scorza / che pure stanotte non c’era”.

Certo, l’esperienza dell’incanto è più facile per i bambini e per i vecchi. I primi sono affascinati da cose che non conoscono e dalla sensazione della grandiosità di tutto ciò che potranno ancora scoprire. I secondi sanno di non avere molto tempo davanti e sono più motivati a soffermarsi sulla bellezza e sul mistero della realtà quotidiana. Anche gli adulti, però, con un po’ di impegno…