(C) “Un sabato sera come gli altri. E come tanti altri finito in tragedia. Quello che colpisce questa volta è la modalità: nove ragazzi tra i 17 e i 19 anni in un’auto da cinque posti, tasso alcolemico di gran lunga oltre i limiti, almeno per quanto riguarda il guidatore”… (da Repubblica). Qualche giorno fa due giovani figli di amici, investiti in moto da un altro motociclista che ha perso il controllo in curva: uno gravissimo, l’altro salvo, ma in codice rosso, pluritrauma e fratture. Salvo per miracolo dice la madre “In quel mentre stavo pregando davanti alla statua di santa Rita”. Sabato mattina, salendo verso il Sacro Monte, evito per pochi metri un ciclista in discesa che sbaglia il tornante, rallento di quei 2 o 3 secondi che, cento metri dopo, mi consentono di schivare, inchiodando la frenata, un motociclista che inseguendo un compagno forse più abile, invade la corsia opposta a tutta velocità: tutto ciò mi convince a prendere sul serio questa inquietante ricorrenza di casi: sta diventando una regola.
(S) Come è una regola non sanzionare i comportamenti pericolosi di molti motociclisti: eccesso di velocità, sorpassi non solo vietati, ma davvero azzardati, tra due colonne di auto in movimento o sugli incroci, curve con la ‘piega’, fatte a regola di pista con la gomma sulla mezzeria ma la testa nella corsia opposta.
(O) Non prendetevela con tutti i motociclisti, anzi la maggior parte sono attenti e, specie in città, riducono traffico e inquinamento.
(S) Quanto a inquinamenti, ci sarebbe da sanzionare quello acustico, specie proprio in città. Riconosco il diritto ad usare i veicoli a due ruote, ma non si possono azzerare i doveri, non solo quelli verso la società, anche quelli vesro se stessi. Il primo dovere è non rischiare la vita, quella degli altri, ma neanche la propria. Penso che certi comportamenti non derivino dalla fretta, ma dal gusto del rischio.
(O) Come sempre, penso che alle radice ci sia un problema di educazione, quando, ho frequentato la scuola di alpinismo del CAI, l’aspetto principale dell’insegnamento era la sicurezza. A cominciare dalla consapevolezza delle proprie capacità.
(C) Fondamentale l’educazione, capendo però che non è solo una questione tecnica, ma soprattutto civile e persino etica. Perciò deve essere accompagnata da un controllo e da una sanzione sul fatto, prima che succeda il disastro. Implorerei Salvini di non proporre recrudescenze punitive a posteriori, ( e carceri sono già troppo piene, ne parleremo un’altra volta,) ma di attivare la Stradale, in accordo con i comuni che conoscono bene i luoghi pericolosi, ad attuare misure preventive efficaci, anche se moderatamente antipatiche per qualche elettore: sì, qualche multa, per PREVENIRE ogni eccesso, di velocità come di consumo di alcol o di droghe alteranti, ma soprattutto EDUCARE, cominciando almeno dalla scuole medie.
(O)Per completare le osservazioni, un suggerimento ai colleghi ciclisti: anche se il Codice non lo prevede (e sbaglia) munitevi di lampadine accese anche di giorno, rendetevi visibili nei passaggi tra sole e ombra, all’alba e al tramonto, quando la luce non è favorevole agli automobilisti. A costoro almeno un rimprovero va fatto, anzi due: non correte inutilmente, tanto il prossimo semaforo è rosso e vi rimette in fila, e mettete queste benedette frecce alle rotonde, come gesto di cortesia e di sicurezza per i vostri colleghi.
(C)Visto che parliamo di strade, rispolvero il mio Catone: CETERUM CENSEO VARISIUM CIRCUMVALLANDUM ESSE.
(C)Costante (S)Sebastiano Conformi (O)Onirio Desti