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TOUR A DUE

CLAUDIO PIOVANELLI - 26/06/2026

È ormai tempo di Tour de France: la gara a tappe più importante del mondo scatterà sabato prossimo, 4 luglio, da Barcellona per concludersi dopo tre settimane nel tradizionale scenario dei Campi Elisi al termine di 3321,2 chilometri che si annunciano anche quest’anno davvero durissimi.

La sfida per il successo finale sarà quella che ha caratterizzato le ultime cinque edizioni della Grande Boucle: lo sloveno Tade Pogacar contro il danese Jonas Vingegaard. Difficilmente altri attori in scena riusciranno a inserirsi in questo duello, che vede comunque Pogacar nettamente favorito rispetto al pur fortissimo Vingegaard.

I due fuoriclasse si presentano al via da Barcellona con alle spalle due percorsi del tutto differenti. Pogacar ha puntato su tutte le competizioni più importanti in programma nella scorsa primavera, conquistando in serie tre “classiche monumento” (Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre e Liegi-Bastogne-Liegi) con l’aggiunta delle Strade Bianche e del Giro di Romandia, successi ai quali si è aggiunto quello recentissimo al Tour de Suisse, con tre vittorie in cinque tappe.

Vingegaard ha gareggiato per più giorni rispetto alle sue consuetudini passate per preparare al meglio il Giro d’Italia (il danese era alla sua prima partecipazione), che lo ha visto dominatore incontrastato sin dalle primissime asperità, un successo che gli ha consentito di entrare nel ristretto club di campionissimi capaci di imporsi nei tre grandi Giri di tre settimane (parliamo di Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome). Strada facendo, preparando appunto la “Corsa rosa”, il danese ha portato a casa anche Parigi-Nizza e Giro di Catalogna, imponendosi in due tappe in ciascuna delle due competizioni.

Lo strapotere di Pogacar si è manifestato pressoché assoluto negli ultimi due anni, nei quali il corridore sloveno ha dimostrato a più riprese di non avere rivali nelle gare alle quali ha partecipato con chiaro intento di vittoria. Cose che ricordano i tempi andati, quando, nel 1930, ad Alfredo Binda venne corrisposto dagli organizzatori del Giro d’Italia, per starsene a casa, il premio di 22.500 lire che avrebbe guadagnato vincendo, cosa oggi assolutamente impensabile per chiunque. Ma Vingegaard ha comunque fatto valere le sue qualità, in particolare proprio al Tour de France che ha conquistato per due volte, nel 2022 e nel 2023, entrambe e volte davanti a Pogacar, concludendo poi al secondo posto nel 2021 (quando però gareggiava al servizio di Roglic), nel 2024 e nel 2025, sempre alle spalle dello sloveno.

La crescita esponenziale di Pogacar, diventato praticamente imbattibile, ha relegato Vingegaard un po’ in seconda fila e così sembra essere anche quest’anno, almeno a dar retta agli allibratori che quotano lo sloveno a circa 1,30 e il danese a 6,00. A seguire la grande promessa francese Paul Sexias, non ancora ventenne (a 10,00), il belga Remco Evenepoel (a 15,00), lo spagnolo Juan Ayuso (a 20,00) e il messicano Isaac Del Toro, compagno di squadra di Pogacar (a 22,00 come il tedesco Florian Lipowitz, recentissimo vincitore del Giro di Slovenia).

Tra gli italiani, il solo Antonio Tiberi, che ha rinunciato al Giro d’Italia per preparare al meglio questa esperienza francese, potrebbe ambire forse a un posto tra i primi dieci.

Il Tour 2026 scatta, come s’è detto, da Barcellona con una cronometro a squadre di 19,6 chilometri su un percorso urbano che però prevede nel finale di tappa l’ascesa al Montjuic, teatro anche della frazione successiva, la prima in linea. Per necessità… geografiche, il passaggio in Francia avviene già sui Pirenei, così la terza tappa prevede già un paio di ascese da non sottovalutare (Col de Toses e arrivo in salita a Los Angles). Anche la frazione successiva ha in programma qualche asperità ma è la sesta tappa a riservare le prime storiche salite, Aspin e Tourmalet, con successivo arrivo in salita a Cauvergne.

Il giorno della Festa nazionale francese, il 14 luglio, vedrà una tappa scoppiettante, piena di salite e salitelle che riserveranno sicuramente grande spettacolo. Tre giorni più tardi, la 13a tappa prevede la scalata al Ballon d’Alsace, mentre il giorno successivo ecco un’altra frazione “nervosa”, con quattro GPM e 3800 metri di dislivello in 155 chilometri.

Anche la 15a tappa ha in programma un arrivo impegnativo, sul Plateau de Solaison, dopo avere scalato anche il Col de la Croisette. Dopo il secondo giorno di riposo, previsto per lunedì 20 luglio, il Tour affronterà la seconda frazione a cronometro (stavolta individuale), 26 chilometri pianeggianti da Evian-les-Bains a Thonon-les-Bains. Il 23 luglio, con la 18a tappa, si inaugura un durissimo trittico con montagne a profusione; si comincia con la frazione da Voiron a Orcieres Merlette (arrivo in quota a 1850 metri), si prosegue con la scalata all’Alpe d’Huez (di nuovo arrivo in salita a 1850 metri) e si chiude con la tappa regina: 173 chilometri con 5600 metri di dislivello e alcuni dei passi mitici: Galibier (2642 metri, la vetta più alta), Croix de Fer, Télégraphe e, di nuovo, l’Alpe d’Huez come traguardo.

Domenica 26 luglio la conclusione a Parigi per poi incoronare il trionfatore.

Una piccola curiosità: per evitare che Pogacar faccia incetta di premi, i punti in palio per la classifica a punti che assegna la maglia verde avranno valore maggiorato per le tappe di pianura rispetto a quelle di montagna.