Società

150 ANNI E NON SENTIRLI

SANDRO FRIGERIO - 26/09/2025

Il direttore Carlo Nicora indica una serie di specialità che potrebbero essere estese al territorio

È lunga 150 anni la strada della fondazione più nota a Varese, ma l’indirizzo è o potrebbe essere nuovo: con un rapporto modificato verso il territorio e – i segnali quanto meno ci sono – verso l’ospedale di Circolo, da cui la fondazione originava nel 1875.

Non è passata inosservata in città la quantità di striscioni e manifesti che annunciavano l’iniziativa, consueta ormai per tutte le scuole ma nuova in una “RSA” che si presentava, il giorno prima della giornata mondiale dell’Alzheimer e dell’anniversario di Tito Molina, il nome del benefattore da cui prende il nome la “casa di riposo” di Viale Borri. Le novità non sono mancate novità annunciate o ventilate a un Open Day frequentato non solo da famiglie interessate ma da un parterre de roi istituzionale: il sindaco Galimberti con l’assessore ai servizi sociali Molinari, il numero uno della Regione Fontana con il sottosegretario Cattaneo e il presidente della Commissione Welfare Monti, quello della Provincia Magrini, il Prefetto Quagliarello, il vicario vescovile don Gallivanone. La prima è quella di un

Il direttore generale della Fondazione Molina Carlo Nicora e il presidente Michele Graglia

nuovo gruppo dirigente, costituito da poco, con il Presidente Michele Graglia, in passato alla guida degli Industriali Varesini e “vice” alla Fondazione, e con il direttore Generale Carlo Nicora: un “ticket” che promette cambiamenti non da poco, senza ribaltare quelli di questi anni. Cambiamenti confermati anche dal sindaco (che statutariamente nomina il presidente) che ha parlato di un ruolo della Fondazione sul territorio, insomma non solo entro le sue mura.

Lontani i tempi, 50 anni fa, quando in occasione del primo secolo di vita l’allora presidente esprimeva la linea del “testa bassa e pedalare”, traduzione di “c’è poco da festeggiare, occorre lavorare”. “Oggi se non comunichi, manchi un’aspettativa, soprattutto in un servizio rivolto al pubblico, e noi vogliamo comunicare una visione”, chiosa Graglia.

Un open day a breve distanza dall’ apertura di una struttura concorrente a due passi…

Graglia – Non siamo alla ricerca di utenti, ma siamo consapevoli che se tutti a Varese conoscono “il Molina”, tanti non sanno che cosa c’è “dietro.

Non solo “Rsa”, residenza per anziani…

Nicora. Chiamiamo ciascuno dei complessi in cui stanno i nostri ospiti “casa”, perché è la loro abitazione in questa fase della vita, ma le attività specialistiche si sono moltiplicate, dal centro per l’Alzheimer a quello per il trattamento dei pazienti con cure palliative, dalle cure intermedie a quelle per gli stati acuti o subacuti e vegetativi. Su 470 posti letto, due terzi sono per l’RSA tradizionale, ma un terzo per i reparti specialistici. E taluni tipi di assistenza hanno un impegno di personale per ospite triplo, con 430 addetti solo per l’attività infermieristica e assistenziale.

C’è un’aspettativa diversa nel rapporto anziano-struttura

Graglia – Cinquant’anni fa c’erano gli stessi ospiti di adesso, in una struttura che è ben diversa. Non esistevano le specialità odierne. Gli ospiti sono gli stessi, quasi 500, ma il personale è triplicato.

Nicora: L’età media è salita di cinque-sei anni. Oggi la media di chi entra è di 82-85 anni: la degenza si è conseguentemente ridotta, da 5-6 anni a 18 mesi. E, in una popolazione più anziana, sono aumentate le patologie. Di conseguenza la qualità dell’assistenza è cresciuta rispondendo a una nuova richiesta. In Italia abbiamo 1,7 milioni di persone sole e altrettante che vivono in coppia senza figli. È una tendenza che non potrà che aumentare.

A proposito di nuova domanda: sono nate anche iniziative come il ristorante-Bistrot, oltre a registrare un certo miglioramento dell’offerta ristorativa che appare dagli indici di soddisfazione.

Graglia – Si, è una struttura recente, già avviata in gestioni precedenti e confermata. Non è solo una risposta a una domanda di ristorazione. Diciamo che le nostre sono “case”?. Ebbene che si fa in casa? Si invitano a pranzo o cena amici e parenti. Lo possiamo fare anche qui, con questa struttura che viene incontro ad un’esigenza di socializzazione.

Il presidente della Fondazione Molina con il vicario Episcopale Franco Gallivanone all’Open Day

Le RSA devono fare i conti con la concorrenza delle strutture sanitarie e di quelle di oltre confine…

Nicora – Confermo, inoltre non è solo una concorrenza economica, e sappiamo che in strutture come le RSA c’è una richiesta di attenzione particolare, personale.

Fornire a condizioni agevolate possibilità di alloggio, come si discute in ospedale, non sarebbe una soluzione utile?

Graglia. Capisco il punto, ma dovremmo poter contare anche noi su un intervento della Regione, che non è all’orizzonte. Qualcuno deve poter fare quadrare i conti e non siamo una società immobiliare. E certi strumenti possono avere una validità temporanea.

A proposito di ospedale: non sarebbe utile una più omogenea e integrata distribuzione di compiti?

Nicora – La possibilità ci sarebbe. Conosco il nuovo Direttore e c’è l’interesse comuna a parlarne.

Essere presenti sul territorio non significa moltiplicare i posti-letto….

Nicora. No, e lo facciamo già, anche se potremmo farlo maggiormente. Oggi, oltre ai circa 350 posti da RSA, e alla offerta specialistica, abbiamo 25 posti diurni nella struttura, e altrettanti in collaborazione con il centro anziani del Comune di Varese. Inoltre forniamo assistenza a più di 700 persone presso la loro abitazione. SI tratta però di un approccio fortemente basato sulla “prestazione”, cioè al soddisfacimento di specifici bisogni. In futuro stiamo valutando come estendere l’assistenza domiciliare sempre per ultra 75enni, con Alzheimer o altre patologie significative. È la “RSA aperta” che già abbiamo per 75 persone: potremmo raddoppiarle, triplicarle. Dipenderà anche dalle condizioni logistiche, dalle risorse, dalla risposta che troveremo nelle diverse sedi. Stiamo già discutendo con i comuni di maggiori dimensioni.