Chi come me si ritrova a osservare la scuola da fuori, dopo anni di lontananza, resta colpito dalle trasformazioni in atto dovute soprattutto alle tecnologie digitali, sempre più presenti e pervasive, che stanno modificando nel profondo il modo di insegnare e di apprendere.
Preoccupa il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale, una presenza che affascina e inquieta al tempo stesso educatori, insegnanti e famiglie. Nessun adulto sogna per i suoi figli una scuola “facile”, dove tutto si trova pronto, confezionato da una macchina; ma queste macchine il cambiamento lo hanno già messo in movimento e ignorarlo non è possibile.
Si rassegnino i cultori della scuola nozionistica: l’inutilità dei tradizionali compiti a casa, nati per consolidare quanto appreso, è ormai accertata.
Ci vogliono nuove modalità di studio autonomo, in sintonia con i linguaggi, i tempi e gli strumenti delle nuove generazioni.
L’ultima, la cosiddetta generazione Alpha, è cresciuta nell’“infosfera”, luogo virtuale descritto dal filosofo Luciano Floridi, che la descrive immersa sin dall’infanzia in un flusso continuo di dati e connessioni.
La scuola deve cambiare: il divario tra lo stile di apprendimento degli studenti e la cultura pedagogica degli insegnanti, soprattutto quelli più anziani – che in Italia rappresentano ben il 42% del corpo docente – si sta allargando velocemente.
Un’altra rotta non è un’opzione, è una necessità indifferibile.
La scuola, dunque, dovrà accettare di cambiare, e dovrà farlo in fretta.
Ci vogliono nuovi modelli educativi che si basino su metodologie multimediali, interdisciplinari e flessibili, che riescano a rispondere sia ai bisogni del singolo sia alle richieste del gruppo.
Agli studenti, digitalmente più abili degli adulti, spetterà un ruolo più attivo e centrale, senza il peso degli schemi tradizionali di trasmissione verticale del sapere.
Anche i docenti dovranno modificare le metodologie per imparare a farsi guida che registri i processi di apprendimento, tutor che accompagni e orienti, punto riferimento per lo sviluppo del pensiero critico senza il quale è impossibile navigare con consapevolezza tra le informazioni, spesso incerte, del web e dell’Intelligenza Artificiale.
Gli esperti di educazione prefigurano una vera rivoluzione culturale tra i banchi e tra le cattedre.
Una rivoluzione in cui gli insegnanti per costruire nuove mappe di lavoro ricorreranno all’Intelligenza Artificiale come supporto per creare contenuti su misura, per organizzare laboratori interattivi, per monitorare passo passo i modello messi in campo.
Tutto questo porterà a ripensare i curricola scolastici che dovranno essere più flessibili, trasversali, legati non solo al sapere teorico ma anche alle competenze richieste dal mondo del lavoro in continua trasformazione.
Guardare avanti è un atto di responsabilità.
La scuola può e deve diventare un laboratorio aperto al cambiamento, capace di valorizzare le potenzialità dei giovani e di accompagnarli in un mondo dove il sapere da solo non basta più ma richiede capacità di scegliere, interpretare, creare.
Innanzitutto di imparare a imparare.