
Si conclude con questa settimana la carriera del “grand commis” per eccellenza, ovvero dell’alto dirigente pubblico varesino di più lunga data. Il Segretario Generale Mauro Temperelli mette la parola fine ad un excursus alla Camera di Commercio iniziato ben addietro nel secolo scorso. Eppure tutto cominciò letteralmente per caso.
“Stavo preparando la tesi di laurea alla Bocconi che avevo dedicato al Provex, l’innovativo consorzio per la promozione dell’export costituito a Varese negli anni ’70, a supporto di una delle province più esportatrici d’Italia. Per questo venni a informarmi alla Camera, dove evidentemente mi notarono. Così quando finii il servizio militare, prestato nei Vigili del fuoco, venni chiamato a ricoprire un posto da funzionario, dopo che da studente avevo fatto anche brevi lavori alle Poste. Avevo cominciato col telegrafo, in senso letterale, incontrai il Provex, cui le aziende si rivolgevano per tanti motivi, incluso il fatto di disporre del telex e poi del fax, e oggi dobbiamo fare i conti con l’Intelligenza Artificiale”, chiosa mentre definisce gli appuntamenti sulle sfide che l’hanno impegnato negli ultimi mesi, dal turismo alle energie rinnovabili. Proprio in virtù di questo excursus (la sua carriera è stata sempre ininterrottamente nel sistema camerale, passando per Milano, poi da giovanissimo segretario generale, a Sondrio e Verbania, prima di rientrare a Varese nel 1998) pochi come Temperelli possono essere indicati come “testimoni del tempo” e della trasformazione del tessuto della provincia. Un excursus, dice lui stesso costellato da 7 presidenti, 128 Consiglieri di una Giunta che ha visto riunirsi 300 volte.
I primi anni – facciamo notare – sono stati quello dello tsunami economico locale: gli anni in cui la Bticino diviene Legrand (1989), Whirlpool rileva completamente la ex Ignis (1991), il cementificio Rusconi passa alla Colacem (1994) il Credito Varesino diviene Popolare Bergamo, la Popolare di Luino è rilevata da Commercio Industria (1996), il Calzaturificio di Varese è integrato in Benetton (1997), Aermacchi (2002) e Agusta (2004) passano a Finmeccanica. Insomma, un’altra provincia….
“I cambiamenti, anche venuti da lontano ma con profondo impatto a livello locale non ci sono mancati nemmeno negli anni successivi. Penso al significato di fatti come l’arrivo dell’Euro, l’ingresso della Cina nella Wto, della crisi finanziaria del 2008, che minacciava di tagliare le gambe alle nostre aziende. E poi alla nascita di Malpensa 2000. In 25 anni i passeggeri sono saliti da 19 a 30 milioni, pur passando per il de-hubbing di Alitalia, le merci sono cresciute da 300 mila a 730 mila tonnellate l’anno. Un vasto indotto è nato attorno. E poi penso alla realtà contigua del centro doganale di Busto Arsizio, col suo terminle Hupac, e a quella della nostra Malpensa Fiere
- Questo ha contribuito anche allo slittamento del baricentro della provincia verso sud.
“È vero ma domandiamoci oggi quel che sarebbe di quel territorio e di conseguenza della provincia se non ci fosse stata la crescita di Malpensa o fossero state fatte altre scelte. Dovremmo fare della valutazioni diversificate per settore. Indubbiamente, un quarto di secolo fa eravamo tra le prime otto province esportatrici, oggi siamo tra le prime diciotto. Difficile non vedere la crisi di alcuni comparti come il tessile.
- Questo non depone a favore delle banche locali…
Abbiamo visto quante banche non ci sono più. Abbiamo anche sportelli di province vicine. Ma sa quante banche hanno sede in provincia di Varese? Nessuna.
- Il terziario, i servizi, possono bastare?
Siamo una provincia a vocazione manifatturiera diffusa, ma abbiamo anche altre carte da giocare. Abbiamo assunto compiti crescenti nel turismo, sfruttando anche la nostra naturale apertura internazionale, grazie pure allo sport. Ricordo il “Do you lake? e il “do you bike”. E poi c’è l’impegno con pochi eguali sulle energie rinnovabili, sfruttandoo le novità normative e tecnologiche, augurandosi che possa nascerne una filiera industriale. Tra l’altro grazie all’approccio multi-cabina, ora sarà pi agevole mettere insieme domanda e offerta anche di soggetti di piccole dimensioni.
- Come ha reagito la Camera di commercio?
Siamo sempre stati a fianco delle aziende. AI tempi della crisi finanziaria, per esempio, siamo intervenuti decisamente con lo strumento della garanzia al credito. Abbiamo dato respiro alle aziende.
- A un segretario camerale è naturali chiedere come ha reagito “la macchina”…
Avevamo 107 Camere di commercio in Italia. Oggi sono 65. C’è stato anche da “remare” contro chi ci vedeva accorparti ad altri. Ma i fatti hanno dimostrato che restare da soli è stato vincente. Al mio arrivo ho trovato un’organizzazione funzionante e ne lascio una eccellente con personale di prim’ordine cui sono grato. Certo, siamo dimagriti. Oggi siamo quasi 100 persone, circa il 20 i meno, compreso quel quarto che afferisce alle aziende speciali, quindi Promovarese. Abbiamo riportato sotto la nostra gestione quel gioello che sono le Ville Ponti, che troppi danno per realtà scontata ma costa moltissimo in manutenzione, abbiamo Malpensa Fiere.
- Rimpianti?
Si uno: quello di non essere riusciti, par miopia politica a fare di Ville ponti un resort congressual-ricettivo integrato, sfruttando un terreno camerale sui margini esterni. Ma chissà, in futuro….