Editoriale

MARCHET

MASSIMO LODI - 26/09/2025

Si vota nella Marche. Favorito lo sfidato Acquaroli (destra), presidente in uscita: outsider lo sfidante Ricci (sinistra), presidente in speranza. Punto-clou del giro di roulette: il futuro della sanità, oggi un mezzo disastro. Nei duelli sloganistici s’è infilata qualche discussione pratica su questo. Qualche. Ma s’è over-parlato d’altro. Tipo: Ucraina, Gaza, Trump, Putin. E poi salario minimo, flat tax, giustizia, eccetera. Temi intriganti, anzi all’ordine del giorno in un dibattito che non fosse locale. Locale, appunto. E invece no, il locale è rimasto defilato nelle comiziate dei leader di partito calati laggiù. Addirittura scomparso quand’è capitato l’omicidio Kirk nell’America First. Che c’entrava zero coi fatti nostri.

Si nazionalizza/internazionalizza l’evento locale, inserendolo in un percorso politico più ampio (le prossime regionali altrove, poi la tornata referendaria sulla magistratura, poi il rinnovo delle Camere e dunque del governo di Roma, poi il surplus di nuovo/di brutto che accade nel mondo), gli s’imprime un significato che non ha e idem risulterà la valutazione a match concluso. Sicché le Marche -non tanto la Valle d’Aosta, dove pure domenica e lunedì si va alle urne- corrono il rischio di diventare una sorta d’Ohio italiano, banco di prova piccolo e rivelatore, superata la metà della legislatura e in attesa di successivi cimenti (Calabria, Puglia, Toscana, Campania, Veneto). È lo stravolgimento-total del significato amministrativo della consultazione.

Non sono i cittadini a chiedere un dibattito sui grandi temi della nazione e della mondialità. Sono i leader di partito a imporglieli. Anche quelli che, investiti d’incarichi istituzionali, si dovrebbero tenere distanti da simili artifizi dialettici. Invece sono proprio quelli che ci dan dentro tosti con tale modo di fare, e la premier über alles. Personalizza ovunque le è possibile personalizzare con linguaggio ineccepibile se lei fosse un capo di fazione e basta, ma eccepibile, eccepibilissimo, essendo lei la titolare di Chigi. Diciamo che è una questione di stile, ciascuno ha il suo. Stile uguale sostanza, mica solo forma.

Anche l’elettore ce l’ha, un personal-stile. E magari un po’ si stufa, forse più che un po’, a sentire torroni già sentiti/strasentiti ogni giorno in tv, alla radio, sui social, in piattaforme varie di comunicazione. Stufandosi, non sarebbe la prima volta che gli prende l’istinto di fregarsene del dovere civico e di scegliere la libertà comportamentale: voi parlate d’un tot che vi pare e io allerto il tic che mi prude. Che mi fate prudere. Cioè sto a casa invece di recarmi a un seggio, fare una croce, scrivere un nome. L’astensionsimo discende da un sacco di cause, non ultimo l’avvertire un’umiliante lontananza da chi ti riempie le orecchie d’una astratta prossimità. Dunque nessuna meraviglia se le Marche marcheranno visita per colpa d’un insopportabile Super Marchet politico. Questa è la storia, questo è lo store.