Apologie Paradossali

PUNTA DI UN ICEBERG

COSTANTE PORTATADINO - 26/09/2025

(O) Davvero vuoi dedicare un’Apologia a De Gasperi? Ma non ce n’è proprio bisogno. Chi non vorrebbe averlo come leader politico attuale?

(S) Sarà. Ma ho visto la folla accalcarsi per ascoltare Fabrizio Corona, invece all’inaugurazione della mostra dedicatagli presso Villa Recalcati, oltre alle autorità e agli organizzatori, solo un drappello di vecchi democristiani. Più partecipata la presentazione, arricchita dalla presenza del giornalista Polito e del segretario della Fondazione De Gasperi, Alli. Ma, mi domando anch’io, a che cosa serve parlare di De Gasperi, oggi? E a chi interessa?

(C) Mi è chiarissima la distanza politica e, se permettete, anche culturale, tra i politici di allora, non solo il Nostro, e i più polemici tra quelli di oggi. Ma sono anche molto diversi la cultura popolare, gli organismi sociali, l’economia, i mezzi di comunicazione. Soprattutto negli ultimi anni si è diffuso in tutto il mondo un’idea di leadership politica che è totalmente diversa da quella rappresentata da De Gasperi e dai contemporanei, anche avversari e che sembra pericolosamente inclinare a quelle ancor più lontane dell’anteguerra, fasciste o comuniste, comunque totalitarie e viste come alternative alle deboli democrazie europee, di allora e di oggi. Perciò stimo attuale e valida una riflessione sulla figura del Nostro.

Non mi attarderò a riassumere i contenuti della mostra; visitabile fino al 5 ottobre, vi lascio l’onere dell’approfondimento. Prendo spunto da un’acuta osservazione del Prevosto, don Gioia all’atto della benedizione inaugurale: DE G. è stato “LA PUNTA DI UN ICEBERG”.

(O) Che vuol dire? C’è una letteratura che qualifica “De Gasperi uomo solo” a cominciare dal libro dedicatogli dalla figlia Maria Romana nel 1964. Sono note le numerose e grandi difficoltà che ebbe nel fare accettare alla stessa Chiesa cattolica, al Vaticano in particolare, l’idea di un partito d’ispirazione cattolica, ma non confessionale.

(C) Io sono proprio d’accordo con la definizione di mons. Gioia. Ha certamente avuto molte difficoltà in cui si è trovato a dover giustificare scelte difficili, dalla collaborazione con i partiti d’ispirazione marxista alla rottura con gli stessi, dall’adesione al patto atlantico ai difficili rapporti con l’Austria per la questione dell’Alto Adige, dalla riforma agraria che toccava interessi apparentemente consolidati dei ceti conservatori alle modalità della ricostruzione delle infrastrutture e dell’industria, dalla difesa della lira alla gradualità dell’estensione delle tutele sociali. Superare tutto ciò è stato possibile per le sue capacità personali, unite però alla solidità della cultura popolare cattolica, viva e attiva in tutti i ceti e le condizioni del popolo italiano, dai coltivatori diretti al sindacalismo cristiano, dall’artigianato al commercio, alla stessa realtà industriale che si convinse ad appoggiare la coalizione centrista. Bisogna anche riconoscere un’indole del popolo italiano che dalla triste esperienza della dittatura aveva imparato a valutare quali erano i reali bisogni della nazione, quali i limiti in cui lo Stato doveva essere contenuto, quali i necessari apporti della società civile allo sviluppo economico e sociale. Né si deve sottostimare la statura politica dei principali capi dei partiti d’opposizione, Togliatti e Nenni, che non caddero nella tentazione di scatenare un conflitto, neanche in occasione dell’attentato a Togliatti.

(S) Vorrei un chiarimento: a fronte di un’attività continua, durata sessant’anni, impegnativa, rischiosa fino all’estromissione dal contesto sociale e al carcere ad opera del fascismo, a lunghi anni di confino virtuale in un modesto lavoro in Vaticano, infine ad una responsabilità altissima per otto anni, De Gasperi amava definirsi SERVUS INUTILIS, ma questo non è un segno di sfiducia nella politica? Perciò, scusate la franchezza, chiedo a quei politici di oggi che amano alzare la voce contro gli avversari per ogni piccolo particolare che pensate possa consolidare la polarizzazione e giovare ai vostri sondaggi, davvero pensate di essere così importanti?

(O) Per lui la politica era più che importante, necessaria, ma non definita ultimamente dai disegni umani. Servus inutilis in senso evangelico. “Non abbiamo il diritto di disperare della storia, poiché Dio lavora non solo nelle coscienze individuali, ma anche nella vita dei popoli.” È la frase che la Fondazione propone come chiave di lettura non tanto della mostra, ma dell’opera intera del Nostro. Su questo messaggio, (scusate l’insistenza) ripeto l’invito alla visita della Mostra, fino al 5 ottobre e al prossimo incontro, con la presenza degli eurodeputati Salini e Gori, venerdì 3 ottobre h 21, Villa Andrea Ponti.

(C) Un’occasione per capire quali possibilità di lavoro politico non contrastante possa esserci oggi tra gli eredi lontani e diversi di quella che De Gasperi fondò e mantenne come un’unica famiglia, pur nella complessità degli interessi e delle aspirazioni. L’orizzonte europeo, io ci credo davvero, può essere il luogo per ritrovate vicinanze e fruttuose collaborazioni.

(S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante