Con l’inizio di settembre sono stati ripristinati i collegamenti ferroviari sulla Milano-Domodossola dopo le lunghe soste dell’estate.
Serve però un bilancio sull’uso di questa storica linea che ha un suo senso internazionale come linea del Sempione ma continua ad essere un calvario per i viaggiatori locali.
Non si deve solo criticare: il materiale rotabile è nettamente migliorato, la cadenza oraria dei treni assicura continuità, ma si viaggia ad una velocità inferiore a quanto mezzo secolo fa (!) andavo all’università e, soprattutto, la decisione strategica è stata di cancellare di fatto il Lago Maggiore dalla rete internazionale. Togliere le fermate di Verbania e Stresa da (quasi) ogni collegamento Cisalpino, chiudere la biglietteria di Stresa anche durante l’estate sono state scelte con conseguenze gravi per il territorio.
Chi deve prendere poi un treno Alta Velocità deve prima arrivare a Milano perdendo il tempo guadagnato e immaginatevi un turista giapponese con bagagli conseguenti a dover usare un treno locale di Trenord, anche se adesso gli annunci della prossima stazione sono anche in inglese.
Il problema si pone anche al ritorno: l’ultimo treno utile da Roma per arrivare in zona la sera è alle 17.40 e si sbarca comunque a Milano in un pericoloso deserto. Sull’ultimo “locale” da Centrale verso Domodossola delle 21.23 l’annuncio dopo Gallarate “Si invitano le signore viaggiatrici ed i signori viaggiatori a raggrupparsi nella prima carrozza per la loro sicurezza” ricorda molto il far-west con gli indiani all’assalto. Diciamo che gli “indiani” oggi sono d’altra natura, ma la “fauna” che viaggia è spesso inquietante con i controllori che prudentemente evitano di verificare biglietti anche per evitare, da soli, situazioni incresciose.
Trenitalia ha deciso di chiudere il Lago per privilegiare Gallarate, ma francamente non si vede un gran movimento, anche perché per alcuni anni non sarà ancora pronto il collegamento ferroviario Gallarate-Malpensa e quindi la scelta è stata per lo meno prematura.
Lo stesso senso di abbandono si nota lungo le stazioni del percorso quando non sono state letteralmente ”murate” perché non diventassero bivacchi di balordi, ma vedere la situazione della “già” stazione internazionale di Stresa – un gioiello liberty del 1906 – stringe il cuore, soprattutto osservando le gigantografie storiche dei tempi d’oro appese alle pareti.
Eppure la scelta treno è green, ecologica, comoda per molti, soprattutto per i turisti del nord Europa costretti a declassarsi dopo Domodossola.
Possibile che il territorio non dovrebbe imporre a Trenitalia la fermata di Stresa (o Verbania) per tutti i treni internazionali? I Cisalpino dopo Briga per Losanna o Berna fermano in molte località turistiche: perché nessuna sul Lago?
Eppure il paio di minuti che costerebbero rallentamento e fermata a Stresa sono solo una frazione del tempo regolarmente perso all’ingresso di Milano per il consueto congestionamento ferroviario.