È stata una folla al di là di ogni previsione quella che ha accolto Papa Leone XIV nelle sue prime visite, dopo l’elezione, a due parrocchie romane: Santa Maria Regina Pacis ad Ostia e Sacro Cuore di Gesù di fronte alla stazione Termini. Oggi poi sarà la volta di Santa Maria della Presentazione nel quartiere Ovest della capitale.
La tradizione delle visite parrocchiali, ripresa con vigore da Robert Prevost, non sono un accessorio di un Pontificato. Spesso ci si dimentica che un Papa è tale in quanto vescovo di Roma e non viceversa. Lo aveva ricordato Papa San Paolo VI che nutrì per la capitale un amore filiale, ricevendo la Giunta capitolina nel Luglio del 1973. “La nostra affezione, vorremmo dire la passione per Roma vuole qualificarsi principalmente dal Mandato ecclesiastico e dalla vocazione religiosa dell’Urbe. Il che è quanto dire, Signor Sindaco, che mentre la consideriamo Nostra- e quanto Nostra!- non ci attribuiamo altra funzione per essa se non quella del Ministero Apostolico”.
Assoluto “record man” in tal senso è stato San Giovanni Paolo II che durante il suo lungo pontificato visitò ben 317 delle 332 parrocchie all’epoca esistenti nella Diocesi: praticamente il 95%. Una capillare opera pastorale che gli valse il soprannome di “Papa delle parrocchie”. Avendo vissuto nella capitale prima da studente e poi da “tecnico” del Concilio Vaticano II, Wojtyla volle iniziare il suo “tour” il 3 Dicembre 1978 dalla Chiesa di San Francesco Saverio nel quartiere Garbatella che frequentava da giovane universitario. Un Papa che pur “provenendo da un paese lontano” riuscì a stabilire un rapporto diretto con la popolazione: chi non ricorda le uscite estemporanee: “Damose da fa! Semo romani!” che insieme al “E se sbaglio mi corrigerete” attirarono su di lui una immediata simpatia?
In accordo con il suo carattere più riservato e professorale Papa Benedetto XVI nei suoi quasi otto anni di pontificato ha visitato “solo” quattordici parrocchie: in particolare Dio Padre Misericordioso al quartiere Tre Teste nel 2006 e la parrocchia San Giovanni della Croce nella borgata Fidene nel 2010. Il momento prediletto da Ratzinger per un dialogo con la città era però quello dell’omaggio floreale in Piazza di Spagna al monumento a Maria per la festa dell’Immacolata Concezione. Era in quella occasione che il Papa teologo condivideva le sue riflessioni su Roma: “Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia attira l’attenzione” diceva l’8 Dicembre 2009 “È un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra. La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male e deve sentire il dovere di migliorare sé stesso!”
La periferia è stato il terreno battuto da Papa Francesco in accordo con il pensiero secondo cui la realtà si conosce meglio partendo dai suoi estremi. Dopo il Giubileo della Misericordia Bergoglio, iniziando dalla periferia nord di Guidonia ha visitato Ponte di Nona, Ottavia, Casal Bernocchi, Ponte Mammolo, Corviale, Tor de’ Schiavi, sino al Labaro. Papa Francesco ha poi esteso il concetto di “periferia”: “Ci sono periferie che si trovano vicino a noi, nel centro di una città, o nella propria famiglia – si legge in “Fratelli tutti” – C’è un aspetto dell’apertura universale dell’amore che non è solo geografico, ma esistenziale. È la capacità di allargare la cerchia, di arrivare a quelli che spontaneamente non sento parte del mio mondo, benché siano vicino a me”.
Ora è la volta di Papa Leone: i suoi primi passi sembrano improntati ad una efficace sintesi del pensiero dei predecessori, conditi però da una personale dose di humour a cui forse non eravamo preparati: “Roma – ha detto recentemente al clero locale – è la città eterna. Ma le strade e le buche sono sempre le stesse!”.