
È davvero un momento di straordinaria difficoltà per il calcio di Varese e provincia. Non ricordiamo, in tutta sincerità, se e quando le squadre del nostro territorio si siano trovate in una situazione tristemente simile all’attuale: certo è che il passato, persino glorioso per quanto riguarda Varese e Pro Patria, che vantano trascorsi in serie A, appare più che mai… passato.
La Pro Patria è la sola squadra della provincia di Varese a militare nel calcio professionistico, un livello che pareva perduto alla fine della scorsa stagione, conclusa con la retrocessione in serie D, ma poi scongiurato grazie alla riammissione in serie C, evento determinato dalla “scomparsa” della Lucchese.
Si dirà: a Busto Arsizio non hanno imparato niente dalle lezioni dello scorso anno… In effetti parrebbe proprio così, anche se bisogna ricordare, dando i giusti e sacrosanti meriti, che da molti anni la presidentessa Patrizia Testa regge il timone del club biancoblù con enormi sacrifici, affiancata da Sandro Turotti, da dieci anni direttore sportivo capace di fare le nozze anche con i fichi secchi. A onor del vero, da qualche mese il 49% della società è stato rilevato dalla finanziaria Finnat, che ha parlato di programmi ambiziosi ma che ora si ritrova a fare i conti con una realtà un po’ diversa.
Quest’anno la partenza della squadra è stata in salita, sin dall’inizio i risultati non sono arrivati, anche se il parco giocatori pare di qualità più che discreta. Ovviamente a farne le spese è stato dapprima l’allenatore Greco, sostituito da Bolzoni, tecnico della formazione Primavera, che ha inanellato una serie di nove sconfitte in fila prima di un salvifico pareggio sul campo dell’Albinoleffe e di una miracolosa vittoria contro il Cittadella. Ma poi sono seguite altre sconfitte e ora la Pro Patria si ritrova in penultima posizione in classifica (seguita solo dalla Triestina, penalizzata di 23 punti…), il che significa che se il campionato fosse terminato domenica scorsa a Busto Arsizio si ritroverebbero in serie D. E poiché il calendario è spesso spietato, ecco che i tigrotti si ritrovano adesso ad affrontare una sorta di spareggio per la salvezza: sabato 28 febbraio (ore 17.30) arriverà al “Carlo Speroni” la Virtus Verona, che in classifica sta immediatamente sopra la Pro Patria, con 4 punti di vantaggio. I conti sono presto fatti: la vittoria rimescolerebbe un po’ le carte, un pareggio non attenuerebbe le difficoltà, una sconfitta avrebbe il peso di una pietra tombale.

In serie D, il Varese fa i conti per il terzo anno consecutivo con una stagione sbagliata, il cui picco all’ingiù si è senza dubbio verificato domenica scorsa con la netta sconfitta (3-1) sul campo della Nova Romentin, ultima in classifica. Ogni anno i biancorossi partono per vincere (solo il primo posto garantisce la promozione in serie C, i playoff non hanno alcun valore pratico) e regolarmente vengono respinti con perdite. I precedenti insegnano che per vincere questo campionato bisogna andare come treni ad alta velocità: nel 2022 vittoria del Novara con 85 punti (in 38 partite, Varese a quota 63), nel 2023 il Lumezzane si è imposto con 77 punti (Varese retrocesso ai playout ma poi ripescato), nel 2024 l’Alcione ha collezionato 79 punti (il Varese 66), nel 2025 il Bra ha vinto a quota 78 (Varese a 62), quest’anno Ligorna (59 punti) e Vado (58 ma con una gara da recuperare) stanno inanellando un duello epico e i biancorossi sono lontani…
Sullo sfondo c’è anche il problema dello stadio: il vecchio e glorioso “Franco Ossola”, che solo tre mesi fa ha festeggiato i suoi 90 anni, necessita di interventi di ristrutturazione; se il Varese fosse promosso in serie C, non potrebbe giocare nel suo impianto così com’è adesso. Il Comune non ha i mezzi per intervenire e ha ben altre priorità, c’è però un progetto di recupero da parte di privati con un investimento di circa 50 milioni (destinati inevitabilmente ad aumentare a lavori in corso). Ci si chiederà: ma chi è il privato che investe 50 milioni nello stadio di Varese? Quanti anni servirebbero e quale “movimento” si dovrebbe creare per rientrare da questo investimento in un arco temporale accettabile? La risposta è semplice: il privato che ha presentato il progetto chiederà al Comune di Varese di reperire investimenti privati a copertura del 70-80 per cento della somma da investire, riservando per sé un 20-30 per cento. Difficile allora, se non impossibile, che l’impresa possa avere un esito positivo…
Tra gli altri flop del calcio provinciale ci sono, sempre in serie D ma nel girone B (considerato più impegnativo rispetto al girone A del Varese), anche quelli della Varesina e della Castellanzese. La Varesina è in piena zona playout ma un po’ si consola con un gigantesco settore giovanile che schiera circa 550 ragazzini, compresa una componente femminile. La Castellanzese sta un pochino più in alto, ma in una zona non del tutto tranquilla della classifica.
Concludiamo ricordando che realtà un tempo a ottimi livelli come Saronno, Solbiatese e Caronnese oggi militano in Eccellenza. E per fortuna esistono ancora…