Opinioni

FUTURO DA COSTRUIRE INSIEME

ARTURO BORTOLUZZI - 27/02/2026

Il dibattito riaperto dall’ipotesi di portare parte della Università degli Studi dell’Insubria nel centro cittadino, negli spazi della Camera di Commercio di Varese, rappresenta un passaggio importante. Ma occorre chiarire un punto essenziale: il problema non è creare un nuovo consorzio tra Università, Camera di Commercio e Comune.

Il tema non è dare vita all’ennesimo soggetto giuridico. Il tema è costruire una collaborazione vera, stabile, leale. Varese ha già conosciuto esperienze in cui le buone intenzioni si sono infrante contro le gelosie istituzionali. Il riferimento alla stagione di “Varese europea” non è casuale: quando prevalgono rivalità, timori di perdere centralità o visibilità, il risultato è l’immobilismo. E il rischio oggi è che accada di nuovo.

L’idea di riportare studenti e attività accademiche nel cuore della città è positiva. Una città universitaria vive di prossimità, di relazioni quotidiane, di scambio tra giovani, imprese e istituzioni. È un’occasione per rafforzare l’identità di Varese come capoluogo dinamico, capace di generare sviluppo e qualità della vita.

Tuttavia, se questa prospettiva dovesse tradursi nella creazione di un nuovo ente o di una nuova struttura intermedia, si aprirebbe un terreno delicato. Le gelosie destinate a nascere – come già accaduto in passato – potrebbero spingere il Comune a voler mantenere il controllo esclusivo delle decisioni, scegliendo di procedere “in proprio”. Sarebbe un errore strategico.

La collaborazione non si costruisce moltiplicando le sigle, ma definendo ruoli chiari, obiettivi condivisi e responsabilità reciproche. Camera di Commercio, Università e Comune devono agire come partner, non come concorrenti. Nessuno deve temere di perdere spazio; tutti devono guadagnare in visione.

Il vero nodo non è organizzativo ma culturale. Varese deve decidere se vuole restare prigioniera delle diffidenze del passato o se intende maturare una nuova stagione di cooperazione istituzionale. Senza una fiducia reciproca, ogni progetto – anche il più promettente – rischia di indebolirsi.

Non serve un nuovo consorzio. Serve una scelta politica chiara: lavorare insieme, senza protagonismi, per costruire una città più attrattiva, più viva, più europea nei fatti e non solo nelle intenzioni.

Il futuro di Varese dipende dalla capacità delle sue istituzioni di superare le gelosie e di rinunciare alla tentazione di fare tutto da sole. Solo così l’opportunità rappresentata dall’università in centro potrà trasformarsi in un vero progetto di sviluppo condiviso.